I diritti della donna nella società sono un paradigma che misura la cultura e l’eguaglianza in un paese. Com’era l’Italia a metà del secolo scorso? Giovanna Guzzetti sul l’Inkiesta.it ricorda e commenta un fatto di 55 anni fa. Come fece il giornale studentesco milanese a rovesciare nel 1966 gli schemi della sessualità. La storica testata del liceo Parini pubblicò un’inchiesta sulla condizione della donna e sui rapporti prematrimoniali. L’articolo finì all’attenzione della magistratura e ci fu un processo: una “disruption” ante litteram e una lezione da non dimenticare. (…) https://www.linkiesta.it/2021/09/milano-zanzara-anni-sessanta-60-marco-de-poli-giornale-studentesco-rivoluzione-sessuale-liceo-parini-condizione-donna/

L’inchiesta alle pagine interne toccava, senza particolari timidezze, il tema della sessualità e dei rapporti prematrimoniali con i vincoli, e i sensi di colpa, che la religione pone ed insinua, come afferma un’intervistata, «la posizione della Chiesa mi ha creato molti conflitti fino a quando non me ne sono allontanata». E poi c’è la morale corrente (che trasuda spesso moralismo e ipocrisia) da rispettare, almeno nella facciata, per non tradire la famiglia. Apriti cielo! Sulla scena sta arrivando una generazione di ragazze colte e scostumate che chissà quali effetti produrrà sulla società, sulle loro famiglie, sui loro figli. È davvero troppo. Il giornale e l’articolo finirono all’attenzione della magistratura (…) foto pexels

Anche la rivista Madrugana, della Onlus Macondo, dedica un lungo articolo di Adriano Mansi  al caso de “La Zanzara” e la modernizzazione dell’Italia. Così inizia.  

L’Italia degli anni ’60 è un paese in rapida trasformazione. Superata la ricostruzione postbellica, nella seconda metà degli anni ’50 inizia il miracolo economico. Come conseguenza dei mutamenti economici cominciano a cambiare la politica italiana, con l’avvento del centro-sinistra tra il 1962 e il 1963, la società e la cultura degli italiani, con livelli d’istruzione in aumento e una generale modernizzazione degli stili di vita. Tutto senza dimenticare le intense ondate migratorie verso l’estero e, soprattutto, interne. Questa trasformazione non avviene ovunque alla stessa velocità, ci sono settori e luoghi nei quali le resistenze sono maggiori e i cambiamenti risultano più lenti. Nel paese è molto influente la Chiesa cattolica che teme molte delle novità introdotte con la modernizzazione dei consumi e degli stili di vita1.

Lo scandalo de “La Zanzara”, giornale studentesco. Tale contestualizzazione è necessaria per comprendere la rilevanza di un episodio che altrimenti apparirebbe come un caso locale di conflitto tra studenti e genitori di un liceo milanese. “La Zanzara” è il giornale d’istituto del “Parini” di Milano, uno degli istituti superiori più prestigiosi del capoluogo lombardo. La pubblicazione, curata dagli studenti e sostenuta dal preside, si inserisce in un fenomeno di grande vivacità dei giornali scolastici tipico di questi anni, soprattutto nelle grandi città. Il 14 febbraio 1966 appare sul periodico un’inchiesta con alcune studentesse sulla «posizione della donna» nella società italiana: si discute di rapporti tra i sessi, matrimonio, lavoro femminile.

Gli autori appaiono consapevoli dei cambiamenti in atto nel paese: «E indubbio che negli ultimi anni si sia verificata una notevole diminuzione dei pregiudizi che tenevano la donna in una posizione secondaria […] e che a un graduale evolversi della società abbia seguito un analogo processo evolutivo anche nel campo dell’emancipazione femminile. Ciò non toglie che in complesso sussista ancora diffusamente una mentalità conservatrice tendente a subordinare il sesso femminile a quello maschile».

