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Italia: politica, economia, società, Sindacato italiano

TRA CHIACCHIERE E INDIFFERENZE – P.Carniti – la disoccupazione da doppia causa –

Pierre Carniti manda in rete un lungo articolo su “La disoccupazione tra chiacchiere ed indifferenze”. Nella  prima parte sintetizza le iniziative degli ultimi governi sulla situazione del lavoro in Italia. I giudizi sono accompagnati da pungente ironia sulla discrasia tra analisi-proposte e risultati. Poi descrive quanto successo nelle diverse rivoluzioni industriali, dal XIX secolo ad oggi. Si sofferma sui passaggi dell’orario di lavoro dalle 80 alle 72 ore e poi 60, accompagnati ( dalle lotte) e da forti incrementi di produttività con il passaggio dall’energia idraulica al vapore e poi all’elettricità. Al centro dei conflitti operai-padroni l’eterno problema di come utilizzare i grandi incrementi di produttività. Così ancora con il fordismo e le linee di montaggio, e la settimana lavorativa quando  passò dalle 48 ore alle 40.

Pierre Carniti analizza la storia economica ripescando la celebre conferenze di Keynes a Madrid del 1930 “Prospettive economiche per i nostri nipoti” individuando connessioni con la storia dei nostri giorni.

Dopo Keynes cita e riporta ampi stralci della lettera del fondatore della Fiat Giovanni Agnelli a Luigi Einaudi, nel 1933, per sollecitare una politica economica che riducesse gli orari a parità di salario con tanto di esempi matematici.

Per affrontare concretamente il problema dell’occupazione oggi, Carniti ricorda gli effetti dell’informatica e delle nuove tecnologie che riducono i posti di lavoro  aumentando la produttività. Un processo che assomma alle conseguenze della disoccupazione provocata da “insufficienza da domanda di lavoro effettiva” (analisi keynesiana) quelle indicate dall’altro grande economista Ricardo sulla disoccupazione da cause tecnologiche.

Carniti si sofferma sulle citazioni degli illustri personaggi e sulle sue considerazioni su un punto ben preciso quello delle conseguenze sociali disastrose quando la velocità del progresso tecnico (che riduce fatica e quantità di lavoro per un dato prodotto)  non si sposa con una nuova forma dell’organizzazione del lavoro con al centro la riduzione dell’orario prestato.

Chiama in causa anche Bertrand Russel con la sua nota riflessione su cosa succeda quando una fabbrica di spilli si modernizza; quindi Herbert Marcuse  e  Leontieff.

La parte finale dell’articolo si sofferma sulle politiche del lavoro avviate nell’ultimo decennio del XX secolo con la risposta di rendere flessibile il lavoratore, e le tante pratiche del lavoratore “usa e getta” che hanno determinato un sistema – particolarmente evidente in Italia, sottolinea Carniti –  “ di un calo sensibile della produttività del lavoro. Perché se si possono costringere i precari a lavorare di più non gli si può imporre anche di lavorare meglio. Da qui la comparsa di una occupazione flessibile ma a bassa produttività. Come hanno ampiamente messo in evidenza diverse ricerche “.

Alla strategia degli ultimi governi (Berlusconi, Monti,Letta) dedica, a conclusione dell’articolo una riflessione critica di grande attualità anche per il governo Renzi e il dibattito in corso sul disegno legislativo del Jobs Act.

Una riflessione critica non solo per la politica ma per i sindacati che su questo fronte della disoccupazione tecnologica e da domanda, si sono dimostrati nei fatti, in questi anni, conservatori e miopi.

Scrive Pierre Carniti: resta il fatto che la ridefinizione del ruolo dell’individuo e delle organizzazioni che rappresentano il lavoro in una società sempre più deprivata del lavoro di massa, costituisce sicuramente la questione fondamentale con cui dovrà sapersi confrontare la società del futuro. Nello stesso tempo bisogna sapere che per riuscire ad affrontare concretamente questa sfida il punto da avere chiaro, fin da ora, è che sarà impossibile fare davvero i conti con la questione della disoccupazione se si continuerà ad ignorarne la sua duplice natura: keynesiana e ricardiana. Perciò di una cosa occorre essere consapevoli: fino a quando questa presa di coscienza non incomincerà a farsi adeguatamente strada, la disoccupazione continuerà purtroppo a restare (per quanto ciò venga a parole considerato riprovevole) essenzialmente un problema dei disoccupati.

Allegato:
disoccupazione_produttivita_e_orari_carniti.doc

31/03/2014/0 Commenti/da
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