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Sindacato italiano

In ricordo di Emilio Gabaglio

Al termine del rito funebre di Toni Ferigo, svoltosi il 7 ottobre a Piscina vicino a Pinerolo, tra i tanti compagni/e e i tanti amici/che che hanno portato l’ultimo saluto, è rimbalzata la notizia della morte di Emilio Gabaglio. Insieme se ne sono andati due esponenti che nel decennio 60-70 hanno dato un grande contributo al rinnovamento delle ACLI e poi nella Cisl, con un loro rapporto rilevante per il sindacato europeo e internazionale. Tra gli articoli che abbiamo letto in ricordo di Emilio Gabaglio abbiamo scelto quello di Pier Paolo Baretta, pubblicato il 14 ottobre sul sito https://riformismoesolidarieta.it che qui rioprendiamo.

<< Nella storia del riformismo italiano e internazionale Emilio Gabaglio ha occupato un posto di rilievo. Ne sono testimonianza le responsabilità di primo piano assunte nel corso della sua lunga militanza: presidente nazionale delle Acli dal 1969 al 1972, gli anni della transizione da movimento confessionale ad associazione laica e progressista; segretario confederale della Cisl dal 1983, ai tempi di Carniti; dal 1991 al 2003 segretario generale del sindacato europeo (CES); nel 2009 presidente del Forum lavoro del Partito democratico.

Un “cursus honorum” di tutto rispetto che attraversa la faticosa ricerca di una nuova identità sociale e politica del mondo cattolico italiano. La storia di una generazione che, formatasi nel dopoguerra, alle prese col miracolo economico, ha incrociato la straordinaria stagione della distensione politica (il post stalinismo di Krusciov e la nuova frontiera di Kennedy e del primo centrosinistra in Italia); della ricerca di un nuovo ordine economico (Keynes e il ruolo propulsore dello Stato; il “capitalismo senza padroni” di Olof Palme, l’autogestione e, più semplicemente e realisticamente, la economia sociale di mercato); infine, non ultimo, del rinnovamento religioso (il Concilio di Papa Giovanni XXIII e Paolo VI; l’influsso dei pensatori francesi Maritain e Mounier, dei primi preti operai, di Mazzolari e don Milani; delle comunità di base; di Cristiani per il socialismo). In questo crogiolo è cresciuta una incontenibile domanda di giustizia sociale.

Fu, in sostanza – tra utopie, errori, deviazioni – un’epoca di speranze e di impegno personale e collettivo. Si affermò una visione positiva della storia e la fiducia che fosse possibile cambiare. Il mondo cattolico fu segnato profondamente da questa esperienza.

Emilio Gabaglio ha vissuto tutto ciò in prima persona. Assieme a tanti di noi. Raffinato diplomatico, inflessibile nei principi, ma pragmatico nella gestione, è stato sempre un punto di riferimento, soprattutto quando c’era bisogno di ascoltare un parere sincero, un consiglio disinteressato, una analisi schietta. Succeduto a Labor ha portato le Acli alla loro maturità e ne ha pagato il prezzo. Nonostante i richiami della gerarchia convocò a Vallombrosa (27-30 agosto 1970) il famoso convegno “Movimento operaio, capitalismo, democrazia”, dove prese corpo quella che fu definita la svolta socialista delle ACLI. L’esito politico non fu dei migliori: alla condanna dei vescovi e, addirittura, del Papa, seguirono scissioni e dimissioni e la nascita di un movimento alternativo. Ma quella scelta fu un “segno dei tempi” che sancì, assieme ad altri fatti di quel periodo, la fine dell’unità politica dei cattolici.

Da segretario confederale della Cisl, Gabaglio fu tenacemente unitario, pur senza risparmiare nulla, né al suo sindacato, né alle altre confederazioni.

Proprio il sindacato era tra i principali interpreti di quella originale congiuntura storica. L’industrializzazione del Paese fece emergere nuovi protagonisti: l’ “operaio massa” della catena di montaggio; i lavoratori pubblici che crescevano di numero; nuove rivendicazioni, nuovi conflitti e nuova consapevolezza delle classi sociali emergenti.

Ci furono vittorie (le condizioni sociali migliorarono nettamente, sia sul piano economico che dei diritti, producendo lo Statuto dei lavoratori che resterà un caposaldo) e sconfitte (la mancata unità sindacale, soprattutto), ma la svolta fu irreversibile per la società italiana, che divenne più adulta e più moderna.

La Cisl, dopo l’esperienza aclista e fino a poco tempo, fu la “casa” di Emilio. E proprio la Cisl, in particolare, colse lo spirito di quei tempi, cambiò se stessa profondamente, rimanendo unita nel pluralismo di militanze politicamente antagoniste, nonostante la vivace dialettica interna, giocata fino all’ultimo voto. Democristiani, socialisti, militanti dei movimenti di sinistra convissero nella stessa organizzazione e lottarono per dare forma a una società più uguale. Tenace europeista, come segretario generale del sindacato europeo, Gabaglio contribuì ad affermarne il ruolo di interlocutore strutturale delle istituzioni europee, cogliendo anche la opportunità rappresentata dall’avere come interlocutore al vertice europeo Jacques Delors, convinto sostenitore del dialogo sociale.
Gabaglio affermò anche il protagonismo politico del sindacato, fino a voler celebrare il 1 maggio del 1994 a Sarajevo, in piena guerra. Successivamente fu il “facilitatore” dei negoziati che portarono, nel 2006 a Vienna, al superamento della divisione sindacale tra il blocco occidentale e quello del patto di Varsavia, dando vita ad un unico sindacato mondiale. Infine, completò l’itinerario di una vita aderendo politicamente al neonato Partito democratico, divenendo il responsabile dei Forum lavoro.

Parlando di se stesso Emilio Gabaglio si definì un sindacalista senza confini. E noi così lo ricordiamo, con l’affetto di una consuetudine lunga negli anni e che è stata molto di più di una comune militanza. >>

Un clic qui https://riformismoesolidarieta.it/la-rivista/politica/in-ricordo-di-emilio-gabaglio

21/10/2024/da redazione
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