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Sindacato italiano

PERSE O NON REGISTRATE? – tessere CGIL 2015 – sottolineature –

Perse o non ancora registrate? L’articolo “Perse 700 mila tessere, Cgil abbandonata da giovani e pensionati” di Matteo Pucciareli (vedi allegato) ha determinato l’immediata secca replica della Segreteria Confederale (vedi allegato) che si conclude con un’amara chiosa"Il grande giornalismo non scade mai nello scandalismo e nel sensazionalismo a buon mercato e privo di presupposti verificati. Siamo ovviamente disponibili, qualora lo riteneste, ad approfondimenti su come si fa trasparenza sul nostro tesseramento, su cosa significa avere ogni anno un turn over del 20% di iscritti e su come lo stesso tesseramento si è modificato per categorie, tipologie di lavoro e soggetti. Anche perché non comprendiamo da quali dati “La Repubblica” desuma un’emorragia di giovani e precari nel tesseramento alla Cgil". 

Per confrontare i dati 2015/2014 bisognerà attendere ovviamente che si concluda il tesseramento 2015. Secondo la Cgil, "un grande quotidiano come 'la Repubblica' dovrebbe verificare con maggiore accuratezza le fonti, non solo quando legge e interpreta (male) tabelle, ma quando riporta – come nell'articolo in questione – che vi sarebbe una differenza di un milione tra gli iscritti dichiarati dai Sindacati dei pensionati e quelli certificati dall'Inps. È già stato da tempo chiarito, oltre che da noi anche da un comunicato ufficiale dell'Inps, che tale differenza è dovuta al fatto che l'Inps finora ha certificato solo i dati dei pensionati che percepiscono una pensione dal Fondo lavoratori (privati), mentre, come tutti sanno, una parte cospicua dei pensionati italiani percepisce la propria pensione da altri Istituti".

Dai due articoli sopracitati emergono però cose importanti, una grave e l’altra interessantissima, che meriterebbero più rilievo di quello è stato dato.

Quella grave. Pucciarelli scrive “Bisogna capire, ancora, quando entrerà in vigore l'accordo sulla rappresentanza firmato da Cgil, Cisl e Uil e Confindustria. L'Inps entro giugno doveva inviare ai sindacati il numero esatto delle trattenute in busta paga, metodo infallibile per pesare le varie sigle in sede di contrattazione. Il problema è che le aziende non hanno comunicato il dato all'Inps, non essendo obbligate a farlo. Solo poco più di 5mila imprese hanno risposto alla sollecitazione”. L’accordo storico è stato firmato a gennaio 2011, il regolamento attuativo alcuni mesi dopo. Eppure si parla giustamente di svolta storica per la rappresentatività sindacale in Italia, ma anche questa segue il tran-tran delle grandi riforme…made Italy!

Quella interessante. Scrive la Cgil Nazionale: “La nostra Organizzazione, infatti, non si accontenta di 'contare' le tessere fatte, ma esige che ogni Struttura imputi in un unico programma informatico nazionale i nominativi di tutti gli iscritti con il relativo codice fiscale o con altri dati sufficienti a verificare che non vi siano doppioni che falserebbero il dato finale".

E’ una pratica normale dei sindacati italiani? E’ un archivio dati accessibile in sola lettura dalle categorie, da  chi è iscritto? La norma esiste certamente da tanto tempo: per ottenere un quantitativo di tessere dalla Confederazione le categorie debbono necessariamente inviare un elenco. Debbono o dovrebbero? Questa norma è rispettata con rigore, oppure proprio da lì nascono non poche contraddizioni tra enunciazioni e vita democratica del sindacato.  La Cgil sta implementando i dati del tesseramento con quel tipo di programma, avviene la stessa cosa (dati) per Cisl e Uil?

Pe qualche notizia in più aprire i due allegati

 

 

 

 

Allegato:
cgil_perse_700_mila_tessere_19-8-15.doc
la_replica_della_cgil_a_repubblica.doc

20/08/2015/1 Commento/da
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1 commento
  1. Rodolfo Vialba
    Rodolfo Vialba dice:
    21/08/2015 in 1:50 pm

    Preoccupazione e speranza.
    Il 19 agosto, quando era stata pubblicata su La Repubblica la notizia del calo degli iscritti in CGIL avevo scritto in diverse pagine su Facebook: “Sono da sempre iscritto alla CISL e questa, anche se riguarda la CGIL, non è una buona notizia”.
    Il 20 agosto e seguito di questo comunicato della CGIL, sempre su Facebook, ho scritto: “La CISL resta sempre il mio sindacato, ma non ho motivo per non ritenere fondata e corretta la smentita della CGIL sul calo dei suoi iscritti, e ciò mi fa piacere. Viviamo purtroppo in una fase storica in cui il tiro al piccione (c’è ne sempre qualcuno in giro a cui sparare e oggi è il sindacato), sembra sia diventato lo sport preferito di molti mass media e di alcune forze politiche e di taluni politici. Oltre al classico “resistere, resistere, resistere”, occorre anche affermare il “vigilare, vigilare, vigilare”.
    Oggi, 21 agosto, mentre confermo di considerare la smentita della CGIL una buona notizia, anzitutto per la stessa CGIL, ma anche per tutto il movimento sindacale, non posso però non chiedermi: a cosa servono gli oltre 11 milioni di iscritti a CGIL, CISL e UIL se non trovano riconoscimento e spazio in un progetto e in una prospettiva di tutela e difesa degli interessi dei lavoratori, soprattutto quelli che aspirano ad esserlo, in particolare i giovani?, Perché ancora non c’è in CGIL, CISL e UIL la consapevolezza che l’assenza di unità, almeno d’azione, rende sterile la forza di cui dispongono e ininfluente il loro ruolo e il loro peso nelle decisioni sui problemi del Paese?, Il considerare come del tutto evitabile il declino del movimento sindacale, che molti auspicano e taluni praticano come è avvenuto e sta avvenendo nelle scelte di Governo, dipende solo dalla volontà e dalle scelte di CGIL, CISL e UIL, dalla loro capacità di immaginare un futuro senza CGIL, CISL e UIL ma con un sindacato, non unico, ma unitario, quale fattore di cambiamento e attore determinante del futuro del Paese. Rodolfo Vialba

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