Francesca Bolino inizia l’intervista a Bruno Manghi così “..significa incontrare nel suo racconto una folla di persone che per caso o per destino hanno lasciato una traccia nella vita italiana…la sua vita un’avventura “straordinaria”, aggettivo che lui usa a più riprese..”. E’ pubblicata su La Repubblica, nella rubrica Uomini&donne illustri. Nei giorni precedenti sono state postate su questo sito quelle di  Tom Dealessandri e di Gian Giacomo Migone. Manghi  – “Io, figlio del dopoguerra tra cattolici e comunisti” – tra i tanti episodi della sua intensa vita, ricorda: .

  • Sono entrato nella Giac, la gioventù dell’Azione Cattolica. Vattimo era il capo degli Studenti dell’Azione Cattolica. Al Gioberti ho conosciuto Vittorio Rieser che è stato un grande amico.
  • Mio fratello è diventato comunista e mio padre, che era un fedelissimo di Donat- Cattin, non tollerava. A quei tempi si stava con Pio XII o con Stalin
  • Io andavo in bicicletta ho anche corso un anno tra gli allievi Non ho mai vinto niente, il più forte era Italo Zilioli che è diventato un grande campione
  • Sono stato amico di Pino Pinelli, era ancora un ragazzo indifeso. Un emblema di innocenza di questo Paese, su cui non si possono avere dubbi
  • Facevo le passeggiate serali con le ragazze del collegio Marianum. Si andava nei prati ci si baciava e basta. La nostra vita era votata alla castità.

In allegato il testo completo dell'intervista pubblicata su La Repubblica di Sabato 4-1-20

 

Allegato:
manghi_io_tra_cattolici_e_comunisti_intervista_bolino.pdf
nel_dopoguerra_tra_cattolici_e_comunisti_manghi_bolino.doc

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