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Cultura & laicità & scuola

HA RACCONTATO LA SOCIETA’ ITALIANA – redazione – cultura & società 12/4/10

E’ morto a Modena, l’11 aprile, Edmondo Berselli. Aveva 59 anni. Editorialista di politica per Repubblica e collaboratore de l’Espresso, osservatore attento della società italiana. Giornalista e narratore. Tante passioni e curiosità , a partire dalla critica della politica, che Berselli iniziò a coltivare nel laboratorio bolognese del Mulino dove s’incrociarono Andreatta, Scoppola, Giugni, Pasquino, Panebianco, tanti altri; luogo di crogiolo culturale anche dell’impegno diretto in politica di Romano Prodi. Ha scritto sulle debolezze e sulle contraddizioni della politica con l’occhio dello spirito libero, laico e repubblicano. Scrisse su musica, sport, mondo culturale e dei suoi salotti. Anche di gastronomia. Il suo stile e le sue analisi – spesso ironiche e divertenti – erano a tutto campo. I suoi libri sulla politica si sono spesso trasformati in analisi della società, come, nel 2003, con Post-italiani, un racconto quasi profetico di quanto succede ora nella nostra società. La sua analisi politica era spesso disincantata, e forse per questo ancor più efficace, come nel descrivere l’appeal di Berlusconi, il personaggio come “padrone” e come politico.

Seguì e scrisse su i personaggi di quell’era beat che preannunciava il ’68 che portò tra i giovani tanti ideali, modernità, successi, ed anche – negli anni succesivi – riflussi, arretramenti e sconfitte figlie di analisi sociale e politica, prive allora del necessario disincanto.

 

Per “La Repubblica” ha scritto molto. Alleghiamo il suo ultimo editoriale sul "padrone Berlusconi" del 17 marzo scorso, e la punzecchiattura “ La vacanza” del 3 aprile.

 

La sindrome del padrone

Editoriale su La Repubblica del 17 marzo 2010

La questione politica, e ormai anche strutturale e storica del rapporto fra Silvio Berlusconi e la giustizia, è diventata una questione di sistema, perché fra il premier e le articolazioni della magistratura è scattata la guerra totale.

Ormai Berlusconi sta accentuando il suo ruolo proprietario, in quanto il premier tratta da padrone le istituzioni giudiziarie e le autorità neutrali. Lo si vede con l’atteggiamento assunto verso la procura di Trani, trattata come un tassello del complotto che si starebbe sviluppando contro la presidenza del Consiglio, con una funzione schiettamente politica, e con le parole rivolte verso l’AgCom, considerata semplicemente come un pezzo dell’immensa manomorta berlusconiana.

Sotto questa luce, è l’intera Italia a essere di proprietà del capo del governo. Nel silenzio dell’opinione pubblica, e nella sostanziale acquiescenza delle opposizioni, Berlusconi ha aumentato a dismisura il suo potere, anzi, le sue proprietà. Si è sentito autorizzato a intervenire sull’Agenzia per le comunicazioni con l’atteggiamento e con le parole del padrone, insofferente di norme e convenzioni, e incapace di trattenersi: "Ma non riuscite neppure a chiudere Annozero?". "È una questione di dignità", dice al commissario Giancarlo Innocenzi, "Ti ho messo io in quel posto". Quindi regolati di conseguenza. Il che dimostra la sua intuizione di essere, più che un politico, un imprenditore senza limiti etici, cioè con la possibilità di conquistare tutto, con la violenza di una funzione anti-istituzionale che si esercita giorno per giorno.

Si instaura così un nuovo triangolo delle mille sfortune, tra la presidenza del Consiglio, la magistratura e l’Agenzia per le comunicazioni. Al centro del triangolo si è collocato, con la sua consueta forza strategica, il premier Berlusconi. Ormai da anni sta insistendo che in Italia c’è un problema da risolvere, ed è quello del rapporto fra la politica e la magistratura. "Alcune procure", secondo il premier, che non ne ha mai citata una, composte da "toghe rosse", da "giudici comunisti", stanno conducendo una battaglia "contro la democrazia", nel tentativo di liquidare per via giudiziaria il capo del governo.

In queste condizioni, il "padrone" Berlusconi tenta di frenare il funzionamento dei processi che lo riguardano, come quello contro l’avvocato inglese Mills e i processi All Iberian e i diritti televisivi. Ma dal sistema penale spuntano casi giudiziari a iosa, in modo anche casuale come quello di Trani, per cui a suo modo, nella sua logica proprietaria, Berlusconi ha ragione: come è possibile che, possedendo tutto, gli sia impossibile controllare tutto ciò che possiede o crede di possedere in virtù del voto popolare, compresi i processi e le inchieste giudiziarie? E come mai non è possibile, da parte sua, padrone assoluto dei media, controllare il sistema televisivo e i programmi politici di approfondimento e di dibattito? Che ci sta a fare l’Agenzia per le comunicazioni, se non esegue i comandi che vengono dall’alto? Naturalmente Berlusconi ignora, volutamente, la complessità del sistema della comunicazione pubblica. Ai suoi occhi basterebbe una telefonata all’Innocenzi di turno per stroncare un programma come quello di Michele Santoro (o come il salotto di Floris o della Dandini), considerato da mesi una delle "fabbriche di odio" nei confronti del premier e del Popolo della libertà.

È una situazione disperata, quella di Berlusconi, che lo induce a gesti disperati, o almeno terribilmente disinibiti, nel senso che fanno a pezzi il tessuto generale delle istituzioni del nostro Paese. Il "padrone" non riesce più a comandare, il suo partito si sta sfaldando, e i vari cacicchi cercano un’area di autonomia personale e politica. Berlusconi teme una "sindrome francese" e una sostanziale non vittoria alle elezioni regionali. Paradossale situazione del padrone che non riesce a spadroneggiare fino in fondo, pur cercando di farlo in tutti i modi. C’è una contraddizione intrinseca nell’azione di Berlusconi, e la formula proprietaria o "padronale" la riassume tutta, senza risolverla. Ma la questione è: in una democrazia può il capo del governo rivolgersi come un padrone alle autorità di garanzia?

 

LA VACANZA

Repubblica – 03 aprile 2010   pagina 37   sezione: R2

Tutti al mare, tutti al mare, tutti in montagna o fuori porta! Si tratta di rispondere alle domande che provengono dai vacanzieri riuniti e festanti e che si preoccupano di tutto fuorché della crisi economica. Allegria. Ci sono quantità impressionanti di adepti delle vacanze che si stanno preparando a festeggiare le feste pasquali. Per loro non ci sono elezioni regionali che tengano, aumenti del carburante, incremento dell’ inflazione: basta raggiungere una qualsiasi meta che li porti lontano da casa. E Silvio dove andrà in vacanza, a villa Certosa, ad Arcore, alle Bahamas? E l’ Umberto andrà a Ponte di Legno, o a Gemonio? Si sono aperte nuove strade di carattere politico e si sono spalancate inedite opportunità per osservare altre occasioni di novità. Avanti coi carri, avanti coi consumi. Sosteniamo a tutti i costi la ripresa. Bene! Che si riempiano tutte le strade. Ma attenti agli ingorghi. E abbiate fede: ci sono belle possibilità di approccio. Urrah! Anche se nel portafogli i soldi sono sempre meno. – EMDONDO BERSELLI

 

 
12/04/2010/0 Commenti/da
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