Sicurezza reale e percepita
Il problema della sicurezza reale e di quella sicurezza percepita dai cittadini è sempre stato, e rimane, uno dei pilastri del dibattito politico e quindi dell’ ondeggiamento dell’opinione pubblica, con vistosi spostamenti da destra a sinistra a seconda di come si raccolgono e commentano i dati e gli avvenimenti. A Ferragosto il ministro Piantedosi ha diffuso i dati sui reati registrati nel 2026, che risultano “buone notizie”. (v.allegato “Calano omicidi e furti” di Elisa Forte su La Stampa). Claudio Cerasa, su il Foglio, in “Come giustificare le politiche securitarie?” sottolinea «Ci sono casi in cui le buone notizie, in politica, mettono in imbarazzo chi si trova all’opposizione. Ci sono casi in cui le buone notizie, in politica, mettono in imbarazzo chi si trova al governo. Ci sono casi, come quelli di oggi, in cui le buone notizie, in politica, riescono a mettere in imbarazzo tutti: follower della maggioranza, follower dell’opposizione (…)».(vedi articolo qui riprodotto)

Le tabelle del Viminale descrivono una realtà della società italiana più rassicurante (si avvicina la scadenza elettorale?) di quanto – quotidianamente con metodico tambureggiamento – emerge dai Tg, dai media on line e cartacei con i resoconti di cronaca nera si registrano nelle grandi e nei piccoli comuni. Un tambureggiamento certamente programmato stante il rilievo dei titoli e dello spazio narrativo, che alimenta un’insicurezza percepita ben superiore a quella che si avvertirebbe conoscendo e confrontando i dati con quelli di altri paesi europei, più esposti del nostro sul versante della sicurezza.
Reati in calo e non solo: come giustificare le derive securitarie? Perché le buone notizie sulla sicurezza imbarazzano opposizione e governo di Claudio Cerasa Il Foglio 15-8-26
<< Le buone notizie, lo sappiamo, spesso tendono a spiazzare, a sorprendere, a creare imbarazzo e quando un osservatore, un politico, un intellettuale si ritrova di fronte a un numero non negativo che riguarda il proprio paese cerca in tutti i modi di andare avanti con la lettura dei dossier, delle tabelle, dei trend per cercare conforto in qualche altro numero che gli permetta di continuare a cullarsi, come sempre, nella dolce, confortante, rassicurante e amatissima lagna.
Ci sono casi in cui le buone notizie, in politica, mettono in imbarazzo chi si trova all’opposizione. Ci sono casi in cui le buone notizie, in politica, mettono in imbarazzo chi si trova al governo. Ci sono casi, come quelli di oggi, in cui le buone notizie, in politica, riescono a mettere in imbarazzo tutti: follower della maggioranza, follower dell’opposizione.
Le buone notizie di cui vale la pena parlare oggi sono quelle che verranno presentate, come di consueto a Ferragosto, dal ministro dell’interno e sono notizie che hanno a che fare con un bene prezioso chiamato sicurezza.
I numeri sono eccellenti. Nel primo semestre del 2026, i reati sono calati del dieci per cento. Meno 15,3 per cento gli omicidi volontari, meno 11,4 per cento i furti, meno 12,3 per cento le rapine, meno 7,1 per cento le violenze sessuali. Il dato in questione è un problema da maneggiare con cura per l’opposizione, la cui retorica finalizzata a dimostrare che l’Italia sia meno sicura con il governo Meloni non trova alcun riscontro nella realtà (nella serie operativa del Viminale gli omicidi erano 328 nel 2022, 335 nel 2023, sostanzialmente stabili nel 2024, nel 2025 precipitano a 286, -15 per cento, il minimo dell’ultimo decennio, e nel primo semestre 2026 si passa ancora da 163 a 138, -15,3 per cento).
Ma il dato in questione è paradossalmente difficile da maneggiare anche a destra, perché il fatto che vi sia un’Italia molto più sicura rispetto a come la racconta spesso la destra è una piccola bomba a orologeria sotto l’impalcatura che accompagna da anni i suoi provvedimenti sulla sicurezza: l’Italia è insicura, ci sono troppi guai, troppi reati, troppi disastri, troppi pericoli, e in virtù di tutti questi problemi occorrono delle strette, dei nuovi reati, dei nuovi aumenti di pena, delle nuove forzature securitarie, dei nuovi decreti sicurezza.
I dati offerti dal Viminale dimostrano in modo inequivocabile che l’insicurezza in Italia è frutto in buona parte di una psicosi che la sinistra alimenta, dall’opposizione, e la destra non riesce a governare, dal governo, perché abituata a rispondere alle domande sulla sicurezza facendo leva, da sempre, più sulla sicurezza percepita che su quella reale, e non ci vuole molto a capire, come abbiamo già scritto su queste colonne, che se educhi gli elettori a considerare i parametri della sicurezza percepita come gli unici da considerare quando si parla di sicurezza non potrai che governare facendo leva più sui dati percepiti che su quelli reali.
Si potrebbe obiettare che la diminuzione dei reati dipende proprio dalla stretta sulla sicurezza fatta dal governo ma se si allarga l’inquadratura si noterà, compulsando i trend dei reati, che la riduzione di molti reati è una tendenza strutturale di lungo periodo che riguarda da anni l’Italia. Esempi: dal 2013 al 2019, i delitti denunciati passarono da circa 2,9 milioni a 2,302 milioni, -20 per cento in sei anni. Ma neppure l’opposizione può cavarsela dicendo che il -10 per cento del 2026 sia semplicemente la prosecuzione di un trend che andava avanti da sempre. Non è così. Dopo il covid i reati erano tornati a crescere e la crescita era proseguita fino al 2024. >>
Commento della nostra redazione – Per chi pensa che in Italia e nel mondo c’è un gran bisogno di un sindacalismo profondamente rinnovato, sorgono domande, da rivolgere in particolare alla Cisl, in quanto più di altri sindacati insegue strategie di modernità e di profili riformisti. Queste: se le cose stanno così, perchè la Cisl ha espresso tanta tiepidezza, a volte rinuncia, nel contrastare determinati articoli dei numerosi decreti sicurezza di questo governo, come ad esempio quelli che hanno riguardato le manifestazioni di piazzza, i cortei, le proteste alla Ghandi, la resistenza passiva? Una tiepidezza perchè ha smarrito le prerogative per essere “sindacato nuovo dei lavoratori”, – come si diceva un tempo – per consentire il loro protagonismo prendendo parola? Ha optato per quel tipo di modernismo dei corpi intermedi, sempre più assai simili alle lobby accreditate, regolamentate o meno, verso il governo?
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