• Collegamento a Facebook
  • Collegamento a X
Sindacalmente
  • HOME
  • CHI SIAMO
  • SCRIVI LA TUA
  • EVENTI
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
redazione
Italia: politica, economia, società

Cresce poco il Pil…

Paolo Baroni intervista Carlo Cottarelli che insiste sul concetto: «Se il Pil non salirà in fretta, il debito accumulato- e il rapporto con il Pil – resterà alto e saremo più esposti agli choc», spiegando la maggior importanza del debito rispetto al deficit di bilancio. Facciamo precedere al testo dell’intervista una breve nota di redazione su come si conteggia il Pil, ponendo anche una domanda.

Nota di redazione – Una domanda. E’ corretto affermare quanto segue? Se i contratti nazionali fossero rinnovati senza ritardo, se  gli appalti e sub appalti non fossero conferiti in misura crescente al massimo ribasso, il Pil nazionale sarebbe più elevato. Anche la produttività risulterebbe in crescita essendo calcolata sul valore della produzione /ore lavorate. Ci sono tre metodi* (vedi allegato) diversi per calcolare il Pil (dal lato della spesa, da quello della  produzione e del valore aggiunto, oppure dal lato del reddito) che determinano lo stesso risultato finale. Con le gare o le assegnazioni di lavori al massimo ribasso – che nei fatti si scarica su qualità, bassi salari e lavoro irregolare – un’opera che ha valore 100 viene, ad esempio, assegnata per un valore 80, quindi declassata dal valore reale di 20, quota che va ad intermediari e commissioni improduttive.  E’ così o siamo in errore? Lo chiediamo anche ai sindacati, innanzittutto alla Cisl – che a nostro avviso – si appella alla contrattazione come soluzione ottimale anche per realtà economiche, come ad esempio appalti e sub-appalti, dove il sindacato raramente arriva o può arrivare per assenza di strategia organizzativa e risorse.

Cottarelli:«Il problema è che non cresciamo» di Paolo Baroni – La Stampa 23-4-26 

«Certo sarebbe stato meglio stare sotto il 3% del Pil ed uscire dalla procedura di infrazione. Ma stare sotto o sopra questa soglia non cambia molto. Il problema vero è la crescita» avverte il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani Carlo Cottareli, secondo il quale «o questo Paese riesce a crescere più rapidamente o resteremo con un debito elevato» con tutti i rischi che questo comporta a fronte di eventuali nuovi choc finanziari. «Derogare alle regole e far ripartire il deficit? Per ora non ci sono le condizioni – risponde l’economista – a meno che non si guardi al prossimo anno elettorale, il 2027. Se Hormuz resta chiuso per un periodo prolungato la questione è diversa».

Valori monetari e valori reali dell’economia…

Professore, perché la preoccupa più il debito che il deficit? «Il piano di rientro, sulla base delle nuove regole europee, era stato fatto con un graduale aggiustamento dei conti ed anche il debito pian piano doveva scendere. Questa discesa era lenta perché la crescita del Pil era lenta. Il problema è che in un arco temporale di più anni capita sempre uno choc, in questa fase la guerra in Iran ed il blocco di Hormuz. E quando c’è uno choc il debito smette di scendere o sale. Occorre avere allora un piano in cui il debito, senza choc, scende più rapidamente, ma questo richiede riforme per raggiungere un più alto tasso di crescita del Pil. Come hanno fatto la Grecia, che dal 2018 ha ridotto il rapporto tra debito e Pil di 50 punti percentuali, o il Portogallo, che ha fatto 40 punti percentuali dal 2017».

Visto gli scenari attuali è credibile la crescita che il nuovo Dpfp indica allo 0,6% per il 2026/27? «Per ora, a carte ferme, direi di sì, anche se Giorgetti è stato molto cauto in proposito. I mercati non si aspettano che la crisi duri tanto, in caso contrario avremmo un prezzo del petrolio molto più alto. Il prezzo del gas in questi giorni è attorno a 40 euro per megawattora, nel 2022 prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia partivamo da 80 euro e poi siamo arrivati ad oltre 300. In questa situazione ridurre la crescita solo dello 0,1 è del tutto sensato. Come dico, per ora».

Intanto restiamo sotto procedura di infrazione, non è una bella notizia. «L’originale piano del governo per il 2025 prevedeva un deficit al 3,3% e dunque il 3,1% che certifica Eurostat è meglio di quanto ci si aspettava. Per il secondo anno di fila abbiamo fatto meglio del previsto: nel 2024 addirittura siamo riusciti a fare quasi un punto di Pil di deficit in meno rispetto alle stime iniziali. Certo, se fossimo andati sotto al 3% sarebbe stato meglio».

Cosa cambio adesso? «Non cambia tantissimo. L’idea che era circolata che scendendo sotto al 3% nel 2025 quest’anno avremmo avuto più spazio per spendere non corrisponde al vero. Semplicemente a livello internazionale non saremmo più stati nella lista dei paesi in procedura per deficit eccessivo, che è una lista abbastanza lunga e comprende anche paesi come la Francia e la Finlandia. Era meglio se uscivamo, ma non è un dramma se non usciamo».