Emerge subito l’importanza dell’argomento affrontato e una posizione avanzata che viene approfondita dalle risposte delle intervistate. Il primo punto affrontato riguarda l’educazione familiare e il rapporto con i genitori: «Non viene più accettato un atteggiamento di tipo autoritari- stico, ma si chiede loro amicizia e una maggiore comprensione dei propri problemi». La conversazione si sposta poi sul tema dell’educazione sessuale ricevuta in famiglia, dove «l’intervento dei genitori […] è stato giudicato piuttosto secondario»; i ragazzi vorrebbero affrontare tali tematiche a scuola, anche per evitare le conseguenze di una sessualità poco consapevole. Non dovrebbe essere un tabù, ma un argomento di seria e serena discussione. Secondo le studentesse l’approccio della società italiana al sesso è «di ipocrisia e di moralismo».

Ci si confronta pure con la questione del controllo delle nascite e dei metodi anticoncezionali, di cui in Italia si può discutere apertamente da pochi anni: «Le ragazze […] si sono rivelate per la maggior parte favorevoli all’uso di mezzi anticoncezionali durante il matrimonio», sebbene resti la convinzione della maternità come piena realizzazione femminile  (…)  per proseguire aprire l’allegato

Pochi mesi prima dello scandalo de “La Zanzara” in Sicilia, ci fu il clamoroso caso di Alcamo e la ribellione di Franca Viola alla morale del tempo. Il 26 dicembre 1965, all’età di 17 anni, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da Melodia, che agì con l’aiuto di dodici amici, con i quali devastò l’abitazione della giovane e aggredì la madre che tentava di difendere la ragazza. Franca fu violentata, malmenata e lasciata a digiuno, quindi tenuta segregataa per otto giorni inizialmente in un casolare al di fuori del paese e poi in casa della sorella di Melodia ad Alcamo stessa; il giorno di Capodanno, il padre della ragazza fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta “paciata“, ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani. Il padre e la madre di Franca, d’accordo con la polizia, finsero di accettare le nozze riparatrici e addirittura il fatto che Franca dovesse rimanere presso l’abitazione di Filippo, ma il giorno successivo, 2 gennaio 1966, la polizia intervenne all’alba facendo irruzione nell’abitazione, liberando Franca ed arrestando Melodia ed i suoi complici. Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo stupratore, salvando il suo onore e quello familiare. In caso contrario, sarebbe potuta rimanere zitella e additata come “donna svergognata”. All’epoca, la legislazione italiana, in particolare l’articolo 544 del codice penale, recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”; in altre parole, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore“, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale  non reato contro la persona. Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. La norma invocata a propria discolpa dall’aggressore, l’articolo 544 del codice penale, sarà abrogata con la legge 442, promulgata il 5 agosto 1981 a sedici anni di distanza dal rapimento di Viola, e solamente nel 1996 lo stupro da reato «contro la morale» sarà riconosciuto in Italia come un reato «contro la persona». https://it.wikipedia.org/wiki/Franca_Viola

Cosa succede per i diritti delle donne e l’eguaglainza nel mondo dopo 55 anni da quei fatti italiani? Da noi e nel mondo. Sotto i riflettori c’è la drammatica restaurazione in Afghanistan del più rude maschilismo, vedi in allegato l’articolo di Adriano Sofri Il virilismo fanatico e truce” – appunti da Kabul – pubblicato su Il Foglio che così inizia “Pro memoria sul dopo Kabul, prima di di­strarci. Perché ci odiano. So­prattutto perché siamo colpevoli di abigeato (ndr nel linguaggio giuridico, furto di bestiame), all’ingrosso. Vogliamo rubare loro le donne. Anzi, abbiamo proclamato di avergliele tolte e lasciate libere. Così, ora, quello che è successo è che se le sono riprese: gliele abbia­mo restituite. Non facciamo finta di sbigottirci di una tanto primitiva barbarie. Possiamo capirli così be­ne, così intimamente attraverso i no­stri femminicidi….”.

In Afghanistan riaprono le scuole. Ma soltanto per i maschi – Il ministero dell’Educazione dei taleban in Afghanistan ha annunciato la riapertura delle scuole primaria, media e superiore «solo per gli studenti maschi». La nota, pubblicata sulla pagina Facebook, si rivolge agli allievi di istituti pubblici e privati e ai soli insegnanti uomini, mentre non c’è alcun riferimento alla riapertura delle scuole per le bambine e le ragazze. https://www.avvenire.it/mondo/pagine/afghanistan-riaprono-le-scuole-ma-solo-per-i-maschi

L’ultimo numero della rivista Left è interamente dedicata ai femminicidi nella nostra società.

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