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Sindacato italiano

I SANTI MINORI DELLA CISL – R.Vialba – e non c’è sindacato di riserva –

I santi minori fanno grande la Cisl, necessità di pulizia all'interno e non c'è un sindacato di riserva. La CISL è una grande organizzazione con ben 4.400.000 persone iscritte e in crescita, cioè che pagano la tessera ogni anno, rappresentate da alcune migliaia di sindacalisti ai diversi livelli comunali, provinciali, regionali e nazionali. Se questa è la CISL, lo si deve alla credibilità, coerenza e serietà delle politiche che persegue e ai risultati che consegue ma, anzitutto, alle persone che la rappresentano che altro non sono che santi minori che fanno grande la CISL.

Costoro non hanno spazio nei mass media, i giornali e le televisioni non parlano di loro, eppure gli iscritti sanno chi sono e dove sono e, dunque, a chi rivolgersi quando hanno un problema da risolvere.Tra coloro di cui si interessano i mass media vi sono anche santi maggiori (ad esempio Carniti e Pezzotta) non coinvolti nella degenerazione etica e morale di cui si parla in questi giorni. Questo patrimonio di credibilità,coerenza e serietà non può essere messo in discussione ma salvaguardato con azioni di profonda e trasparente pulizia interna.

Chi,come me, ha passato quasi tutta una vita nella CISL sa benissimo, senza bisogno che lo dica Savino Pezzotta nella sua intervista a Lettera 43, che la degenerazione etica e morale della CISL è iniziata subito dopo il Congresso Confederale del luglio 2005 con la rivendicazione di Bonanni, sostenuto dai suoi padrini esterni agli organismi CISL, di essere nominato Segretario Generale Aggiunto e dal conseguente motivato diniego di Savino.

Nell'arco di sei mesi Bonanni e il suo gruppo, che potevano contare su importanti riferimenti esterni alla CISL, sono riusciti a ribaltare la maggioranza congressuale che aveva eletto Savino con oltre il 95% dei voti congressuali.

Come ciò sia stato possibile resta per me un mistero. I fatti odierni però aiutano a chiarire i percorsi e le modalità che avevano portato ad un così rapido cambio di Segretario Generale e forse i fatti di cui si parla oggi non sono altro che la conseguenza di quei percorsi e modalità.

E come non ricordare i metodi di Bonanni per consolidarsi nel suo nuovo ruolo. Ad esempio: nel 2008, in una importante struttura regionale un candidato alla carica di segretario generale è stato esautorato per la semplice ragione che ha avuto il coraggio di prendere posizione, con una lettera personale indirizzata a Bonanni Segretario Generale della CISL, contro il mega stipendio di 345.000 euro di un segretario nazionale della CISL, Gianni Baratta, grande sostenitore di Bonanni. Nessuna risposta ma solo la sua esautorazione e la nomina di un Segretario generale gradito a Bonanni.

Ricordare gli avvenimenti del passato non modifica la realtà attuale, ma serve ad individuare responsabilità e connivenze, soprattutto se si considera che gli stipendi indicati nella lettera di Scandola si giustificano solo se si ammette che i componenti degli organismi a cui appartengono o sono appartenuti i dirigenti di cui si parla, non potevano non sapere, anzi, di tale situazione ne hanno tratto un personale beneficio. Vorrei ricordare che il problema della chiarezza e della trasparenza sui livelli retributivi nella CISL esiste da almeno il 2008. Da allora, nonostante le molte richieste di semplici iscritti e operatori sindacali, nulla è stato fatto e ciò ha permesso il caso Bonanni e quelli attuali.

Ora la Segreteria Confederale dice: svoltiamo verso la trasparenza. Molto bene e meglio tardi che mai. Resta però, e vorrei sbagliarmi, che comunque gli interventi decisi dalla Segreteria Confederale non prendono in considerazione né le carte di credito della struttura di appartenenza in uso ai dirigenti, né il sistema dei rimborsi spese a pie di lista e spesso senza pezze giustificative.