Ma adesso non è più difficile accedere ai 14,9 miliardi di prestiti del programma Safe per finanziare la spesa militare? «Questa possibilità c’è lo stesso. La differenza è che se accedi al Safe e sei in procedura di infrazione rimani in procedura. A meno che non si scenda sotto il 3% comprese le spese militari».

Tutte le opposizioni sostengono che il deficit al 3,1% certifica il fallimento della politica economica del governo. «Ovvio. Se al governo ci fosse il centrosinistra il centrodestra direbbe esattamente la stessa cosa».

Ellekappa in supplemento La Repubblica

Per quest’anno il nuovo Dpfp prevede un deficit non più al 2,8 ma al 2,9: ci avviciniamo di nuovo alla soglia del 3%. Non è che rischiamo di bucare l’obiettivo anche quest’anno? «Ripeto, essere sotto al 3% sarebbe meglio ma stare sopra non cambia molto le cose. Non è un dramma. La Francia quest’anno sta al 5%».

Insomma, è più una questione di immagine che di sostanza? «Si, soprattutto in una situazione in cui i mercati finanziari sono abbastanza tranquilli. Poi ci sono momenti in cui i mercati finanziari saltano e allora bisogna essere preoccupati anche dello 0,1 in più. Per il momento mi sembra che tengano e, soprattutto, al contrario di quello che succedeva 15 anni fa, non c’è nessuno che parla di uscita dall’euro per risolvere tutti i nostri problemi, perché poi è quello che scatena l’attacco dei mercati finanziari, come nel 2011. Che non era un attacco, come si diceva a suo tempo, dovuto ad un complotto politico delle forze oscure internazionali ma era solamente legato al fatto che in Italia erano in tanti, alcuni dei quali stanno ora al governo, che sostenevano che si dovesse uscire dall’euro ed è così che parte la speculazione».

Deroga per deroga, secondo Giorgetti più che sulle spese militari adesso forse bisogna ragionare su come contrastare l’attuale crisi energetica. Se Bruxelles non sospende il patto di Stabilità come chiedono tanti è questa la strada, fare da soli? «Le regole sono le regole e queste prevedono che si possa sospendere il patto di stabilità in presenza di una seria recessione in Europa. Se un singolo Paese va in recessione è un’altra questione: questo paese può anche decidere di sforare ma lo può fare sempre a fronte di una seria recessione. Se però il problema è la revisione delle previsioni da un +0,7 ad un +0,6, o poco più, non si può assolutamente ipotizzare di violare le regole e magari portare il nostro deficit al 4% di crescita».

Prima che una eventuale recessione si manifesti c’è un’onda che si abbatte ben prima sulle famiglie a partire dall’inflazione e su questa forse bisognerebbe intervenire.  «Le due cose sono collegate. Se l’onda dell’inflazione è forte per aumenti dei prodotti importati allora l’economia va in recessione. Ma l’onda sarà forte e prolungata solo se Hormuz non riapre. Ancora non siamo in quello scenario».

Quindi nessuna forzatura sul deficit?  Pensare di portare adesso il deficit al 4% è assolutamente prematuro, a memo che l’obiettivo non sia un altro».

Quale?  «Beh, il 2027 è un anno elettorale …».

Articoli correlati

Carlo Cottarelli e Lucio Pench nell’articolo Tre chiarimenti in merito alla permanenza dell’Italia nella procedura di deficit, chiariscono la mancata uscita dell’Italia dalla Procedura di Deficit Eccessivo (PDE). L’attenzione dei commentatori economici e politici si è concentrata sulla mancata uscita dell’Italia dalla Procedura di Deficit Eccessivo (PDE) per aver superato il tetto del 3% per l’indebitamento netto (o deficit) nel 2025. Occorre ricordare che, comunque, il piano di rientro concordato con l’Unione Europea comportava per il 2025 un deficit del 3,3%, con un’uscita dalla PDE solo in base ai dati del 2026. Con un deficit al 3,1%, è quindi comunque andata meglio del previsto. Ciò detto, si era creata la speranza di un’uscita più rapida. Cosa è successo e quali sono le conseguenze?

Di quanto è stato mancato l’obiettivo? Il 22 aprile l’Eurostat ha certificato che il deficit italiano è stato di 69.381 milioni di euro e il Pil di 2.258.049 milioni. Il rapporto deficit/Pil è così risultato del 3.073%, arrotondato nelle tavole al 3,1%. Di quanto è stato lo sforamento esattamente, rispetto al tetto del 3%? Alcuni commentatori hanno indicato che sarebbe stato sufficiente che il deficit scendesse al 3,04% per rispettare il criterio del 3%. (…) Per saperne di più attivare questo link   https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-tre-chiarimenti-in-merito-alla-permanenza-dell-italia-nella-procedura-di-deficit

I diversi metodi per misurare il Pil_Ia GoogleDownload
29/04/2026/0 Commenti/da redazione
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 0 0 redazione https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg redazione2026-04-29 14:56:072026-04-29 15:10:08Cresce poco il Pil…
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sfoglia gli archivi

