E’ crisi sistemica…

Con riferimento all’articolo “Chi è, cosa vuole Thiel” altri due testi. Il primo di Savino Pezzotta “Capitalismo e democrazia: siamo arrivati al capolinea?” già postato sul sito www.laportadivetro.it. II secondo “Arriva l’Apolcalisse artificiale” è un testo tradotto da Giulio Meotti per la pagina Il Foglio internazionale del Lunedì, un documento che .ha mandato nel panico la borsa di New York «…Quello che nel 2025 era stato celebrato come “l’alba dell’era dell’intelligenza artificiale” è ora descritto come il catalizzatore di una crisi sistemica e di un crollo della società…».

Savino Pezzotta in Capitalismo e democrazia: siamo arrivati al capolinea? così inizia « Il Capitalismo non è solo un modello di gestione dell’economia, ma è sostanzialmente la modalità di gestione del potere. Ci siamo illusi che potesse convivere, vivere e svilupparsi solo con il modello della democrazia liberale, mentre la sua storia ci dimostra la sua capacità di adattamento anche ai regini autoritari che oggi vanno alla maggiore nel mondo. Una adattabilità anche a regimi fortemente statalistici come quello cinese. Con questo articolo tento a descrivere come il tecno-capitalismo delle statunitense della  Silicon Valley, oltre che ad essere un forte sostenitore di Donald Trump, tende a progettare un nuovo ordine politico.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cavalieri_dell%27Apocalisse

Una figura di spicco, Peter Thiel – Ci sono figure che non si limitano a vivere nel proprio tempo, ma lo rivelano. Figure che, osservate da vicino, sembrano aprire una finestra su ciò che sta accadendo sotto la superficie del mondo. Peter Thiel è una di queste. Non è soltanto un imprenditore di successo, né un semplice investitore visionario. È un segnale, un sintomo, un prisma attraverso cui il nostro presente diventa leggibile. La sua biografia – PayPal, Palantir, il sostegno a Trump, la ricerca dell’immortalità – è solo la parte visibile di un fenomeno più profondo: la trasformazione della tecnica in destino, della politica in ingegneria del futuro, dell’umano in materiale da riforgiare.hiel nasce e cresce nella Silicon Valley, il luogo in cui la tecnologia ha smesso di essere un mezzo per diventare un orizzonte metafisico. Qui la tecnica non serve più a risolvere problemi, ma a ridefinire ciò che è possibile. Qui l’innovazione non è un settore economico, ma una promessa di salvezza.  

In questo ambiente, Thiel sviluppa una visione del mondo che non è solo economica o politica, ma ontologica: la convinzione che la tecnica sia la forza che deve rifondare il mondo, che la storia sia un ostacolo, che la democrazia sia un freno, che la finitezza dell’uomo sia un errore da correggere. Questa visione non nasce dal nulla. È il prodotto di un’epoca che ha smarrito fiducia nelle istituzioni, che percepisce la politica come impotente, che vive la storia come un peso. Ma Thiel porta questa percezione alle estreme conseguenze. Per lui, la tecnica non è uno strumento nelle mani dell’uomo: è la struttura stessa del reale. È ciò che decide, ciò che ordina, ciò che apre il futuro. L’uomo, con i suoi limiti, appare come un materiale grezzo, un progetto incompiuto, un software da aggiornare. La tecnica non serve l’uomo: lo rifonda.

La proposta del transumanesimo – È qui che entra in scena il transumanesimo, non come fantasia futurista, ma come rottura dell’antropologia occidentale. L’idea di superare la morte, di congelare il corpo, di potenziare l’organismo, non è un capriccio tecnologico: è la negazione della struttura fondamentale dell’umano, fondata sulla finitezza e sulla vulnerabilità. Se la morte diventa un difetto tecnico, allora la condizione umana diventa un errore da correggere. E la disuguaglianza non è più economica o sociale, ma ontologica: alcuni potranno emanciparsi dalla carne, altri resteranno confinati nella fragilità. Il transumanesimo diventa così una nuova teologia dei salvati e dei sommersi, una religione secolare che promette la redenzione attraverso la potenza tecnica.