Se la CISL non ritrova il coraggio di fare pulizia al suo interno per assicurare chiarezza e trasparenza nei confronti dei suoi iscritti, è un'organizzazione che non ha futuro e questo mi preoccupa perchè non ho un sindacato di riserva.  Rodolfo Vialba  Fnp Cisl

17/08/2015/2 Commenti/da
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2 commenti
  1. Anonimo
    Anonimo dice:
    21/08/2015 in 12:21 am

    mi spiace dirlo ma i semi di tutto ciò sono più vecchi.
    direi che la premessa è iniziata con l’uscita anticipata di Marini e la nomina di D’Antoni. si è consolidata quando lo stesso D’Antoni ha dovuto “costruirsi” l’uscita dal sindacato e l’entrata in politica-partitica. Già all’epoca chi ha avuto l’ardire di non schierarsi con Sergio ha avuto vita difficile. dopo che si incomincia a scivolare, la caduta prende sempre più velocità. io non mi sono cercato un sindacato di riserva, mi sono cercato una vita ed un impegno alternativo non riconoscendomi in quello che ha continuato a chiamarsi sindacato ma Sindacato non era più.
    G.O.

    Rispondi
  2. Pier Luigi  Trivelli
    Pier Luigi Trivelli dice:
    22/08/2015 in 12:44 pm

    Sono molti gli aspetti di riflessione che dobbiamo iniziare a fare, primo fra tutti l’eccessiva delega che abbiamo dato ai nostri rappresentanti sia essi sindacali o politici.
    La Democrazia è sacra, ma bisogna saperla mantenerla viva attraverso la partecipazione e il dibattito.
    Abbiamo perso l’abitudine al dialogo e per ragioni di praticità o spesso di opportunismo delegato ad altri quello che avremmo dovuto fare noi.
    Possiamo indignarci di fronte allo scandalo degli stipendi CISL?
    Non solo possiamo, ma dobbiamo farlo è un nostro diritto ed un nostro dovere, soprattutto se abbiamo incarichi nell’associazione.
    Abbiamo sempre ritenuto dopo la caduta della prima Repubblica e gli attacchi alla democrazia rappresentativa che il corpo intermedio rappresentava il solo in grado di contrastare la deriva oligarchica del paese: noi rappresentavamo la vera democrazia fatta di congressi, riunioni e assemblee. Noi eravamo fra i lavoratori mentre i partiti si allontanavano dalla gente, dalla popolazione e dagli stessi loro elettori. Tutto questo è cambiato anche in casa nostra e l’espulsione di un dirigente sindacale per i motivi di cui si è tanto parlato sa molto di dittatura. Non esiste un motivo morale o etico se non quello di avere detto al guidatore, in modo magari rude, o cambi strada o cadiamo nel baratro. Anche noi siamo diventati un oligarchia dove i dogmi arrivano dall’alto, senza un confronto serio nella base. A mio avviso tutto il sindacato dovrebbe rinascere e purificarsi dalle incrostazioni ideologiche, da gli atteggiamenti immorali o privi di etica. Siamo ancora in tempo per cambiare, l’assemblea organizzativa di settembre dovrebbe non essere un mero rito da eludere in pochi minuti, ma un vero confronto per gettare le basi di un nuovo modo di fare sindacato e di dare realmente spazio a chi quotidianamente è in trincea. Quindi se un merito Scandola l’ha avuto è senz’altro quello di avere aperto un dibattito e accelerato quelle norme di trasparenza che abbiamo chiesto ai politici e che noi stessi per primi dovremmo attuare, unico rammarico che il dibattito per il momento è sui network anziché nelle nostre sedi istituzionali. Riprendendo un concetto di Pastore: Il sindacato è dei lavoratori, non potrà essere di nessun altro, ed io non ho un sindacato di riserva.
    Pier Luigi Trivelli

    Rispondi

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