La disoccupazione galoppa, sia quella palese sia, forse più ancora, quella nascosta dall’ingente quantità di ore di cassa integrazione Covid  e dal blocco dei licenziamenti che, ovviamente, non può garantire alcunché alla centinaia di migliaia di lavori saltuari e a tempo determinato e vari.

Il sindacato al di là delle giuste grida è in standby, la sacrosanta richiesta di “essere ascoltati”,  di “aprire tavoli di confronto, di monitoraggio” se continua ad essere priva di un’adeguata strategia rivendicative  (ovvero, punti specificati e come perseguirli) su come aumentare l’offerta di posti di lavoro nel settore privato e nei servizi pubblici universali, come pure per attività sociali, su come riformare gli ammortizzatori social.

I generici richiami alla necessità di politiche attive del lavoro e di adeguate politiche di formazione sono condivisi urbis et orbis, dai sindacati dei lavoratori, degli imprenditori, da tempo sono una promessa dei governi. Il continuo rinvio di riforme annunciate è foriero di una crescita esponenziale della disoccupazione, con grandi ansie e malesseri sociali che esploderanno in agitazioni sociali ben superiore come estensione e rabbia a quanto già registrato. Le tendenze in atto da anni che portano a questo drammatico quadro sociale e economico (ben più del tradizionale “siamo preoccupati” utilizzato da ministri e sindacalisti) sono documentate negli studi di Mauro Zangola e negli articoli a seguire citati, legggibili con link o aprendo gli allegati.

1 – L’ultimo recente studio di Mauro Zangola (v.allegato) sul confronto dei dati di 10 metropoli sul  trend occupazione/disoccupazione segue quello su 10 Regioni “Piemonte a rischio retrocessione”,  leggibile con questo link https://sindacalmente.org/content/piemonte-a-rischio-retrocessione/

2 – Mauro Zangola ha inoltre presentatoUn piano per il lavoro per i giovani dell’area metropolitana”, leggibile con questo link  https://sindacalmente.org/content/un-piano-per-il-lavoro/

3 – L’articolo “I dodici anni che hanno travolto l’industria dal 2008 perso un posto di lavoro su tre” di Claudia Luise,  La Stampa, sintetizza i dati della ricerca Fiom Piemontese e il commento del segretario torinese Fiom Edi Lazzi. Correlate a questo tema dono le risposte di Giorgio Airaudo nell’intervista rilasciata a Massimo Franchi per Il Manifesto.

4 – Gli articoli “Una bomba sociale per donne e autonomi” di Gabriele De Stefani, Stampa, commenta con dati l’anno nero del lavoro ha già bruciato 440 mila posti; “Primavera calda con tensioni sociali” di Floriana Bulfon su L’Espresso n,6 .

5 – L’articolo “Politiche attive non solo sussidi” di Chiara Saraceno così inizia “ Sono oltre 400.000 i posti di lavoro persi in un anno, di cui 100.000 solo nell’ultimo mese, con un fortissimo squilibrio a sfavore delle donne, ma anche dei giovani di entrambi i sessi. Si tratta di lavoratori a termine, poco o per nulla protetti vuoi dal blocco dei licenziamenti, vuoi dagli ammortizzatori sociali. Una devastante crisi occupazionale che non farà che peggiorare quando, dopo l’ennesimo prolungamento, verrà tolto il blocco ai licenziamenti, senza che si sia ancora iniziato a pensare come fare per aiutare queste centinaia di migliaia di lavoratori ad attrezzarsi per cogliere per le opportunità di lavoro che ci sono in alcuni settori e che si prevede nasceranno dall’attuazione del Pnrr nel campo dell’economia digitale, verde, nel settore sanitario. (…) per proseguire v.allegato

Riflessione per i nostri lettori- Per quali ragioni il sindacato non pone all’ordine del giorno il problema per e come, in che tempi, realizzare una riduzione d’orario generalizzata (28-30 ore settimanali)? Avviando sperimentazione particolarmente urgenti in periodo di pandemia, che durerà con alti e bassi almeno un paio d’anni, nei servizi pubblici fondamentali (riorganizzazione del Servizio Sanitari Nazionale a livello di terrirorio, scuola, trasporti, poste) con turni di lavoro che coprano l’intero arco della giornata e settimana? Così aumenterebbe finalmente anche la produttività e soprattutto l’efficacia nel pubblico impiego. Non a parità di salario a carico totalmente dalle aziende ma con una quota ad integrazione del salario-stipendio percepibile per: a) la frequentazione a corsi di formazione continua nell’arco dell’intera vita lavorativa, consentendo così più flessibilità e adeguato aggionamento alle professionalità possedute; b) per attività di cura prestate nell’ambito famigliare; c) per attività di nuovo mutualismo e di sostegno ai beni comuni.

Cambiare l’orologio della vita quotidiana e delle città è fondamentale sia per prevenire i grandi affollamenti ( es.trasporti) sia per un diverso modello economico e di progresso. Una riforma degli ammortizzatori così mirata si dovrà avvalere di oneri sostenuti dalla fiscalità generale con un quota progressiva a carico dei cittadini, una quota di pochi euro all’anno per i bassi redditi e progressivamente crescente.

Per maggior informazione leggere gli allegati

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *