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SASSI E COMPUTER di Gianni Marchetto – sindacato & democrazia – 4-1-2010

Gianni Marchetto, delegato Fiom a Mirafiori negli anni 70, poi sindacalista a tempo pieno per molti anni, nel lungo articolo “Sassi e computer” (allegato) prende spunto dal gesto violento di Massimo Tartaglia che lancia il “duomo” in faccia al premier Berlusconi per riflettere su molte questioni tenendo in sottotraccia la sua storia. Nella prima parte dell’articolo ricostruisce un possibile commento al bar  su tale fatto. A caldo c’è chi ha pensato che il lanciatore potesse essere un provocatore, chi agiva per conto terzi,  chi un coglione…. Poi si è scoperto che è un psicolabile e ciò poteva avvalorare la tesi che fosse stato indotto da altri a compiere il deprecabile e clamoroso gesto. Infine i commenti a mezza voce di coloro che commentavano l’imprecisione della mira.

 

Marchetto s’interroga se il gesto di Massimo Tartaglia sia stato un atto di ribellismo o di rivalsa? Di  protagonismo dell’era mediatica che implica la condizione di essere visto e quindi di essere preso? Con questi interrogativi ritornano le immagini di decine di anni fa quando il conflitto sociale si svolgeva negando nelle grandi fabbriche e davanti ai suoi cancelli i diritti fondamentali della Costituzione.

Descrive la rivolta contro i soprusi e le angherie subite sui luoghi di lavoro che portarono ad atti di rivalsa ( ben prima del ’69) verso quei capi squadra particolarmente zelanti nel calpestare la dignità del lavoratore, non a caso definiti “bastardi”. Racconta la meticolosità con cui erano preparati: una differenza enorme, per finalità e metodo, con il gesto violento di Milano! Ed i pensieri corrono alle giornate di sciopero con atti non legali ( nottolini a tre punte, cemento a pronta presa negli scambi) compiuti per “controbilanciare” le minacce e le violenze psicologiche dalla gerarchia aziendale per fare fallire uno sciopero. Marchetto risente le parole di quei compagni :” la legalità e la giustizia, la legalità ed i diritti per la libertà di sciopero debbono camminare insieme, la legalità da sola può essere oppressione..”.

Allora, anzi prima di incontrare quei compagni comunisti, era un lavoratore alquanto insofferente verso i “crumiri”, li considerava alla stregua dei traditori e li disprezzava…quindi nel suo curriculum ci sono parecchie sassate nei vetri della Pianelli Traversa di Cascine Vica perché dentro”c’erano i fascisti”. C’erano anche quelli ma, ricorda ora Marchetto “..molti altri erano lavoratori che disertavano per vari motivi la lotta, come coloro che – alla Fiat Ferriere di Avigliana – chiamavamo sbrigativamente i “barotti”, con i quali, dopo insulti venivamo alle mani…”.

Racconta questi episodi della sua gioventù per far capire il suo stupore alla notizia che circa 10.000 navigatori su Internet avevano inneggiato su Facebook al gesto dello psicolabile, una violenza priva di utilità per i lavoratori e i ceti subalterni…“Mi sono cadute le braccia” afferma Marchetto e pone nuovi interrogativi. Si chiede cosa si potrebbe fare verso i tanti berluscones che proliferano nella società, che hanno come scopo primario il motto “business is business” calpestando regole e diritti altrui. Verso lo strapotere del clientelismo, anche del malaffare, dei troppi “parvenu” con SUV e grandi macchine da esibire. Verso chi fa la sua ricchezza con il lavoro in nero ai danni di giovani, donne e poveri diavoli di migranti, e poi dichiara redditi da fame!

Marchetto pensa che su Internet sono possibili iniziative ben diverse ( è più utili alla causa) dal  congratularsi con il gesto di “rivalsa” o di “vendetta” verso il personaggio (il Berlusca) che più comprende l’affarismo dei soggetti sopra citati e il loro “liberismo” di versare allo Stato quanto loro ritengono equo.

Sul Web si potrebbe fare molto per poter fare di più nella società reale! Segue un capitolo su “Subordinazione-Ribellione” che preferiamo non sintetizzare per timore di far perdere alcune sottigliezze del ragionamento di Marchetto quando afferma che “subordinazione-ribellismo” sono le due facce di una unica medaglia: lasciano il tutto così com’è. Porta due esempi: la prima clamorosa rivolta degli afroamericani a Los Angeles degli anni ’90; la rivolta dei franco algerini alcuni anni fa nelle banlieu di Parigi e di altre città della Francia.

