Quel vento d’Aprile di 76 anni fa riportò la libertà di parola e nelle edicole il pluralismo di stampa. L’informazione era considerata un bene comune, un diritto di tutti, un ingrediente fondamentale della democrazia, che è ben sancito nell’art. 21 della Costituzione. Ben lo ricorda Massimo Rendina in “E venne il tempo della parola nuova” su L’Espresso (v.allegato).  

Il premier Mario Draghi, dopo aver partecipato alla cerimonia all’Altare della Patria, ha visitato il Museo della Liberazione in via Tasso a Roma, da dove ha pronunciato chiare parole come «..Nell’onorare la memoria di chi lottò per la libertà dobbiamo anche ricordarci che non fummo tutti, noi italiani, “brava gente”. Dobbiamo ricordare che non scegliere è immorale Dobbiamo ricordare che non scegliere è immorale per usare le parole di Emanuele Artom. Significa far morire, un’altra volta, chi mostrò coraggio davanti agli occupanti e ai loro alleati e sacrificò sé stesso per consentirci di vivere in un Paese democratico.». Sono parole inedite nel linguaggio ufficiale e pubblico di un presidente del Consiglio. Come lo sono state quelle di poco tempo fa nel considerare Erdogan un dittatore. (vedi testo e audio a questi link).  http://youtu.be/lsu9fjorua8    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/discorso-di-draghi-festa-liberazione-museo-tasso-25-aprile-hdjs5e0e

Marco Tarquinio in Il valore della Liberazione ieri come oggi. Anche per chi non ci crede, su L’Avvenire, scrive. Le lotte di resistenza e di liberazione da un grande male, da un’iniquità, da un’insidia terribile si fanno perché sono giuste e perché sono per tutti. Anche per quelli che al male non credono, di resistenza non vogliono sentir parlare e la liberazione l’intendono soltanto a modo loro. La Resistenza al nazifascismo è stata fatta per tutti, anche per quelli che combattevano dalla nera parte sbagliata. E la Liberazione è maturata per tutti. È cominciata il 25 aprile 1945 e si è completata tra il 2 e il 22 giugno 1946, con la nascita della Repubblica e con la pacificante amnistia che porta il nome di Togliatti e il sigillo di De Gasperi. Canti e bandiere al vento, armi poco a poco riposte, errori e orrori smessi e superati: una pietra sulla guerra e sulla guerra civile, non sulla memoria necessaria, non sui torti e sulle ragioni. Molti hanno avuto torti, ma quelli che grazie a Dio hanno vinto, i partigiani e le partigiane, i soldati del ricostituito Esercito italiano, avevano infinitamente più ragione. E continuano a meritare il nostro grazie e sono ancora oggi il nostro orgoglio e la linfa della democrazia repubblicana. (…) https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/anche-per-chi-non-ci-crede

Alberto Cavaglion, tra i più rigorosi studioso della Resistenza, in “Perché ha ancora senso spiegare la Resistenza ai nostri figli”, su Il Domani, dopo aver ricordato il contesto del 2005 quando pubblicò La Resistenza spiegata a mia figlia, prosegue con tre brevi capitoli: autocritica di una generazione, resistenza disarmata, zone d’ombra, un complesso di individui. Conclude con le parole di Emanuele Artom, torturato e ucciso nel 1944, che salvaguardano dai rischi connessi alle celebrazioni che indulgono nella retorica e nell’iconofrafia mitologica. Nel suo diario invitava a raccontare anche le cose sgradevoli, «perché fra qualche decennio una nuova retorica patriottarda o pseudo-liberale non venga a esaltare le formazioni dei purissimi eroi; siamo quello che siamo: un complesso di individui, in parte disinteressati e in buona fede, in parte arrivisti politici, in parte soldati sbandati che temono la deportazione in Germania». Se Artom fosse stato ascoltato il caso-Pansa sarebbe evaporato al sole del 25 aprile in un istante. (…)  Scrive sempre Artom: «Il fascismo non è una tegola cadutaci per caso sulla testa; è un effetto della a-politicità e quindi della immoralità del popolo italiano. Se non ci facciamo una coscienza politica non sapremo governarci e un popolo che non sa governarsi cade necessariamente sotto il dominio straniero o sotto una dittatura». Un clic su questo link per il testo completo https://www.editorialedomani.it/fatti/perche-ha-ancora-senso-spiegare-la-resistenza-ai-nostri-figli-lryra99k

Sono molte le figure di partigiani/e dimenticate, molte tombe ignote.

