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Sindacato italiano

DEFAULT DI STRATEGIE – A.Serafino – metalmeccanici

L’inflazione media misurata dall’Istat ha doppiato il tasso di crescita medio delle retribuzioni, Nel 2012 si tratta del 3% contro 1,5%. Decisamente peggio se si confronta con l’inflazione stimata dall’Istat per “il carrello della spesa”, per quei redditi sotto i 1.000 euro mensili vincolati alla spesa non comprimibile, per questi redditi l’inflazione sale al 4,5%. Come pure per la gran parte dei pensionati. L’incontro di fine gennaio per il rinnovo del contratto di primo livello per la Fiat, sostitutivo del contratto nazionale, celebrato come un’innovazione utile ai lavoratori è stato rinviato a data da destinarsi, dopo aver preso atto di proposte Fiat indigeste a Fim, Fismic e Uilm.  L’accordo sulla produttività riserva sorprese spiacevoli per i bassi redditi. Questo è il quadro che accoglie la conclusione della consultazione dei lavoratori per l’approvazione del  Contratto Collettivo Nazionale del settore metalmeccanico 2013-2015, rinnovato il 5 dicembre 2012 da Fim e Uilm. Ci sono letture diverse su quella conclusione e su quella consultazione. Contratto innovativo per le future relazioni? Contratto a perdere se non anche bidone? Un atto poco più che burocratico per legittimare i sindacati contraenti verso la Fiom antagonista? Un default strategico per l’insieme dei sindacati?

Nella Regione Piemonte, in venti giorni, la Fim e la Uilm hanno convocato assemblee degli iscritti in 724 aziende. Gli aventi diritti al voto in Piemonte sono stati 25.803 ( iscritti Fim e Uilm). Hanno partecipato al voto 19.381 ( il 75%); i favorevoli all’accordo sono stati 18.555, i contrari 664, bianche e nulle 162. I dati possono essere commentati da più punti di vista. Quello di Fim e Uilm è ben sintetizzato nel comunicato ufficiale che recita “ L’esisto del voto ha visto l’approvazione quasi unanime dei lavoratori, che  hanno dimostrato di cogliere l’importanza dell’intesa vista anche la grave congiuntura economico-industriale, che sta vivendo il settore”.

Altri, però possono mettere in luce che è errata l’espressione “approvazione quasi unanime dei lavoratori” e come contrappasso fare notare che è zoppicante la consultazione degli iscritti ( punto fondamentale della strategia Fim e Uilm) in quanto ben 6.400 iscritti non hanno partecipato al voto, per scelta o per impedimenti oggettivi. Il comunicato non cita quanti lavoratori sono occupati nelle 724 aziende per avere una valutazione del rapporto iscritti/lavoratori; dovrebbe essere ben sotto il  30%. Importante sarebbe conoscere i dati disaggregati dei più importanti stabilimenti e/o delle aziende con una buona percentuale di iscritti.

Ad esempio all’Alenia ( fim e fiom in equilibrio come Rsu) sono state allestite due urne: una per i lavoratori, l’altra per gli iscritti fim-uilm. Nello stabilimento Torinese di C.so Marche su 833 presenti hanno votato 146 (il 17,5%), di questi il 62,3% ha votato sì.

Nell’urna per soli iscritti sono state depositate 26 schede ( su 36 votanti) di cui 23 hanno votato sì. Il comunicato delle Rsu Fim-Uilm riporta i dati senza un solo commento. ( vedi allegato)

Sarebbe interessante confrontare altre realtà

Le Rsu Fiom dell’Alenia, a fine gennaio, hanno sottoposto al voto referendario di tutti i lavoratori di C.so Marche e Caselle la proposta di rendere inapplicabile il contratto nazionale sottoscritto a dicembre per negoziare contenuti migliori. I presenti erano 1466, i votanti 822 (56,7%), hanno detto Sì alla non applicazione 715 (87%). E’ un test. Una strategia comunque impervia, appare di difficile praticabilità in quanto la Fiom propone ancora una volta la possibilità du ripartire unitariamente se si azzera quanto già definito. ( vedi allegato)

Per valutare i i contenuti dell’accordo nazionale proponiamo tre documenti: lo schema della relazione del Segretario Regionale della Fim-Cisl Antonio Sansone, il dettagliato volantino delle Rsu Fiom distribuito all’Alenia, l’intervento critico di Giulio Cometto Rsu della Fim  dell’Irem.

