UN EQUIVOCO INSOLUTO – G.Bianchi – la contrattazione territoriale –

“La contrattazione territoriale: un equivoco irrisolto” così titola la nota N.34 dell’ISRIL. Si legge. Non c’è rinnovo contrattuale, a livello di categoria, che non includa la contrattazione territoriale quale istituto della contrattazione decentrata. Si tratta di un riferimento, ormai rituale, del quale non sono state chiarite la natura e gli obiettivi. Si sa solo l’ambito: quello delle piccole e medie imprese, sottodimensionate per dare luogo a forme di contrattazione aziendale. Si tratta di un mondo composito, caratterizzato da micro imprenditorialità alle prese con mille problemi, e non certo inclini a complicarsi ulteriormente la vita aprendosi, in qualche forma, al confronto-scontro sindacale. L’applicazione del contratto nazionale e qualche aggiunta salariale ad personam sono le condizioni per preservare un accettabile condizione di collaborazione da parte dei dipendenti. Sic rebus stantibus, non si capisce quali possano essere gli scambi tra impresa e lavoro in grado di sostenere questa formula contrattuale (…).

Sarà stata letta da molti sindacalisti? In particolare, in questo periodo, da quelli della Cisl, impegnati nello svolgimento, ai vari livelli, dell’Assemblea Organizzativa che si concluderà ai Riccione dal 16 al 19 novembre. Temiamo di no, pur essendo la contrattazione territoriale un punto nevralgico indicato nei documenti seppure in modo del tutto generico, cioè rinviando ancora l’approfondimento ad un futuro indeterminato.

Temiamo di no, per quanto abbiamo ascoltato nell’Assemblea Organizzativa della Cisl Torinese e Regionale, per quanto leggiamo dei resoconti  su Conquiste del lavoro on line.

Il Presidente dell’Isril, Giuseppe Bianchi, afferma nella sua presentazione ”Il contributo allegato segnala nella contrattazione territoriale un equivoco irrisolto. La sua continua riproposizione senza risultati segnala la mancanza di un interesse comune per dare vita ad un tale istituto contrattuale. Il comparto dell’impresa minore trova nell’applicazione del contratto nazionale la soluzione più appropriata per regolare il rapporto con il suo mondo del  lavoro.

La contrattazione territoriale può avere un futuro se trova una sua collocazione nei processi in atto di aggregazione di imprese (distretti, reti di impresa) e se allarga i suoi contenuti, al di fuori dei confini di impresa, concorrendo a risolvere i problemi di competitività territoriale e di sviluppo occupazionale.

Entrano in gioco i temi dell’orientamento e formazione professionale, degli interventi previdenziali ed assistenziali, della gestione delle esuberanze di personale, dell’integrazione degli immigrati, della lotta al sommerso, sui quali le parti sociali, a differenza di alcuni paesi europei, hanno scarso o nullo potere di intervento.(…)  

Ricordiamo che dell’Istituto di Studi e Relazioni Sociali sul Lavoro (I.S.R.I.L.) fu fondata nel 1962. I padri fondatori – Baldassare Armato, Giuseppe Bianchi, Nicola Cacace, Paolo Cavezzali, Merli Brandini –  provenivano da una comune esperienza di esperti della contrattazione collettiva che la CISL aveva promosso perché nelle grandi aziende italiane (Fiat, Eni, Italsider, ecc.) si diffondessero, su base contrattuale, criteri e pratiche organizzative che sostenessero lo sviluppo della produttività del lavoro in un contesto economico che si stava aprendo ad una maggiore competitività di mercato. 

Per saperne di più su questo importante argomento aprire l’allegato.

vedi anche il sito www.isril.it

 

 

Allegato:
nota_isril_n._34-2015_-_la_contrattazione_territoriale_un_equivoco_irrisolto.doc

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