La visione del mondo di Thiel – ciò che potremmo chiamare Tielsofia – è un sistema di pensiero che non si presenta come filosofia, ma che opera come tale. Essa articola una ontologia della potenza, in cui la tecnica è l’unica forza capace di generare ordine; una antropologia selettiva, in cui solo pochi individui eccezionali meritano di guidare il destino collettivo; una politica post‑democratica, in cui la decisione è sottratta al popolo e affidata a élite tecnocratiche; e una escatologia secolare, in cui la fine del mondo non è un disastro, ma un varco attraverso cui instaurare un nuovo ordine. La Tielsofia è una filosofia del mondo che viene: un mondo in cui la libertà non è più un diritto, ma una funzione della capacità tecnica; in cui la vulnerabilità non è più una condizione condivisa, ma una colpa; in cui la politica non è più deliberazione, ma progettazione del dopo. L’Apocalisse – L’elemento più radicale del pensiero di Thiel è il suo rapporto con l’Apocalisse. Non come catastrofe, ma come rivelazione.

 L’Apocalisse è il momento in cui il vecchio ordine – democratico, umano, limitato – crolla, e un nuovo ordine può emergere. È una categoria politica, non religiosa: la fine come condizione di possibilità del nuovo. In questa prospettiva, la tecnica è lo strumento che permette di attraversare la soglia apocalittica. L’Apocalisse non è un evento da temere, ma un’occasione da preparare. La politica diventa escatologia: gestione della fine, progettazione del dopo. La tecnica diventa il mezzo attraverso cui sopravvivere alla fine del mondo, o addirittura attraverso cui produrla per accelerare la nascita del nuovo. (…) per proseguire aprire l’allegato

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Arriva l’apocalisse artificiale – Il documento sul lavoro che ha mandato nel panico la Borsa di new York. Così inizia.

“Uno scenario, non una previsio­ne”. E’ il disclaimer del memo virale che ha fatto crollare il mercato azionario. Il saggio della società di analisi Citrini Research, intitolato “The 2028 Global Intelligence Crisis”, immagina un mondo in cui la rapida adozione dell’intelligenza ar­tificiale porta a licenziamenti di massa dei colletti bianchi, al crollo della spesa dei consumatori, alla di­struzione della domanda, all’au­mento della disoccupazione e. in ul­tima analisi», alla devastazione eco­nomica. Gli autori lo hanno definito “un ciclo di feedback negativo senza freno naturale”. Raggiungendo quo­ta 10 milioni di visualizzazioni su X e nonostante l’avvertenza “scenario. non previsione”, il saggio ha fatto crollare il mercato azionario.

“Giugno 2028 II tasso di disoc­cupazione supera il 10 percento. I mercati azionari hanno perso oltre un terzo del loro valore dai massimi. Quello che nel 2025 era stato celebrato come “l’alba dell’era dell’intelligenza artifi­ciale” è ora descritto come il ca­talizzatore di una crisi sistemi­ca.

Il punto centrale dello scena­rio è brutale: l’AI non ha solo au­mentato la produttività, ha spez­zato il legame tra produzione e reddito umano. Per decenni l’economia si era basata su un equilibrio implicito: I consumi sostengono i ricavi. le aziende assumono. I lavoratori ricevono salari. I salari alimentano i consumi.

L’intelligenza artificiale rom­pe il ciclo. Tra il 2025 e il 2027, sistemi autonomi diventano ca­paci di scrivere codici complessi, di gestire compliance finanzia­ria, eseguire audit, automatizza­re customer service avanzato e coordinare supply chain. Le aziende scoprono qualcosa di irresistibile: un sistema AI può la­vorare 24 ore su 24. non chiede fe­rie, non sciopera, non ha assicu­razione sanitaria e costa una fra­zione di un dipendente senior.

La conseguenza iniziale è eufo­rica: margini in espansione, utili record, boom di investimenti in data center. Ma sotto la superfi­cie, la struttura economica si sta svuotando.

II pil continua a crescere per­ché la produzione aumenta. Le aziende generano più output con meno persone. I bilanci societari sono floridi. Ma le macchine non consumano. Non comprano case. Non fanno mutui. Non spendono nei ristoranti. Non pagano tasse sul reddito personale. La quota di reddito che va al capitale esplode. Quella che va al lavoro crolla.

Si crea una distorsione: cresci­ta statistica senza prosperità dif­fusa. L’azienda sostituisce cento dipendenti con AL riduce i costi, i concorrenti fanno Io stesso per restare competitivi, la pressione sui salari aumenta. la domanda aggregata si contrae, le imprese vendono meno, tagliano ancora personale e arriva una deflazio­ne da produttività estrema. (…) per continuare aprire l’allegato

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