La Felsa Cisl fa assist a Glovo&c
La Felsa Cisl rompe l’asse con le rispettive categorie di Cgil e Uil e resta a negoziare accettando la classificazione dei rider come lavoro autonomo, con quanto consegue come precariato, cottimo (senza pause retribuite) e paghe basse. La rottura dell’unità sindacale indebolisce anche l’intervento della Procura di Milano che ha commissariato le due aziende. Pubblichiamo la cronaca di Roberto Rotunno
Per i rider nessuna svolta: la Cisl fa l’assist a Glovo&c. – Roberto Rotunno – il Fatto Quotidiano 13-7-26 –
Le indagini sui due colossi milanesi – Dopo l provvedimento contro Glovo, a febbraio scorso anche Deliveroo Italy è stata posta sotto amministrazione giudiziaria per caporalato. Le indagini del pm Paolo Storari hanno scoperto migliaia di lavoratori sistematicamente sfruttati con paghe in molti casi inferiori del 90% rispetto alla soglia di povertà. I numeri:
- 60.000 coinvolti. Sono i rider impiegati da Glovo e Deliveroo secondo i dati certificati dalla Procura
- 2,50 € paghe misere. Quelle riscontrate dalle indagini che hanno portato al controllo giudiziario
- 10 € aumenti irrisori – Quelli dati per il periodo febbraio-maggio 2026 secondo la Nidil Cgil
Ci risiamo. Come nel 2020 Allora fu l’Ugl a permettere di siglare un Ccnl poi stroncato da ministero e tribunali. Gli algoritmi determinanti nell’organizzazione del lavoro.

Il percorso dei rider ricorda sempre più il gioco dell’oca e rischia ora, ancora una volta, di tornare alla casella di partenza. Le piattaforme Deliveroo e Glovo – che ne impiegano quasi 60mila hanno trovato la sponda di un sindacato disposto a fare concessioni sul loro modello di precariato spinto. Se nel 2020 fu l’Ugl, questa volta è la Cisl, unica sigla rimasta al tavolo con l’Assodelivery e la Conftrasporto, mentre la Cgil e la Uil hanno abbandonato il negoziato. Il timore è quindi che, malgrado l’iniziativa forte della Procura di Milano, che ha commissariato le due società, la partita si possa chiudere di nuovo a favore delle aziende.
Le trattative unitarie sono saltate il 26 giugno. Insieme con le associazioni delle imprese, entrambe del recinto Confcommercio, c’erano Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp, i tre sindacati dei lavoratori “atipici”. I fattorini, va ricordato, non vengono assunti con contratti da dipendenti ma reclutati con rapporti di lavoro autonomo, con o senza partita Iva, quindi senza salari orari né diritti connessi, ma solo con pagamenti a consegna. Una struttura organizzativa di fatto “a chiamata” che in Deliveroo e Glovo ha resistito negli anni malgrado le sentenze della Cassazione che l’ hanno definita illegittima, stabilendo al contrario che ai rider spettano le tutele del lavoro dipendente.
ORA LE PIATTAFORME stanno cercando di uscire indenni dalle indagini coordinate dal pubblico ministero Paolo Storari, che a febbraio di quest’anno hanno portato al controllo giudiziario, avendo riscontrato paghe da 2,50 euro a corsa e ritenute sotto la soglia di povertà. Le app dovranno dimostrare, sotto la supervisione dei commissari nominati dal Tribunale, di aver adottato un modello che superi l’accusa di sfruttamento. Per la Cgil e la Uil ci sarebbe una via per chiudere la questione: riconoscere la subordinazione, assumere i rider, applicare il contratto collettivo con tanto di paga oraria, ferie e altre tutele stabilite dagli accordi sindacali. È però una linea che le app –a eccezione di Justeat – hanno sempre rifiutato, aggrappandosi al contratto firmato nel 2020 con la favorevole Ugl, disposta ad accettare le paghe a cottimo.
Allora l’aiuto del sindacato di destra servì per trovare la scappatoia dalla legge approvata dal governo Conte Due, che aveva imposto alle piattaforme l’adozione di un contratto collettivo.
