L’Espresso del 5 gennaio pubblica, in Prima pagina, “La rivoluzione in fabbrica” di Marco Bentivogli. Descrive cosa sta avvenendo dopo mezzo secolo dall’Autunno caldo, quando il sindacato seppe rinnovarsi ed essere protagonista. Cosa che non accade oggi. Perché? Bentivogli ricorda il percorso dal telaio a vapore ai big data, dalla catena di montaggio ai robot.  Il suo è un pensiero positivo, come ben si addice ad un sindacalista che non deve indietreggiare di fronte alle sfide del progresso e della modernità.

Ribadisce che è fondamentale investire nella formazione perché solo così si può fronteggiare la disoccupazione tecnologica. Servirebbe anche qualche inchiesta approfondita nelle categorie, dai settori manifatturieri a quelli dei servizi per suffragare con dati il fenomeno della nostra epoca, quello della crescita senza lavoro (jobless growth ) che richiede una strategia sindacale ben diversa dall'attuale, attivando il pensiero positivo per definire nuovi parametri economici e sociali, tra i quali certamente una riduzione drastica dell'orario di lavoro, il cui onere dovrebbe essere sostenuto in parte – e in modo selettivo a seconda delle caratteristiche e profittabilità delle aziende – dal bilancio pubblico, sempre che parte di questa riduzione d'orario nelle aziende sia compensato da prestazioni a sostegno di beni comuni e dalla partecipazione a cicli di formazione continua in più campi.

Allegato:
rivoluzione_in_fabbrica_bentivogli_espresso.pdf

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