Memoriale della Resistenza Italiana – Il progetto di Laura Gnocchi e Gad Lerner  che l’Anpi ha accolto  con entusiasmo. Le centinaia di volti di partigiane e partigiani che compongono le tessere del mosaico di questo Memoriale della Resistenza italiana, rappresentano un insieme di storie di vita raccontate in tarda età dai diretti interessati, allora giovanissimi. Ciascuno di loro, nella grande varietà delle estrazioni sociali e degli orientamenti culturali, testimonia una scelta di libertà compiuta rivoltandosi contro il regime fascista e l’invasore tedesco. La ricerca, avviata nel 2019 prima della pandemia Covid che ha falcidiato questa generazione, portatrice di un prezioso deposito di memorie e di insegnamenti, è ancora in divenire. L’ obiettivo è di raccogliere qui il massimo numero di testimonianze dei protagonisti della Resistenza, comprese le molte rilasciate in precedenza e disseminate in vari archivi.  http://www.noipartigiani.it

La Resistenza, il coraggio della scelta – 25 aprile. L’editore scolastico, Palumbo Editore di Palermo, ha sentito il dovere di mettere gratuitamente a disposizione di studenti e docenti, il video documentario sulla Resistenza della regista Elisa Savi a cui hanno prestato la voce, il volto e le testimonianze, intellettuali, scrittori, artisti, militanti e rockstar che si sono prestati con grande generosità e coinvolgimento per contribuire a formare i saperi e la coscienza dei futuri eredi della democrazia, della società, dei diritti e della libertà  Moni Ovadia  25.04.2021 Il Manifesto. Per chi volesse vederlo, questo è il link: https://www.palumboeditore.it/insiemeperlascuola/contenuti/ddi/25aprile/index.html

Pino Ippolito Armino, in “Così si cancella la Resistenza meridionale”,su Il Manifesto, proseguendo le sue ricerche sul contributo alla Resistenza di partigiani meridionali racconta la storia di Rocco Marra, caduto in Valle Viù. (…) In tanti comuni del Centro-Nord i cittadini che vorranno aderire all’appello dell’Anpi non avranno che l’imbarazzo della scelta. A Torino, ad esempio, si contano a centinaia le targhe che ricordano i caduti nelle varie zone della città. (…)  Non è, purtroppo, così ovunque in questo paese. Soprattutto il Mezzogiorno è privo, in larga parte, di questa memoria nonostante la storiografia più recente, dopo molti anni di colpevole oblio, ha infine riconosciuto l’importanza della partecipazione dei meridionali nella guerra di Liberazione. Chi in Calabria, ad esempio, volesse onorare la memoria di Rocco Marra da Sant’Alessio d’Aspromonte non potrà deporre un fiore su una targa perché quell’amministrazione comunale non ha mai pensato di dedicargliene una. Eppure la vicenda di Marra è emblematica sotto molti aspetti e consente di liberarci anche dell’ultimo tabù sui partigiani meridionali. Leone, questo il suo nome di battaglia, non è un soldato dell’esercito italiano rimasto intrappolato a nord dopo l’8 settembre; e non è neppure un disertore dell’esercito di Salò perché non è ancora stato chiamato alle armi essendo nato nel febbraio del ‘26. Marra è un giovanissimo operaio delle Officine Savigliano, emigrato l’anno prima dalla sua Calabria accodandosi ai Romeo, una famiglia di santalessoti in cerca di fortuna a Torino. L’esperienza in fabbrica, il suo spirito intraprendente e ribelle gli hanno impresso presto una solida coscienza antifascista. La sera del 25 gennaio ’44, insieme a quattro dei suoi compagni, prende la via della montagna. (…) Le sue spoglie, anche queste tra quelle rinvenute da Grosa, sono custodite in una cella del Sacrario dei Partigiani al Cimitero Monumentale di Torino ma sulla targa è stato scritto “partigiano ignoto 1944” in quanto all’epoca del ritrovamento non fu possibile distinguerla da quella di altri suoi compagni. (…) Come Marra molti altri partigiani meridionali attendono di essere riscoperti e onorati nei comuni dove sono nati e da dove partirono senza potervi fare ritorno. Sia, allora, questa ricorrenza, questo 76° anniversario del 25 aprile ’45, l’occasione per tanti comuni del Mezzogiorno di dedicare una targa ai loro, sinora dimenticati, eroi della Resistenza. (v. il testo completo in allegato)

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