L’indignazione morale dei giovani
Non sono molti i politici, i sindacalisti, i ricercatori che “scavano” sul voto dei giovani: la grande parte di essi che, a sorpresa, sono andati a votare per il No al referendum sulla magistratura non si è ritornata alle urne per il voto delle amministrative di maggio/giugno. Perché? Leggendo l’ntervista di Salvatore Cannavò alla professoressa Donatella Della Porta, si può costruire una risposta. Nell’articolo, pubblicato su Il Fatto Quotidiano, le risposte della professoressa sottolineano che: i giovani sono mossi da questioni etiche e morali, s’indignano e si ribellano per quanto avviene a Gaza e in Palestina; sono distanti dalla politica-politicante; hanno costruito una rete che si ritrova in cortei e mobilitazioni online, digiuni e iniziative spontanee nate pure nelle scuole. Per le tante provocazioni linguistiche di cui sono stati oggetto poteva innescarsi un’escalation con la polizia, non è successo, la maggioranza di chi si è mobilitto ha un stile inclusivo. Ma i media e il dibattito politico sceglono, non da oggi, di dare maggior spazio agli episodi di violenza che – a volte – s’innescano a margine o a lato di grandi manifestazioni.
“Gaza e flotilla, i giovani reagiscono allo choc” di Salvatore Cannavò 06 giu 2026 Il Fatto Quotidiano
“Si sta muovendo in profondità una mobilitazione giovanile che è stata visibile a inizio autunno sulla Flotilla”. La professoressa Donatella Della Porta, docente di Scienza politica alla Normale di Firenze, da anni studiosa e conoscitrice dei movimenti sociali (il suo ultimo libro è Guerra all’antisemitismo?, Altreconomia) è convinta che sia in atto un processo di politicizzazione attivo tra la nuova generazione italiana. Dettato da quello che definisce “lo choc morale” provocato da Gaza in particolare, e dalla guerra.

Una lettura che coincide con l’analisi resa nota di recente dal Forum Disuguaglianze e Diversità* (pubblicata dal Fatto) e che trova conferma anche nel sondaggio Demopolis pubblicato il 5 giugno: questa generazione non appare infatti immediatamente ascrivibile a un voto di sinistra. “È una movimentazione che ha visto tantissimi giovani in grado di prendere la guida delle proteste, dando un tono alle manifestazioni stesse. Molte di quelle proteste di disobbedienza potevano anche finire in escalation con la polizia e non è successo, perché questi giovani hanno uno stile molto inclusivo”.
La sua ricerca, che sarà pubblicata dalla Cambridge University, ha comparato paesi diversi: che ne emerge?
È una ricerca di Analisi sugli eventi di protesta su Gaza confrontando Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna. Il movimento per Gaza è stato molto capillare, non sempre con manifestazioni da un milione di persone, ma si è sviluppato dappertutto. Abbiamo poi analizzato la Flotilla e notato ad esempio l’efficacia dello slogan ‘Blocchiamo tutto’ nato dai portuali di Genova. Molto efficace perché generalizzabile e riproducibile. Come l’idea di appendere le lenzuola bianche alle finestre o digiunare per i medici palestinesi. I quattro sanitari che l’hanno proposto non si aspettavano che digiunassero 30mila persone. Tante forme di azione, magari poco visibili e che all’improvviso hanno avuto un grande successo.
Ma è la Flotilla che ha suscitato la maggiore adesione…
In questo caso ha funzionato anche l’idea della ‘Flotilla di terra’ perché si è prodotto un effetto di identificazione ben evidente con il fatto di seguire le barche in diretta sui social media. Questa capacità di diffondere la partecipazione, offrendo diverse opzioni, è stata all’altezza dello choc morale prodottosi a Gaza. Dopo le manifestazioni dello scorso autunno si è parlato di fuoco di paglia.
In realtà le persone sono rimaste attive: ad esempio nelle scuole. Come quella in cui, a Firenze, hanno riprodotto sulle striscioline bianche i nomi dei bambini uccisi a Gaza: ventimila striscioline!
Cosa muove questa generazione?
Sono mossi da questioni etiche e morali, non si tratta di politica-politicante. Certo, è una morale che ha anche un risvolto politico. Che siano andati così tanti al referendum non era affatto scontato. Ha contato anche il fatto che la destra abbia iniziato a fare una propaganda anti-immigrati, del tipo ‘l’islamismo vota per il No’. Ma non è un movimento generazionale come il ’68 con una ribellione in campo. Colpisce, ad esempio, il forte legame con la Resistenza, con i diritti che i nostri nonni avevano conquistato. E si rivedono le Case del popolo rimesse in funzione da giovani anche perché la politica delle organizzazioni di sinistra non corrisponde alla cultura di giovani cresciuti con i social media.
Qual è il rapporto con i nuovi strumenti di comunicazione?
La capacità di cercare notizie sui social ha aiutato a non essere dipendenti dai media mainstream. C’è anche un utilizzo distorto di questi mezzi, ma la capacità di usare i social media non va sottovalutata.
Quali ricadute sulle forme organizzate?
I giovani si tengono lontani dalla storiche competizioni tra le organizzazioni dei più anziani. Mentre invece la forma della disobbedienza civile ha dato vita a quella che Martin Luther King chiamava ‘la capacità di sbilanciare l’avversario’. Il video di Ben-givr è stato un classico esempio di sbilanciamento.
In questa protesta morale si è vista però anche un’indignazione per la violazione del diritto?
Sì, non a caso la guerra è tra le prime preoccupazioni dei giovani. Io vedo una dinamica simile a quella del Vietnam, il tradimento dei valori che erano stati insegnati: l’europa di pace, il diritto internazionale nato in Occidente sono promesse ‘nostre’. Ma questi giovani scoprono poi che i ‘nostri’ sono i farabutti che li hanno imbrogliati. Anche per questo c’è stata la difesa della Costituzione. E il governo Meloni ha pagato la complicità con Israele che invece Pedro Sánchez ha potuto evitare.
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* Forum Disuguaglianze e Diversità – Pubblicata l’indagine “Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni. Uno squarcio sulla fascia 17-19 anni in Italia”.
L’indagine è stata realizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”, che ha coinvolto circa 3mila ragazzi e ragazze in 21 scuole italiane tra il 2023 e il 2026.

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