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Italia: politica, economia, società, Sindacato italiano

ESORTAZIONE AD OSARE – P.Carniti – programmi & elezioni

Decalogo delle ''tribolazioni'' sindacali in tempi di grandi difficoltà, sia per i lavoratori che per i giovani disoccupati, finalizzato a trovare possibili rimedi che, anche nel breve periodo, facciano da collante della coesione sociale e rendano il sindacato un protagonista della rivalutazione del lavoro. Pierre Carniti  indica soluzioni concrete, alcune innovative come   nel caso dei giovani, certamente possibili se  dibattito elettorale riuscirà a focalizzarsi sui temi dell’occupazione e sui programmi che debbono invertire la tendenza recessiva, determinando così una maggioranza parlamentare che sappia agire con determinazione sulle vere priorità del nostro paese.

Allegato

  • Esortazione ad osare in dieci punti di Pierre Carniti da www.nuovi-lavori.it

Allegato:
esortazione_ad_osare.doc

30/01/2013/4 Commenti/da
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https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 0 0 https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 2013-01-30 09:08:572013-01-30 09:08:57ESORTAZIONE AD OSARE – P.Carniti – programmi & elezioni
4 commenti
  1. Gianni Marchetto
    Gianni Marchetto dice:
    30/01/2013 in 1:12 pm

    ottimo e abbondante (si diceva a militare)- specie per quanto riguarda il “servizio civile obbligatorio” – un po meno per quello che riguarda la proposta di legge per il riconoscimento delle rappresentanze sindacali. Comunque bello, stringato, comprensibile. Bravo Pierre..

    Rispondi
  2. mario dellacqua
    mario dellacqua dice:
    01/02/2013 in 5:16 pm

    Caro Gianni, ottima e abbondante anche questa notizia che traggo da “Avvenire” di oggi e non dal “Manifesto”. Il decreto salva-Italia aveva stabilito che i super manager pubblici non dovevano superare il tetto di 293.658 euro lordi annui. Ma la circolare applicativa del 2012 chiariva che quel tetto non può superare il trattamento annuale complessivo spettante al primo Presidente della Corte di Cassazione. Mentre l’inflazione è aumentata il doppio degli stipendi, mentre sono bloccati i contratti pubblici e gli scatti delle pensioni da 1486 euro in su, un più 3% nelle buste paga dei Paperoni fa arrivare il tetto a 302.937,12 euro. Ma insomma, per porre fine a questo carnevale alla rovescia, dobbiamo proprio fare una rivoluzione?

    Rispondi
  3. emanuele rsu fim lecco
    emanuele rsu fim lecco dice:
    01/02/2013 in 11:39 pm

    Condivido buona parte dell’analisi del compagno Perre Carniti soprattutto sull’accordo produttività, sulla Concertazione e sulla democrazia sindacale!
    Sperando che dal congresso della fim e della cisl di quest’anno ci sia veramente una svolta che dia centralità agli operai e più autonomia alla base.
    Emanuele Visciglia Rsu fim Lecco

    Rispondi
  4. Giovanni Di Nino
    Giovanni Di Nino dice:
    04/02/2013 in 8:22 pm

    Leggendo queste esortazioni, che condivido integralmente, mi sembra di vivere in un universo parallelo, diverso da “questo reale” dove stiamo cercando di sopravvivere! In poche righe Carniti ha cercato di lanciare “un’agenda sindacale” senza fronzoli, né parole in sindacalese come quelle che ascoltiamo (oggi più raramente) dai nostri “manager sindacali” di altissimo livello. A volte, quando ascolto il “nostro” coevo Bonanni, mi viene in mente un’antica pagina di “La settimana enigmistica”: le ultime parole famose (che, nello specifico, tradurrei liberamente in “fumose”). Certo Bonanni ha ereditato la situazione che conosciamo dal suo predecessore, Pezzotta a sua volta l’ha ereditata dal suo predecessore siculo ed ambedue si sono involati nell’avventura parlamentare, chi schierato col centrismo casinano, chi con il sinistrismo all’amatriciana Bersanian-Lettiano), quasi ad indicare che il ruolo sindacale è andato via via annacquandosi ed attestandosi su posizioni liberal-marchionniane ed in parte del legofasciomafiopiduoberlusconismo (il quale, in materia, tanto per capirsi, vorrebbe eliminare i sindacati ed i contratti nazionali ed aziendali). In sostanza, è ormai acclarato che in questi ultimi 15 anni di regime legofascioberlsconiano, l’unico risultato statisticamente chiaro (a parte la macelleria sociale, quisquilie) è che i salari sono rimasti al chiodo. Risalire la china (o il baratro), è questo, a mio avviso, il senso dell’osare che oggi, purtroppo, non è ancora patrimonio comune.
    Giovanni Di Nino

    Rispondi

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