Che cosa prevede quindi quel contratto firmato con l’Ugl rider? Le paghe sono rimaste ancorate al numero di ordini portati a termine; è previsto un meccanismo per cui ogni ora di effettivo lavoro vale dieci euro. Attenzione, non parliamo di un’ora di orologio, parliamo di sessanta minuti trascorsi a consegnare. Per intenderci: il tempo tra una corsa e l’altra, in cui pure il fattorino resta a disposizione, non viene pagato.
Questo contratto, firmato a settembre 2020, fu bocciato nel giro di ventiquattrore da una circolare del ministero del Lavoro. Nel corso dei mesi successivi anche vari Tribunali lo hanno definito illegittimo, e alcuni di loro – come quello di Firenze – lo hanno censurato come contratto “di comodo”.
L’accordo, infatti, accettava il paradigma delle aziende, l’ugl non aveva dimostrato di essere nel settore, non aveva organizzato azioni sindacali, tantomeno scioperi per ottenere condizioni migliori. Malgrado la raffica di pronunce giudiziarie, però, le due app hanno mantenuto in piedi il loro modo di operare, applicando il contratto “amico”, ampiamente tollerato dal governo Meloni in questi anni.
ORA PERÒ è intervenuta anche la Procura di Milano, quindi serve un nuovo soccorso. La Felsa Cisl ha teso la mano, dichiarandosi disponibile a mantenere il sistema del lavoro autonomo, a patto di migliorare un po’ le condizioni a partire dalla “struttura del compenso – si legge in un comunicato del sindacato – elemento fondamentale per la nostra proposta di coniugare flessibilità e tutele e dare dignità al lavoro autonomo tramite piattaforma”.
Completamente opposto il commento della Nidil Cgil: “Le aziende – si legge – non hanno mostrato alcuna apertura reale sulla modifica della loro organizzazione del lavoro, né sulla subordinazione per chi lavora con continuità, né su compensi che superino il cottimo, né su tutele per chi è esposto al rischio di colpi di calore”. Si aggiunge la Uiltemp che ha definito “grave” la scelta di proseguire il tavolo con la sola Cisl.
Da qui la sensazione che nemmeno questa volta la palla vada in buca. Le app sperano di uscire dal commissariamento facendosi il meno male possibile, per questo hanno schierato importanti studi legali. Deliveroo, per esempio, è difesa da Paola Severino. Tra i consulenti della Procura sembra che le idee non coincidano del tutto. C’è chi sarebbe più rigido, chi invece disposto a ritenere sufficiente che le app, pur mantenendo il modello di lavoro a cottimo, adottino significativi miglioramenti sui compensi e sull’organizzazione del lavoro per poter uscire dal commissariamento.
Glovo ha già mosso il primo passo, promettendo di portare a un minimo di 3 euro il compenso per le consegne e a 14 euro il compenso per l’ora effettiva di lavoro. In base a queste tabelle, ha versato rimborsi retroattivi ai rider, ma anche qui i sindacati segnalano che si sono tradotti in pochi spiccioli. “Le fatture esaminate da Nidil Cgil per il periodo dal 9 febbraio al 31 maggio 2026, quasi quattro mesi di attività, – ha spiegato la sigla – mostrano “integrazioni una tantum” inferiori di media ai 10 euro totali”. Questo meccanismo di adeguamento è stato dettato dagli algoritmi di Glovo, attraverso un calcolo automatico, e non dalla situazione reale. “Il nuovo minimo orario di 14 euro – ha aggiunto Nidil Cgil – non si calcola sul tempo di lavoro realmente impiegato, ma su un “tempo effettivo calmierato”, cioè tagliato da tetti massimi calcolati dalla stessa Glovo su base statistica: attese ai locali, ricerca di citofoni, traffico imprevisto, se superano la mediana, semplicemente, non vengono retribuiti”.
