VENTI DI GUERRA – Cosa può portare il sovranismo di una grande potenze? Se attuato per giunta da un “dittatore del twitter"? Il categorico “America first” trumpiano fa riemergere nel Medio Oriente e altrove il preoccupante “A morte l’America, yenkee go home” con le bandiere americane bruciate. Ordinare e rivendicare l’assassinio del generale iraniano Soleimani, rappresentate di un paese facente parte dell’Assemblea dell’Onu, è cosa ben diversa della soppressione violenta di un capo terrorista. Gli americani sono davvero disattenti alle conseguenze nefaste degli atti d’imperio del loro presidente? Anche quando le minacce prefigurano di sperimentare “le belle e nuove armi” per distruggere luoghi di cultura iraniani?

Il modo di fare politica internazionale “alla Trump” espone il mondo a nuove guerre – commerciali, sabotaggi informatici, o  guerreggiate – oltre a indicare come first target  «non solo le truppe ma anche le città americane».

L'assassinio del generale Soleimani, trasformato in martirio dal regime, ricompatta in poche ore in Iran l'opinione pubblica e le diverse fazioni, compresi i riformisti, in vista delle elezioni, sull'onda della tradizionale opposizione all’imperialismo americano, in quanto l’insofferenza all’arroganza di Washington nell’area è ben radicata nelle popolazioni

Le autorità europee e il governo italiano non sono state ovviamente coinvolti nelle decisioni americane e le forze politiche si sono divise fra coloro che le hanno acriticamente approvate  (Matteo Salvini in primis) e quelli – anche a destra come ad esempio Giorgia Meloni –  che si sono dovuti limitare ad auspicare “moderazione e prudenza” tra le parti in causa.

Romani Prodi nell’editoriale “Stati Uniti e Europa sempre più distanti”,su Il Mattino, così conclude “Nella nostra opinione pubblica si sta tuttavia diffondendo un senso di sgomento sia per l’ennesima dimostrazione di impotenza di un’Europa divisa, sia per il progressivo allargarsi di un fossato tra l’Europa e gli Stati Uniti. Con la presidenza Trump il distacco fra gli interessi europei e gli interessi americani sta aumentando di giorno in giorno, mettendo in pericolo un legame che ha garantito pace e sviluppo economico per un periodo di tre generazioni. Diventa ancora una volta evidente che non possiamo pretendere che altri si prendano cura di noi europei, anche se un rapporto più amichevole e solidale sarebbe utile sia agli europei che agli americani”. (…)   per continuare aprire l’allegato

Gian Giacomo Migone,  Il Manifesto, nell'articolo L'Italia non sia più la Bulgaria dell’atlantismo  a proposito del ruolo di Roma così inizia " E’  ora di non più considerare l'Italia entità trascurabile di una crisi ormai militare che nasce e cresce non lontana dalle nostre fron­tiere e da nostri interessi legit­timi. Si tratta di un alibi per l'Italia di continuare a com­portarsi come quella che Gian­ni Baget-Bozzo, nel corso del­la guerra fredda, amava defini­re «Bulgaria della Nato». In tal modo il nostro governo com­promette gravemente la capa­cità dell'Ue di esprimere un netto giudizio di condanna nei confronti di un assassinio politico, in palese violazione del diritto internazionale, da parte di Washington. Premes­sa indispensabile per qualsia­si ruolo, peraltro urgente, al fine di disinnescare un conflit­to che assomiglia sempre più ad una guerra, sia in Libia che sul fronte iraniano ed iracheno (…) " .  per continuare aprire l'allegato

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