Così inizia l'articolo di Francesco Piacentini. Davanti alle parole pronunciate da Papa Francesco ai delegati CISL al Congresso nazionale, io già me li vedo. Si sperticheranno le mani e partiranno i tweet (anzi sono già sbucciate e già partono mentre scrivo). Lo faranno i dirigenti sindacali prima di tutto. Gli stessi che sono rimasti muti, o non hanno speso che una parola di circostanza, un breve tributo alla retorica, per il dipartito scomodo; senza mai abbracciarlo e imbracciarlo, neanche per un istante della loro vita: il suo pensiero etico ed estetico, la sua coerenza, la sua lungimiranza, la sua denuncia, la sua morte, la sua lezione, la sua santità laica. Il nome, il pensiero, la sorte toccata a Fausto Scandola, nel silenzio osceno delle istituzioni democratiche.

Le parole di un dottorando in Relazioni industriali, di un piccolo trentenne innamorato del sindacato (ma ancor di più del suo concetto), spese in una mail cruda e diretta a un ex sindacalista come Adriano Serafino, non possono far breccia come quelle di un Pontefice. Come averne la pretesa. Non ne hanno la definitività, né la capienza, né la possibilità di amplificazione, né l’auctoritas. Sono carta straccia della mente e di qualche altro povero pazzo che ne condivide il senso, facendosi vivo a telefono non appena lette, per chiedere di cominciare una collaborazione. (…)  per proseguire aprire l’allegato

 

Allegato:
il_papa_il_sindcacato_e_fausto_scandola_piacentini.doc

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