Glovo e Deliveroo si difendono in giudizio spiegando di aver smesso di valutare i rider con gli algoritmi reputazionali. Il punto, sottolineato anche nel decreto di controllo giudiziario, è che i sistemi automatizzati restano ampiamente usati per l’organizzazione del lavoro. Secondo il decreto legge sul “salario giusto”, l’impiego di algoritmi può essere uno degli indicatori per far scattare l’obbligo di assumere i rider come dipendenti. È troppo presto, però, per valutare l’impatto di questa nuova, bisognerà aspettare qualche caso in Tribunale.
***********************************************************************************************
La FeLSA Cisl il 20 maggio 2026 aveva commentato così l’avvio della trattativa unitaria – Martedì 19 maggio si è tenuto il primo incontro, dopo molti mesi, per la ripresa della trattativa in merito ad un accordo per tutto il settore del food delivery. Un tavolo che, come FeLSA CISL, come i nostri iscritti e tutti i lavoratori, sanno, chiedevamo da tempo ripartisse. Alla presenza di Confcommercio, le aziende (Deliveroo, Glovo, Just Eat) hanno espresso la volontà di avviare il confronto con l’obiettivo di un accordo che tenga insieme la flessibilità organizzativa e le tutele.
Come FeLSA CISL, con la nostra piattaforma, costruita esclusivamente dall’ascolto dei rider, abbiamo ribadito la nostra posizione, chiara e convinta: la contrattazione collettiva è anche per l’autonomia, la strada da seguire. Siamo di fronte ad un tavolo con un’opportunità unica, regolamentare il settore delle piattaforme digitali del food delivery e permettere ai lavoratori di svolgere quest’attività con dignità: riconosciuti e tutelati. Siamo di fronte all’opportunità di tutelare il lavoro autonomo, con una contrattazione sartoriale che si adatti alle specificità di questo lavoro. Per questo chiediamo: 1-Un compenso equo e certo. 2-Formazione vera e professionalizzante 3-Salute e sicurezza, reali 4- Regole chiare, trasparenti. 5- Partecipazione attiva dei lavoratori. (…) https://felsa.cisl.it/riparte-la-trattativa-per-accordo-food-delivery/
La segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, ha concluso il suo intervento all’Esecutivo Nazionale, riunito in seduta di studio sulla Magniga Humanitas, con queste parole «La partecipazione non rallenta l’innovazione: la rende più forte, perché la radica nella conoscenza concreta di chi lavora. Per questo il sindacato deve essere all’altezza: deve studiare, formare i propri quadri, entrare nel merito, saper leggere dati, modelli organizzativi e impatti sociali. Serve una rappresentanza capace di negoziare la modernità». Domanda. E’ modernità negoziare considerando i Rider lavoratori autonomi anziché lavoratori subordinati e spremuti come limoni?
Il commento di Savino Pezzotta sulla chat di Prendere parola – La vicenda dei rider sembra un nastro che si riavvolge sempre allo stesso punto. Ogni volta che la magistratura prova a scardinare il modello di sfruttamento, arriva un sindacato pronto a rimettere insieme i cocci del cottimo. Stavolta è la Cisl a offrire la sponda alle piattaforme, restando sola al tavolo mentre Cgil e Uil si alzano. Il messaggio è chiaro: si può trattare anche dentro il recinto dell’autonomia finta. Si può negoziare senza mettere in discussione l’algoritmo che decide tutto. Si può parlare di “dignità” senza toccare la subordinazione. Intanto Deliveroo e Glovo cercano di uscire dal commissariamento con qualche ritocco cosmetico. Tre euro a consegna, quattordici euro all’ora “effettiva”, ma calcolata da loro, non dal tempo reale. Le attese non pagate restano lì, come sempre. Le tutele non arrivano, come sempre. La Cisl dice che si può migliorare il compenso. La Cgil risponde che senza contratto dipendente è solo maquillage. La Uil parla di scelta grave. E la sensazione è che la palla, ancora una volta, non entrerà in buca. Perché il problema non è il prezzo della corsa: è il modello che continua a correre sopra le persone.

Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!