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Sindacato italiano

DOVE VA LA CISL ? – Gianni Italia – autonomia e dibattito

Dove va la Cisl? La CISL è stata una innovazione importante nel panorama sindacale del dopoguerra. E negli ultimi quarantacinque anni ha caratterizzato le scelte, molte volte innovative, del sindacalismo italiano. In più la CISL ha vissuto, negli anni, una dialettica interna molto interessante nella confederazione e nelle categorie ed ha rappresentato un fattore di innovazione nel panorama politico del nostro paese introducendo la prassi del sindacato dell’autonomia. Questa caratterizzazione è stata pienamente condivisa dai lavoratori al punto che le adesioni sono cresciute e si è potuto costituire anche un forte sindacato dei pensionati. La CISL è un sindacato che conta oggi più di quattro milioni e ottocentomila iscritti e sviluppa una gran quantità di servizi per gli iscritti e per i non iscritti.

Eppure la CISL si è impoverita. La dialettica nella confederazione si è persa. Le categorie sono ormai entrate in una logica di subalternità alla confederazione. La “povertà” della CISL è evidente e si stenta a vedere una ripresa della dialettica interna nel futuro. C’è un arretramento delle categorie che sono anche spogliate delle loro prerogative contrattuali e delle loro prerogative. La confederazione è spesa su un progetto politico incerto ma al quale da tutto il suo appoggio anche scontando un malumore diffuso negli iscritti. L’idea, sbagliata, è che stare in politica sia un aiuto alle idee sindacali della CISL.

Pastore costituì la propria corrente per arginare la pressione della DC sulla confederazione. De Gasperi e gli altri leader della DC volevano che la CISL fosse docile al loro volere. Pastore per questo decise di avere una sua corrente che radunò quasi tutti i leader della CISL  che erano eletti al parlamento. C’è un carteggio tra il responsabile a Roma dell’ambasciata USA e il suo Governo su questo fatto e la conclusione fu quella che si vedeva di buon occhio questa soluzione perché portava la CISL a essere più autonoma dalla DC e quindi in grado di svolgere un ruolo da sindacato autonomo; ovviamente in competizione con la CGIL.

L’autonomia è la risorsa che il sindacato deve salvaguardare. E, insieme all’autonomia, la dialettica interna va valorizzata soprattutto in questi tempi cosi controversi per il sindacato. Ma questo spazio  in CISL non esiste più e le intelligenze più vivaci vengono emarginate in una logica di appiattimento sulle scelte che privilegiano il tornaconto della politica. La presenza del Segretario Generale nelle iniziative che vogliono una soluzione di continuità dell’attuale Presidente del Consiglio è la testimonianza che c’è una vera e propria azione politica che si vuole perseguire alla quale va subordinata l’azione sindacale. Inoltre ci sono decisioni che riguardano la confederazione e la suo organizzazione interna. Essa è tutta piegata a dare corpo alle ambizioni di questo gioco politico con l’abbandono di settori di lavoro che un tempo erano un fattore di distinzione della CISL.

La questione in gioco è proprio la CISL. Il suo futuro come confederazione. Il futuro delle sue categorie. Perché qui c’è un’altra questione che si sta discutendo nella confederazione che può cambiare il suo futuro ed è la unificazione delle categorie. Le modalità di attuazione non ha niente di originale. Si accorpano le categorie secondo una logica di svuotamento del loro ruolo e di ripiegamento nell’ambito confederale. Oltre a questo c’è in atto un accorpamento delle unioni territoriale, seguendo anzi anticipando le decisioni del governo,  dove la partecipazione alle scelte e alle decisioni sarà prerogativa di un numero ristretto di uomini. Si vuole restringere il numero dei dirigenti che decidono in modo da uniformare i modi di esprimere le proprie opinioni. In più questa “riforma”  eliminerà in modo pressoché generalizzato i lavoratori in produzione dai Direttivi e dagli altri luoghi  di decisione.

E’ in atto una nuova fase nella CISL secondo un modello funzionale ad un disegno di nuovo collateralismo che oggi è il centrismo e domani chissà. Il contrario della collocazione di soggetto politico autonomo che era stata data alla confederazione con una dialettica interna forte e decisiva per il suo futuro. Inoltre questa fase chiude decisamente le prospettive unitarie delle confederazioni con tutti i rivolti negativi sul loro futuro.  Risvolti negativi sulla loro tenuta organizzativa perché essa e legata alla difesa degli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie che oggi sono attaccati . Del resto la scarsa opposizione alle leggi del governo ne ha ampiamente confermato la subalternità. E risvolti negativi sulla loro autonomia dalle forze politiche che se ne serviranno per proporre  le loro soluzioni ai problemi che abbiamo davanti con un ruolo di garanti da parte dei sindacati.                                                   

Gianni Italia *     1 dicembre 2012

* Nel 1989 succede a Raffaele Morese come segretario generale della Fim-Cisl, che continuerà a guidare fino al congresso di Genova del maggio 1997. Alla fine del 1997 diventa presidente dell’Iscos (Istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo della Cisl).

 

 

05/12/2012/0 Commenti/da
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