Trade Unions for peace
La CES – Confederazione sindacati europei – si è riunita a Dublino il 16 giugno proponendo un piano di lavoro “Trade Unions for Peace” per conquistare un ruolo attivo dei sindacati, con la mobilitazioe dei lavoratori, per la risoluzione dei conflitti. Come risponderanno Cgil,Cisl e Uil? Quali iniziative metteranno in campo con un programma di unità d’azione?
Savino Pezzotta, in FINALMENTE SI MUOVE , così commenta sul web. << Il 16 giugno a Dublino si sono riuniti i sindacati europei. Non è stato un incontro rituale. I sindacati sono tornati a interrogarsi sul proprio ruolo nel mondo, e questa volta non si parla di contratti o salari, ma di pace. Una pace concreta, costruita, difesa. Una pace che non si limita a fermare le armi, ma che scava nelle radici delle ingiustizie che alimentano i conflitti.

La CES ha presentato il progetto Trade Unions for Peace come l’inizio di una nuova stagione politica. Diciotto mesi per creare strumenti, metodi, percorsi formativi. Diciotto mesi per trasformare la presenza sindacale – nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle regioni – in una vera infrastruttura di prevenzione dei conflitti. È un cambio di passo: non più reagire quando tutto è già esploso, ma leggere i segnali, anticipare le fratture, intervenire prima che la violenza prenda forma. Nelle parole dei delegati si sono intrecciate memoria e urgenza. Chi ha vissuto i processi di pace in Irlanda del Nord o in Colombia racconta come la forza dei sindacati non stia solo nelle rivendicazioni, ma nella fiducia che le comunità ripongono in loro. È questa fiducia che permette di sedersi tra parti che non si parlano più, di aprire spiragli dove la politica istituzionale si arena. È questa fiducia che la CES vuole trasformare in competenza strutturata, formando Ambasciatori della Pace capaci di mediare, ascoltare, ricostruire.
Esther Lynch segretario generale, lo dice con una chiarezza che non lascia scampo: i lavoratori sono sempre i primi a pagare il prezzo delle guerre, siano esse armate o economiche. Per questo la pace non è un tema esterno al sindacato, ma un suo dovere. Un dovere che passa attraverso la difesa del diritto internazionale umanitario, la lotta alle disuguaglianze, la ricostruzione post-conflitto, la protezione delle comunità vulnerabili. Le voci che arrivano dal palco – dall’ONU, dalla Palestina, dai mediatori internazionali -confermano che senza il lavoro organizzato la pace resta fragile, esposta ai venti della geopolitica e agli interessi economici. Con i sindacati, invece, può diventare un processo radicato, popolare, capace di durare.
Quando l’incontro si chiude, non c’è trionfalismo. C’è piuttosto la consapevolezza di aver riaperto un fronte che il movimento sindacale aveva lasciato ai margini per troppo tempo. La prossima tappa sarà il Vertice Sindacale per la Pace del dicembre 2026. Ma la sensazione, uscendo dalla sala, è che il lavoro sia già iniziato. La pace, qui, non è uno slogan: è un compito quotidiano. E i sindacati hanno deciso di riprenderselo. Mi chiedo solo: come risponderanno i sindacati italiani. >> .
Con questo link il commento sul sito Ces I sindacati si riuniscono per sviluppare la capacità di costruzione della pace | CES https://www.etuc.org/en
Articolo correlato con questo link – Davide Orecchio, su sito della Cgil www.collettiva .it scrive “A Dublino nasce il sindacato per la pace” https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/sindacati-pace-trade-unions-peace-q32unilc

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