Marchetto inserisce a questo punto la sua metamorfosi da operaio “incazzato e ribellista” ad operaio che prende coscienza e vuole trasformare la realtà. Ricorda , negli ’70, la lettura del libro “Piani e struttura del comportamento”, di Miller, Gallanter e Phribam (un antropologo, uno psicologo e un linguista). Il saggio americano affronta la modalità con la quale gli uomini si muovono nell’ambiente, affermando che il Comportamento e funzione dell’Ambiente (C = f A). Rimandiamo alla lettura integrale su questa riflessione.

Ricorda che , come molti altri delegati e lavoratori degli anni ’70, fu un lavoratore fortunato perché ha avuto l’occasione di affrancarsi dalla condizione di operaio sfruttato. Per lui fu determinante aver incontrato compagni comunisti coerenti e con il senso critico, imparando a confrontare la sua esperienza con quella di altri, con la scienza e la cultura in generale. Passi da gigante poi con la contrattazione in fabbrica e sul territorio.

Nella seconda parte del suo articolo pone la domanda se “Serve ancora il vecchio metodo?” Se c’è la possibilità di fare una “innesto” tra la sua esperienza (e della sua generazione) con quella di un giovane precario/a, o ancora di più con un moderno proletario rappresentato da un migrante arabo, di colore, proveniente dall’est.

Dichiara un serissimo dubbio e lo motiva con ragionamenti e metafore complementari. Pensa che sia molto difficile trasferire quell’esperienza di “appropriazione scientifica” e di contrattazione dell’organizzazione del lavoro alle nuove generazioni perché sono venuti meno due requisiti peculiari di quel periodo. Da anni i lavoratori sono mobili e così pure le produzioni, le tecnologie mutano rapidamente, cosa del tutto diversa dal “gruppo omogeneo di produzione” che aveva una sua identità e stabilità ( 50-70 persone) come il modello produttivo.

Oggi – afferma Marchetto – si può salvare l’intuizione di quella strategia  ma deve essere ridefinita la strumentazione e la metodologia. La parte conclusiva dell’articolo riprende i temi dell’indignazione, della ribellione, del controllo, della contrattazione, del potere. Si legge che “ La prima forma di ribellione è la capacità del singolo di indignarsi per quanto può accadere, a se stesso ed ai suoi simili, per la non esigibilità della giustizia e delle opportunità per l’eguaglianza sociale ed economica. Indignarsi e sentire propria questa causa è il primo passo.

Occorre però che l’indignazione trovi le forme collettive di una sua visibilità per tentare di essere imitata dai più. Ribellione morale per il fatto molto evidente che da un lato c’è ormai un baratro che divide la costituzione formale da quella materiale di tutti i giorni e ciò divide (un altro baratro) anche i cittadini tra loro, tra quelli che nella situazione attuale ci marciano alla grande e coloro i quali (i lavoratori, i pensionati, i migranti, le donne, i giovani, ecc.) sono usciti fuori e usciranno dallo stato sociale. Il finale è dedicato al “mondo dei berluscones” ed ai leghisti verso molti dei quali Marchetto afferma di nutrire “ una avversione ed un disprezzo per determinati loro comportamenti e modi di presentare i problemi del paese. Di come i vari Belusconi, Bonaiuti, Cicchito, Brunetta, Bondi, Borghezio, Bossi, Salvini, Calderoni, manipolano l’opinione pubblica….Mi allarma, mi indigna per i pericoli che suscitano….E’ il coraggio dei prepotenti, che quando ricevono una contestazione (cioè un’idea diversa, avversa alla loro) fanno una canea per confondere, creano il clima da stadio nella politica: da una parte il governo dell’amore e della responsabilità, dall’altra quelli che contestano sono casinisti, violenti, comunisti, gente che aizzerebbe all’odio. Com’è possibile non detestare le persone che creano questo clima, cos’è possibile non disprezzare le falsità e le generalizzazioni a cui periodicamente fanno ricorso?….”.

Marchetto precisa che “ Non disprezzo invece ma sono fieramente avverso a quell’altra parte del mondo leghista e di chi vota Berlusconi che sono convinti senza ombre di dubbio di essere il nuovo che serva all’Italia, di esser la parte sana del paese che possiede “ il saper fare”, contro una sinistra che proteggerebbe fannulloni, caste e dintorni, e la si accusa di proteggere un’ampia area di assistiti. Avverso alle loro idee di intolleranza per i diritti degli immigrati..”.

Seguono alcune raccomandazioni e proposte per avviare un serrato confronto, per “ promuovere una coscienza che si ribelli alle ingiustizie e alle disuguaglianze crescenti c’è un gran spazio in cui agire, la metà appare lontana e per questo bisogna rimettersi in cammino ed accelerare il passo”.

Allegato:
Sassi e computer.doc

05/01/2010/0 Commenti/da
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