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Italia: politica, economia, società, Sindacato italiano

UN DIBATTITO FUORI DAL MONDO – G.Quadrelli – giovani out e sindacato escluso –

Il reintegro? I giovani vogliono maternità e sostegni: le priorità sono un lavoro dignitoso e tutele di base. Assistiamo in questi giorni a una falsa discussione con la presentazione della bozza dell’art.4 riordino delle forme contrattuali e dell’attività ispettiva. Il governo chiede una delega in bianco senza tracciare i contenuti della riforma stessa.

L'articolo 18 e il reintegro? Oggi mancano i posti di lavoro e le tutele bisogna dire con forza basta alle truffe ai giovani, il governo deve dire se le proposte contenute nell’articolo 4 servono ad abolire le false partite iva, le co.co.pro ecc. quando a mancare sono condizioni minime di tutela come il trattamento di malattia, la maternità, la possibilità di avere un equo compenso e che questo non venga poi dimezzato da un eccessivo carico fiscale e contributivo. Sarà che i giovani oggi sono in gran parte esclusi dal pieno godimento dei diritti riservati solo a una parte dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, ma a scaldarli non è l’ennesimo dibattito sull’articolo 18.

Lo trovo davvero surreale. Ci sono 3mila casi all’anno di licenziamenti senza giusta causa che finiscono con il reintegro del lavoratore, mentre nello stesso tempo abbiamo 3 milioni e 600mila lavoratori a partita Iva o con contratto di collaborazione, che non solo non godono del diritto al reintegro, ma sono penalizzati in tutto. Lavoratori "atipici" e professionisti che chiedono, invano, attenzione.

Prima di discutere e di scontrarsi sulla questione "posticcia" dell’articolo 18  si discutesse di tutti quegli altri diritti che, di fatto, oggi vengono negati a tanti giovani (e non solo). Parlo del diritto ad avere un lavoro dignitoso, a creare una famiglia, alla maternità, a un salario equo. Si può anche superare il reintegro come previsto dall’articolo 18, ma all’interno di un nuovo Statuto più chiaro e che dia tutele reali e nuove a tutti.

Un dibattito ancora centrato solo sull’articolo 18 è fuori dal mondo. Da molto tempo sosteniamo la necessità di passare dal vecchio "Statuto dei lavoratori" a un nuovo "Statuto dei lavori", così come l’aveva pensato già 15 anni fa Marco Biagi. Ma soprattutto occorre un cambio di mentalità: puntando gli interventi sulla persona, dando vita a un sistema di politiche attive per il lavoro, a una rete di servizi, pubblici e privati insieme, davvero efficiente.

Non è solo una questione di risorse facendo l’esempio della Garanzia giovani che non sta funzionando nonostante gli 1,5 miliardi di euro di finanziamento. «Il problema oggi non è certo il reintegro, addirittura la priorità non è più neppure la precarietà come negli anni scorsi. Oggi l’emergenza assoluta da affrontare è quella dell’esclusione, di chi un lavoro rischia di non averlo mai. È quella dei 2,2 milioni di giovani che non lavorano né studiano né sono in formazione, che se non rimettiamo in attività oggi, resteranno ai margini della società per sempre. Ecco ciò di cui vorrei che si discutesse in maniera prioritaria.

Potrebbe essere utile una messa a punto di un nuovo statuto dei lavori che riguardi le nuove forme del lavoro, in quanto il lavoro del futuro sarà sempre meno somigliante al lavoro subordinato dipendente delle imprese manifatturiere che abbiamo conosciuto fin ora ma sarà un modo diverso di interagire tra vari soggetti coinvolti.

Riscrivere oggi cosa vuol dire: giusto salario, maternità (clima sempre più ostile in Italia) ferie, malattia protezione contro i licenziamenti, politiche attive del lavoro si parla un giorno di modello tedesco, il giorno dopo di quello danese le sicurezze dei modelli del nord europa, ma la storia italiana quello che siamo e quello che facciamo dov’è? Quale modello di tutela nel mercato del lavoro?

Forse con forza bisogna anche parlare di attuazione degli articoli della costituzione articoli 39 e 46.

Il nuovo codice del lavoro deve portare – ponendo al centro la persona – tutele reali e universali, politiche attive, in grado di rendere il lavoratore più forte sul mercato, più padrone del suo destino; creare efficaci servizi per il lavoro, politiche attive che superino il mezzo disastro del progetto garanzia giovani.

Tutto ciò non può essere fatto senza il coinvolgimento delle parti sociali, il tema della rappresentanza è centrale in questo paese; le mediazione e il ruolo dei corpi intermedi.

IL PRENDERSI CURA può essere uno slogan vincente: significa però  sentire cosa pensano veramente i giovani sul tema. Quale accompagnamento e quale patto tra le generazioni voglia riscrivere.

Proprio in questo contesto diventa discutibile anche la scelta di promuovere una nuova procedura di negoziazione assistita per risolvere le liti in materia di lavoro; procedura che affida agli avvocati la possibilità di sottoscrivere conciliazioni sul tema lavoro senza una terziarietà del soggetto. Una scelta molto discutibile: diritti meno certi, maggior aggravio di spese.

Gaetano QUADRELLI ufficio vertenze Cisl Torino area metropolitana

29/09/2014/0 Commenti/da
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