DOVE SI INSEGNA E SI APPRENDE – G.Montanari – recensioni –

Mentre si discute sul maxiemendamento sulla scuola in termini di assunzioni, graduatorie ecc., soffermiamoci un momento su un terreno meno rovente, ma non per questo meno importante, di cui forse ci si dimentica: la scuola come luogo dove si insegna e si apprende.

Se ne parla nel libro di Marco Rossi Doria con Giulia Tosoni, Insegnare. Intervista sulla scuola che ci meritiamo, edizioni Gruppo Abele, Torino 2015 (frutto di un'intervista svolta nel 2014). Un estratto del libro è anticipato nella newsletter di Doppiozero del 23 giugno 2015.

Marco Rossi Doria è stato sottosegretario all'Istruzione nei governi Monti e Letta, però definisce se stesso soprattutto come maestro; l'intervista pertanto verte sul mestiere d'insegnare. Per lui la scuola, in particolare quella elementare, è un cantiere in cui conta la quotidianità delle esperienze, l'apprendimento attraverso un tirocinio fatto di successi e insuccessi, che si trasformano in difficoltà superate, un cantiere in cui i bambini imparano moltissimo stando fra loro.

E il maestro è ogni volta “un teorico in azione e un pratico che si chiede se va bene o no, che aggiusta il tiro, corregge, aggiunge, toglie […] immerso in un artigianato emotivo e cognitivo insieme, pensato e mantenuto per favorire apprendimento. Il che richiede scienza ma anche arte, per dirla un po' all'antica”.

Sullo stesso numero della newsletter di Doppiozero, un articolo di Marco Belpoliti parla delle manifestazioni violente avvenute a Milano ai margini del corteo dei No Expo, il 1° maggio, che lo hanno lasciato attonito. L'articolo s'intitola “Dateci” prendendo spunto dall'omonima poesia di Primo Levi  dedicata ai violenti di spirito (“Dateci qualche cosa da distruggere….”) scritta nel 1984.

Belpoliti è molto critico nei riguardi di un articolo di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera, che “pontificava riguardo il conservatorismo che avanzerebbe nel paese, richiesta di normalità, e anche di ordine”; tale interpretazione per Belpoliti è “segno di una cecità verso quello che accade nei sottopassi della società italiana”; analogamente ritiene che non sia un bel segnale “un Presidente del Consiglio quarantenne che parla della minoranza dei distruttori come dei figli di papà col Rolex”, definizione che “andrebbe letta a sua volta come un sintomo di un'indifferenza e di un'incapacità a capire le tensioni che vivono nella società..”.

Manifestazioni violente come frutti amari della diseducazione, dimostrazioni lampanti di una scuola che non ha assolto al suo compito, non solo per sua colpa, ma per come va oggi il mondo.

Controcorrente rispetto a questa tendenza, è consolante un piccolo libro di Rosamaria Vanadia, Un mondo di carta, Erickson LIVE 2015, in cui l'autrice, che ha svolto per molti anni il ruolo di educatrice in comunità di giovani e meno giovani disabili, presenta il succo della sua esperienza.

Il “mondo di carta” è quello degli oggetti costruiti dai ragazzi sotto la guida delle educatrici, babbi Natale, casette, animali, pupazzetti, che sono il simbolo concreto di un lavoro svolto con discrezione e chiaroveggenza, nel rispetto totale di quelle vite umiliate e mortificate dal destino. Quegli oggetti hanno avuto un grande valore terapeutico per gli ospiti della scuola, perché rappresentano il buon risultato di un lavoro che sono riusciti a svolgere e che ha dimostrato a loro stessi le loro capacità.

Gianna Montanari

 

 

 

 

Mentre si discute sul maxiemendamento sulla scuola in termini di assunzioni, graduatorie ecc., soffermiamoci un momento su un terreno meno rovente, ma non per questo meno importante, di cui forse ci si dimentica: la scuola come luogo dove si insegna e si apprende.

Se ne parla nel libro di Marco Rossi Doria con Giulia Tosoni, Insegnare. Intervista sulla scuola che ci meritiamo, edizioni Gruppo Abele, Torino 2015 (frutto di un'intervista svolta nel 2014). Un estratto del libro è anticipato nella newsletter di Doppiozero del 23 giugno 2015.

Marco Rossi Doria è stato sottosegretario all'Istruzione nei governi Monti e Letta, però definisce se stesso soprattutto come maestro; l'intervista pertanto verte sul mestiere d'insegnare. Per lui la scuola, in particolare quella elementare, è un cantiere in cui conta la quotidianità delle esperienze, l'apprendimento attraverso un tirocinio fatto di successi e insuccessi, che si trasformano in difficoltà superate, un cantiere in cui i bambini imparano moltissimo stando fra loro.

E il maestro è ogni volta “un teorico in azione e un pratico che si chiede se va bene o no, che aggiusta il tiro, corregge, aggiunge, toglie […] immerso in un artigianato emotivo e cognitivo insieme, pensato e mantenuto per favorire apprendimento. Il che richiede scienza ma anche arte, per dirla un po' all'antica”.

Sullo stesso numero della newsletter di Doppiozero, un articolo di Marco Belpoliti parla delle manifestazioni violente avvenute a Milano ai margini del corteo dei No Expo, il 1° maggio, che lo hanno lasciato attonito. L'articolo s'intitola “Dateci” prendendo spunto dall'omonima poesia di Primo Levi  dedicata ai violenti di spirito (“Dateci qualche cosa da distruggere….”) scritta nel 1984.

Belpoliti è molto critico nei riguardi di un articolo di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera, che “pontificava riguardo il conservatorismo che avanzerebbe nel paese, richiesta di normalità, e anche di ordine”; tale interpretazione per Belpoliti è “segno di una cecità verso quello che accade nei sottopassi della società italiana”; analogamente ritiene che non sia un bel segnale “un Presidente del Consiglio quarantenne che parla della minoranza dei distruttori come dei figli di papà col Rolex”, definizione che “andrebbe letta a sua volta come un sintomo di un'indifferenza e di un'incapacità a capire le tensioni che vivono nella società..”.

Manifestazioni violente come frutti amari della diseducazione, dimostrazioni lampanti di una scuola che non ha assolto al suo compito, non solo per sua colpa, ma per come va oggi il mondo.

Controcorrente rispetto a questa tendenza, è consolante un piccolo libro di Rosamaria Vanadia, Un mondo di carta, Erickson LIVE 2015, in cui l'autrice, che ha svolto per molti anni il ruolo di educatrice in comunità di giovani e meno giovani disabili, presenta il succo della sua esperienza.

Il “mondo di carta” è quello degli oggetti costruiti dai ragazzi sotto la guida delle educatrici, babbi Natale, casette, animali, pupazzetti, che sono il simbolo concreto di un lavoro svolto con discrezione e chiaroveggenza, nel rispetto totale di quelle vite umiliate e mortificate dal destino. Quegli oggetti hanno avuto un grande valore terapeutico per gli ospiti della scuola, perché rappresentano il buon risultato di un lavoro che sono riusciti a svolgere e che ha dimostrato a loro stessi le loro capacità.

Gianna Montanari

 

 

 

 

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