Italia: politica, economia, società

  • Leggi elettorali pro partiti
  • Cresce poco il Pil…
  • Il voto dei giovani
  • Il dossier Pnrr
  • Tutto il male del mondo
Leggi Tutto

Sindacato Italiano

  • Accordo unitario…in pejus
  • Fine dei contratti pirata?
  • Bruno Buozzi padre dell’unità sindacale
  • Lavoro in «paraschiavitù»
  • Tanti al “concertone” e poi…

Territorio e Politiche locali

  • La periferia al centro
  • Piemonte a rischio retrocessione
  • Un piano per il lavoro
  • Virtù private e peccati pubblici
  • Il lavoro a tempo del covid

Globalmondo

  • Leone XIV, Platone, Asimov…
  • Trade Unions for peace
  • Rimosse le parole S e G
  • La Siemens di Erlangen
  • Perché i fischi alla IA?
  • L’indignazione morale dei giovani
  • Stop al Trattato Ue-Israele
  • Disordine mondiale
  • Quel colono in copertina…
  • Mercato CO2 e ETS

Europa: politica, economia, società

  • Perché la Spagna ci supera?
  • Aumenta il salario minimo in Germania
  • Svolta in Polonia
  • La giusta idea di Europa
  • Svolta Eu pro riders
  • Conferenza europea
  • Il sistema sanitario tedesco
  • La lettera europa
  • Cosa fanno altri paesi
  • La Stella (ntis) brilla per chi?

Crisi: analisi, proposte

  • KEYNES DALL’ALDILA’ – M.Deaglio – colloquio immaginario con il grande economista –
  • SOGNARE L’UTOPIA – F.Pellis – alternativa e progressisti –
  • LE CAPITAL AU XXI SIECLE – T.Piketty – tassare la ricchezza –
  • COME USCIRE DALLA STAGNAZIONE – M.Colitti e V.Comito – la lunga crisi –
  • RITORNO A LEHMAN BROTHERS -V.Zucconi – l’inizio della crisi finanziaria –
  • ECONOMIA IN CADUTA LIBERA -J.Stiglitz – recensione
  • PAROLE E FATTI DELLA FED – M.De Cecco – A&F
  • IN FRANCIA IL BONUS-MALUS PER I CONSUMI ENERGETICI – V.Buscaglione
  • FUMUS PRODUCTIVITATIS E CLUP- competitività e produttività –
  • LE BANCHE NON VOGLIONO IMPARARE – M.Onado – finanza e businnes

Follow us on Facebook

Sindacalmente

Per contatti scrivere a: tferigo@gmail.com serafino@etabeta.it

Policy Privacy

Informativa estesa
Collegamento a: Ci sono pochi soldi… Collegamento a: Ci sono pochi soldi… Ci sono pochi soldi… Collegamento a: Quel record negativo! Collegamento a: Quel record negativo! Quel record negativo!
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Questo sito non utilizza cookie di profilazione. Utilizza invece cookie tecnici e di terze parti legati alla presenza dei “social plugin” e del rilevamento delle statistiche di accesso. Premendo "Approva" o proseguendo con la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di più Leggi anche la nostra informativa sulla privacy.

Approva

Impostazioni Cookie e Privacy



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirvi i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue caratteristiche.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito web, rifiutarli avrà un impatto come il nostro sito funziona. È sempre possibile bloccare o eliminare i cookie cambiando le impostazioni del browser e bloccando forzatamente tutti i cookie di questo sito. Ma questo ti chiederà sempre di accettare/rifiutare i cookie quando rivisiti il nostro sito.

Rispettiamo pienamente se si desidera rifiutare i cookie, ma per evitare di chiedervi gentilmente più e più volte di permettere di memorizzare i cookie per questo. L’utente è libero di rinunciare in qualsiasi momento o optare per altri cookie per ottenere un’esperienza migliore. Se rifiuti i cookie, rimuoveremo tutti i cookie impostati nel nostro dominio.

Vi forniamo un elenco dei cookie memorizzati sul vostro computer nel nostro dominio in modo che possiate controllare cosa abbiamo memorizzato. Per motivi di sicurezza non siamo in grado di mostrare o modificare i cookie di altri domini. Puoi controllarli nelle impostazioni di sicurezza del tuo browser.

Cookie di Google Analytics

Questi cookie raccolgono informazioni che vengono utilizzate sia in forma aggregata per aiutarci a capire come viene utilizzato il nostro sito web o quanto sono efficaci le nostre campagne di marketing, o per aiutarci a personalizzare il nostro sito web e l'applicazione per voi al fine di migliorare la vostra esperienza.

Se non vuoi che tracciamo la tua visita al nostro sito puoi disabilitare il tracciamento nel tuo browser qui:

Altri servizi esterni

Utilizziamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori esterni di video. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti permettiamo di bloccarli qui. Si prega di notare che questo potrebbe ridurre notevolmente la funzionalità e l’aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Google Fonts:

Impostazioni Google di Enfold:

Cerca impostazioni:

Vimeo and Youtube video embeds:

Altri cookies

Sono necessari anche i seguenti cookie - Puoi scegliere se permetterli:

Privacy Policy

Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy.

Privacy Policy