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Globalmondo

La Yalta digitale

Dopo trent’anni dall’avvento della Word Wild Web, di Internet e della affascinante narrazione del Villaggio Globale, cosa è successo?

L’avvento della Word Wilde Web (WWW) e di Internet (acronimo di “interconnected networks” . reti interconnesse) era accompagnato dalla convincente narrazione del “Villaggio globale”. La data di nascita del World Wide Web viene comunemente indicata nel 6 agosto 1991, giorno in cui Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web. L’idea del World Wide Web era nata due anni prima, nel 1989, presso il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) di Ginevra. Per più notizie con il link  https://it.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web.

Dopo trent’anni quel Villaggio globale, che alimentava speranze di conoscenza e di fratellanza universale, è svanito. Eugenio Cau, su Il Foglio, descrive la nuova realtà della rete come La Yalta digitale. E’ caduta l’idea che la libertà si sarebbe diffusa nel mondo tramite modem e cellulari. Non c’è più solo un internet e non è più un sistema aperto. Così le grandi potenze tentano di spartirsi il suo potere, e nel contempo la politica e le organizzazioni di massa hanno, salvo poche eccezioni, utilizzato i social e la rete deformando la democrazia rappresentativa partecipata in forme di neo-autoritarismo o demokrature. Il sintetico saggio documenta queste valutazioni:

  •  “La Cina cercherà di censurare internet. Buona fortuna! Sarebbe come cercare di inchiodare al muro una gelatina” (Clinton nel 2000)
  • Oggi nel mondo ci sono due internet diversi. Esiste internet nel mondo, con le sue regole, e internet in Cina, con altre regole
  • Politiche digitali più restrittive in America, ma anche in India e in paesi poco democratici come la Turchia e la Russia
  • Quattro internet diversi, in prospettiva (Stati Uniti, Cina, Europa, India), e quattro modelli di gestione delle cose digitali

Ricorda Cau . (…) A quel tempo internet era sinonimo di rivoluzione. Era lo strumento della democratizzazione della conoscenza, della diffusione senza limiti di nuove idee, la sintesi di tutti i valori di una società aperta. “Sappiamo quanto internet ha già cambiato l’America, e noi siamo già una società aperta”, disse Clinton. “Immaginate quanto potrebbe cambiare la Cina”. Soprattutto, internet era inarrestabile. Una volta che entra nelle case delle persone, negli uffici, nelle università, è come una finestra sempre aperta che non si può chiudere. Si possono bruciare i libri, censurare i giornali, intimidire gli attivisti, ma chiudere internet? Impossibile!

La sola idea faceva ridere Clinton, e con lui tutto l’occidente. La trascrizione del discorso alla Johns Hopkins continua: “Ora, non c’è dubbio che la Cina cercherà di censurare internet. (Ridacchia). Buona fortuna! (Risate del pubblico). Sarebbe come cercare di inchiodare al muro una gelatina. (Risate del pubblico)”.

La frase della gelatina è piuttosto famosa, e viene ricordata tutte le volte che si parla della più grande innovazione tecnologica della Cina nell’ambito del digitale – che non è un settore dell’intelligenza artificiale molto avanzato, ma comunque secondo a quello americano, non è il 5G e non è la robotica, ma è il Grande Firewall, cioè il sistema con cui Pechino ha inchiodato la gelatina. Senza dilungarci troppo: il Grande Firewall è un sistema che coniuga tecnologia avanzata e il lavoro di milioni di persone (sì, milioni) per raggiungere due obiettivi: il primo è bloccare le pagine internet e le informazioni sgradite al regime; il secondo è censurare i contenuti indesiderati prodotti internamente. Ci sono ovviamente modi per aggirare il Grande Firewall e per ingannare la censura, ma negli ultimi dieci anni il sistema ha avuto un successo eccezionale. Al contrario di quello che pensava Bill Clinton, e con lui tutti gli esperti del suo tempo, la Cina è riuscita a ottenere i benefici economici di internet senza doversi aprire a idee pericolose di riforma politica. (…)

Per più notizie aprire l’allegato

La-Yalta-digitale_Cau_Il-FoglioDownload
06/09/2020/0 Commenti/da redazione
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