La relazione di Antonio Sansone ( schema allegato) si basa su assunti a prescindere da quanto siano calati nella realtà. Esempio “ le relazioni industriali regolate sono efficaci e fruttuose, a scapito della consunta e consueta regola dei rapporti di forza, che, con tutta evidenza, non pendono verso la parte dei lavoratori nei momenti di crisi…”. Quelle attuali sarebbero relazioni industriali regolate?  In altra parte c’è un riassunto delle qualità della Fim e della Cisl (!!!) che risente del dibattito (anzi del conformismo) che precede l’imminente Congresso della Cisl. Si illustrano a dovizia le identità di Fim e di Cisl come soggetti “credibili e capaci di risolvere”, e quindi la valorizzazione del  patrimonio degli iscritti. Si aggiungono meriti e identità futuribili. E’ uno schema che riscuote sempre consenso all’interno dell’organizzazione, di qualsiasi sigla. La relazione contiene molti riferimenti valoriali ma è deficitaria quando deve spiegare ad esempio la salvaguardia del salario contrattuale rispetto al reale potere d’acquisto. Oppure prerogative vere di contrattazione. E’ un relazione che da molte risposte per l’interno del sindacato, ma non risponde a chi contesta, ad esempio a  certi volantini della Fiom, in particolare sul salario dove il cedimento (se si fanno i conti e non le citazioni) appare significativo.

Il volantino delle Rsu Fiom Alenia ( allegato) risale un po’ indietro nei tempi ( 1993) e quanto descrive sugli aumenti conseguiti è documentato da cifre che se non condivise occorre calarsi sul confronto dei numeri. La Fim-Cisl svicola sul fatto che l’IPCA ( indice di riferimento per stabilire gli aumenti contrattuali) è inferiore al dato medio Istat in quanto depurato dal tasso d’inflazione importata, che tale indice – dopo l’accordo sulla Produttività anch’esso senza Cgil – non è più tassativo ma un riferimento, che comunque sia il dato medio dell’Istat e ben diverso ( inferiore del 50%) di quello che misura l’inflazione per redditi bassi e vincolati ai consumi, che un rinnovo contrattuale dovrebbe saper tutelare. E purtroppo non è avvenuto.

Per quanto riguarda il rapporto Contratto Nazionale – contrattazione di secondo livello – criteri per avere la tassazione del 10% sui contratti di produttività, la Fim tesse un astratto elogio poco aderente alla realtà dei fatti. Un solo esempio: la detassazione sulla produttività pattuita e regolamentata ( anche con il governo!!!)  tra l’altro penalizza i bassi redditi con figli a carico tanto da rendere consigliabile ( e possibile) la rinuncia all’imposta sostitutiva. ( vedi articolo Il Sole).

Alleghiamo infine lo schema d’intervento di Giulio Cometto Rsu della Fim-Cisl dell’Irem: punti in salienti del suo intervento sono il rilievo che pone nell’analizzare il vasto consenso di dure critiche alla Fiom mettendo in guardia dal rischio dell’abbandono di una prospettiva di unità d’azione, analizza criticamente alcuni contenuti del rinnovo contrattuale e poi mette a nudo l’ondivaga e pericolosa ( per la Cisl ) strategia confederale di Raffaele Bonanni.

Ancora tempi difficili per i metalmeccanci, un default di stategie dal mio punto di vista. Che tempi!

 Per approfondire un pò apri gli allegati

Allegato:
fim-uilm_2013-01-11_referendum_ccnl_fim-uilm-fismic.pdf
referendum_fiom_alenia_aermacchi_caselle_2013-01-25.pdf
presentazione_rinnovo_ccnl_meccanici_sansone.doc
c-fiom_2013-01-10_accordo_separato_sul_ccnl.pdf
la_detassazione_avvantaggia_chi_maccarone-pizzin.pdf
lntervento_di_giulio_cometto_direttivo_fim.doc
contratti_e_democrazia_reale.doc

29/01/2013/0 Commenti/da
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