Sabato 15 Dicembre, gli egiziani sono andati al voto sul progetto di nuova costituzione. Un progetto assai contestato, elaborato in poche settimane da una commissione nominata da un parlamento poi sciolto per irregolarità nelle elezioni, che ha scatenato decine di manifestazioni e un’onda di violenze. Si contano una ventina di morti e molti feriti. Il rifiuto di una parte della magistratura a supervisionare  le votazioni  ha costretto la commissione elettorale a organizzare lo scrutinio in due turni. Si voterà quindi anche il 22 Dicembre. Nonostante il forte dissenso per la prima volta l’opposizione non ha boicottato il referendum e si è recata alle urne. File lunghissimie e partecipazione alta. E’ opinione diffusa che il referendum fotograferà un paese diviso a metà e con un’erosione del consenso al Presidente. Il NO al progetto è per le accuse di essere liberticida e di accentuare d’ispirazione islamista rispetto a quanto già esisteva con Mubarak. Ma ancor più del contenuto è il metodo che fa problema. Attribuendosi il 22 Novembre poteri straordinari, il presidente M. Morsi ha fatto nascere lo spettro dell’autoritarismo. Alcuni oppositori parlano di dittatura.

 

L’attacco ai manifestanti dell’opposizione di fronte al palazzo presidenziale, da parte del servizio d’ordine dei fratelli mussulmani, il 5 Dicembre, ha causato 5 morti e decine di feriti. La reazione è stata durissima ed estesa con manifestazioni in tutto il paese: 28 sedi della confraternita sono stati incendiate. Nei giorni seguenti  la notizia, non smentita, che una cinquantina di manifestanti erano stati detenuti , al di fuori di ogni legalità e torturati ,ha ulteriormente accentuato i contrasti politici e minato la già scarsa credibilità del presidente che appare ormai come il protettore o il prigioniero della confraternita di cui ha fatto parte del gruppo dirigente. Nel dibattito sulla costituzione ha scelto di allearsi ai salafisti piuttosto che con la sinistra e i liberali i cui voti, pertanto, gli avevano permesso di essere eletto contro Ahmed Chafik, un anziano militare.

 

Le incertezze che hanno caratterizzato i primi mesi di governo di Morsi – atti di forza seguiti da marce indietro formali – lo hanno decrebilizzato. Ha, ad esempio, annullato il suo decreto del 22 Novembre dichiarando che “i suoi effetti restano interi “. Stessa cosa il 9 Dicembre. Dopo un aumento generale dei prezzi e delle tasse, ha annullato il giorno seguente il provvedimento con una sua dichiarazione sul suo sito in Face Book. Quali le previsioni sul voto ?

 

Se si guarda il risultato del primo turno alle elezioni presidenziali, il NO dovrebbe vincere; ai voti dell’opposizione dovrebbero aggiungersi quelli della minoranza cristiana copta (10% della popolazione ), ma il risultato è incerto, molto dipenderà dalla dimensione dell’astensione. I dirigenti dei fratelli mussulmani fanno dichiarazioni sul loro sito molto sicure. Come altre volte hanno distribuito viveri nei villaggi lontani dal Cairo e condotto una campagna dai toni religiosi sino allo slogan “ chi vota no è un miscredente”. Possono inoltre contare sul sostegno pieno dei voti salafisti, mentre il fronte dell’opposizione ha a lungo esitato tra il NO e il boicottaggio.

 

Non si sa se i risultati del primo turno saranno resi pubblici. Se si, il rischio è di trasformare il paese, in particolare le città, in un campo di battaglia tra i due turni. Se no, di alimentare sospetti di frode.

 

Sullo sfondo l’esercito a cui molti egiziani cominciano a guardare , di fronte alla palese incapacità di governo del presidente, alla crescente domanda di stabilità e, soprattutto all’approfondirsi della crisi, come i soli possibili garanti.

 

Per approfondire apri gli allegati

 

 

    • I principi della sharia

 

    • primi commenti sul voto

 

Allegato:
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costituzione_pericolosa.pdf
egitto_alle_urne_primi_commenti.doc

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