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Orario e pensioni

Il sindacato italiano da tempo non apre un vero e approfondito dibattito sulla necessità di una riduzione dell’orario (es. settimana di 4 giorni, orari di 35 ore o meno) per bilanciare la cosiddetta disoccupazione tecnologica (era digitale con evoluzione esponenziale); nei fatti la scelta strategica prioritaria che ogni anno catalizza le iniziative del sindacato confederale ricade sulle pensioni e in particolare sugli strumenti per uscite anticipate rispetto il requisito legislativo, pur se si proclama di volere perseguire una pensione di garanzia per i giovani, che tra l’altro non si sono mai incontrati per decidere con loro cosa proporre in concreto. Quota 100 è stato l’ultima  controversa vicenda ora siamo alle prese con quota 102.

Ha valore strategico maggiore per i lavoratori e le lavoratrici, per i giovani, la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro per alcuni decenni o ridurre di poche decine di mesi l’uscita generalizzata dal lavoro per una pensione anticipata? Sono due strategie che determinano ricadute molto diverse sulla vita dei cittadini, sulla società, sull’economia e sulle finanze pubbliche. Affermare che possano convivere è pura retorica populista, sia che provenga da una matrice partitica o sindacale, a meno che si disponga di un “pozzo di San Patrizio” per le risorse finanziarie. Quale delle due è più efficace per la coesione sociale, per la salvaguardia dell’occupazione nell’era della transizione digitale e riconversione ecologica-climatica?

1 – Qual’ è l’età effettiva di pensionamento in Italia? – Secondo l’OCSE, nel 2020, l’età media di uscita dal mercato del lavoro in Italia è stata di 61,8 anni. Invece, secondo l’INPS, l’età effettiva di pensionamento nello stesso anno è stata di 63,8 anni. Il CPI di Carlo Cottarelli pubblica una nota per spiegare che il divario è in realtà più basso (1,3 anni) se si tiene conto che il dato OCSE è un dato relativo alla media calcolata su cinque anni. Il dato INPS rappresenta l’età effettiva di pensionamento, cioè l’età al momento in cui matura il diritto alla prima erogazione della pensione. I dati OCSE possono invece fornire un’indicazione utile sull’età a cui si lascia l’attività lavorativa che può precedere l’età effettiva di pensionamento.  La nota contiene dati grafici che mettono a confronto le diverse categorie e sono specificati i 10 provvedimenti legislativi che consentono di anticipare la pensione di vecchiaia: pensione anticipata “standard”, pensione anticipata contributiva, pensione anticipata per i lavoratori precoci, quota 100 e 102, attività usuranti, Ape sociale, isopensione, contratto di espansione, assegno straordinario, opzione donna. Per saperne di più un utilizzate questo link – https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-qual-e-l-eta-effettiva-di-pensionamento-in-italia?mc_cid=84de9a898c&mc_eid=eafdbb123e

2 – Proseguono gli approfondimenti tecnici per riformare le pensioni. Sono incontri tra Confederazioni sindacali e Governo (Ministero del Lavoro) per definire provvedimenti che saranno inseriti nella legge di Bilancio del 2023 e del documento di politica finanziaria (aprile 2022). I sindacati hanno chiesto di istituire una pensione contributiva di garanzia per i giovani e in generale per chi ha iniziato a lavorare dal 1996.  Esiste una disponibilità ad approfondire le modalità che consentano di conteggiare ai fini pensionistici periodi oggi scoperti per ricerca lavoro, per discontinuità lavorativa, per formazione, per lavoro di cura. Poi seguiranno le  valutazioni economiche dell’eventuale misura previdenziale. Incontro valutato con il sindacalese linguaggio “ ..abbastanza positivo, anche se ancora interlocutorio..”. Sul tavolo della discussione anche la previdenza complementare, che deve essere sostenuta e sviluppata rendendola accessibile a tutti i lavoratori e le lavoratrici, a prescindere dal contratto di lavoro. In particolare è necessario incentivare l’iscrizione ai fondi pensione da parte dei giovani. Si è quindi chiesto da un lato un nuovo semestre di silenzio-assenso per la destinazione del Tfr accompagnato però da una forte campagna istituzionale di informazione, dall’altro una fiscalità che effettivamente incentivi l’iscrizione e favorisca gli investimenti in economia reale italiana da parte dei fondi pensione. Gli incontri proseguono. https://www.cisl.it/notizie/in-evidenza/pensioni-ganga-proseguono-gli-approfondimenti-tecnici-per-riformare-le-pensioni/

3 – In Giappone, nel paese più vecchio del pianeta, Panasonic propone la settimana di 4 giorni. – Dati dal Web – Il Giappone (dopo Montecarlo) ospita la cittadinanza più anziana del mondo, con il 26.3% della popolazione che ha 65 anni o più. Le statistiche ci dicono che è anche il paese in cui si vive più a lungo, con una media di quasi 84,5 anni (81,1 per i maschi e 88 per le femmine). Il Giappone è interessato da un drastico invecchiamento demografico e si prevede che gli over 65 rappresenteranno il 40% della popolazione entro il 2060. L’età pensionabile in Giappone è fissata a 65 anni, ma molti anziani scelgono di continuare a lavorare anche dopo aver raggiunto tale traguardo. 

Negli Stati membri dell’UE, la quota più elevata di anziani sulla popolazione totale nel 2020 è stata osservata in Italia (23,2%), seguita da Grecia e Finlandia (22,3% ciascuna), Portogallo (22,1%), Germania (21,8%) e Bulgaria (21,6%).  Italia (età media: 84,3 anni), Germania (età media: 83,7 anni).

La settimana corta in Giappone – Fa un po’ specie che a sperimentare la settimana corta sia uno dei paesi con una tradizione quasi stakanovista per il lavoro, con ritmi serrati e record di ore passate in ufficio. Un paradosso che, in realtà, potrebbe rivelare una situazione a tratti drammatica, da affrontare con soluzioni radicali. La decisione di Panasonic – che ha dato ai suoi dipendenti la possibilità di lavorare solo 4 giorni su sette in una settimana – arriva dopo l’esperimento di Microsoft Giappone, che già due anni fa aveva lasciato liberi i suoi impiegati di andare in ufficio solo per 4 giorni per un mese, con ottimi risultati. I dati, infatti, parlano di una mensilità con numeri molto positivi per quanto riguarda la produttività: 40% in più nonostante la diminuzione delle giornate lavorative. “Dobbiamo sostenere il benessere dei nostri dipendenti” ha affermato Kusumi Yuki, CEO di Panasonic, per spiegare la decisione della sua azienda. Panasonic si unisce ad una manciata di aziende giapponesi che stanno introducendo accordi per una settimana lavorativa di quattro giorni, tra cui l’azienda farmaceutica Shionogi e lo sviluppatore di sistemi Encourage Technologies. Secondo un sondaggio, circa l’8% delle aziende giapponesi ha offerto più di due giorni liberi a settimana nel 2020.

Altri paesi che testano la settimana corta di lavoro – Non solo Giappone, la settimana lavorativa corta è una realtà anche in altri – pochi a dire il vero – Paesi nel mondo. Il caso più emblematico è quello degli Emirati Arabi Uniti. La nazione araba ha ridotto la settimana lavorativa per i dipendenti pubblici da cinque a quattro giorni e mezzo, spostando anche il weekend. I canonici giorni per il riposo nel Paese arabo del venerdì e del sabato sono stati spostati di un giorno (diventando sabato e domenica), per adeguarli agli schemi occidentali.
In Europa sono la Spagna, la Finlandia, Scozia, la Svezia, l’Islanda a sperimentare la settimana corta. In questi Paesi i Governi stanno adottando politiche per la riduzione dell’orario lavorativo, stanziando fondi e incoraggiando le aziende con incentivi.  In Nuova Zelanda sono le aziende – proprio come accaduto per Panasonic – a fare questo tipo di sperimentazione. È il caso della Buffer, che la sta testando (per ora) su un campione di dipendenti.

In Italia, invece, siamo ancora in alto mare: lo smart working e il part-time tengono banco. Per la settimana lavorativa ridotta non esiste ancora nessuna proposta né sindacale né di legge.

https://www.quotidiano.net/economia/lavoro-settimana-corta-1.7261695

https://www.commentimemorabili.it/panasonic-settimana-lavorativa-di-quattro-giorni/

https://sindacalmente.org/content/le-35–ore-o-meno/

02/02/2022/1 Commento/da redazione
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https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 0 0 redazione https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg redazione2022-02-02 19:34:432022-02-02 19:34:46Orario e pensioni
1 commento

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  1. I costi della transizione green - Sindacalmente ha detto:
    04/02/2022 alle 5:54 pm

    […] Ed è tempo che il sindacato si risvegli dal terpore che lo avvolge in tema di riduzione degli orari. La transizione green com equella digitale chiamano in causa la riduzione degli orari pe rbilanciare in parte la disoccupazione tecnologica e delle innovazioni. Un motore elettrico, come documentano molti studi ericerche, richiede circa il 30% di particolari in meno. In più paesi si speriemntano o si discute di orari settimanali ridotti anche a 4 giorni. La strategia sindacale di proseguire con le uscite incentivate dal lavoro e allargando il numero di pensionati precoci con esperienza e capacità di lavoro. Non può rimanere questa la risposta nell’era della transizione ecologica e climatica. Vedi articolo su questo sito. https://sindacalmente.org/content/orario-e-pensioni/ […]

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