La sostenibilità climatica
Il Foglio del 17 Agosto pubblica il “Manifesto di sostenibilità climatica. Il gran caldo si può governare” di Giulio Boccaletti, che ha conseguito il dottorato in Scienze atmosferiche e oceaniche presso l’università di Princeton. Un documento di oltre 3600 parole, che potete leggere in allegato. Sono sei cartelle che ripercorrono le grandi fasi dell’era industriale, si soffermano sul presente prospettando il futuro. Un tempo nel sindacato era possibile trovare elaborazioni di questo tipo, per comprendere eventi che influenzano profondamente l’economia e il sociale. Adesso non più. Poco studio, poco confronto con studiosi e ricercatori. Sempre polarizzati sull’Agenda del Governo. Perché accade questo?
In allegato il testo integrale che ben serve a comprendere quanto sta avvenendo, di seguito alcuni stralci.

<< Affrontare il caldo, alluvioni, siccità, richiede interventi fisici sul territorio e sulle nostre città. Investimenti per dotare le abitazioni di aria condizionata, le città di zone verdi che riducano gli impatti del caldo urbano, una mobilità organizzata per gestire una società che deve navigare condizioni difficili. (…)
L’Italia non è stata per ora in grado di perseguire in maniera efficace la transizione di cui ha evidentemente bisogno. Le infrastrutture idrauliche sotto stress con l’intensificarsi delle precipitazioni. Problemi strutturali: le dovranno eccedere ciò che una singola città o amministrazione locale può fare (…)
Nell’Italia del secolo scorso la domanda di elettricità portò a una trasformazione territoriale, che poi facilitò anche la gestione idraulica, l’estensione delle bonifiche agricole dell’ottocento, fino a quando Mattei non portò il gas in Italia. Il territorio fu trasformato assieme alla sua trasformazione energetica (…)
Se non c’è abbastanza acqua sia per il riso del vercellese che per le pesche della Romagna, che per i data center, chi decide chi fa senza? E se il caldo richiede interventi sulla rete e di sacrificare terreni alla produzione elettrica, chi gestisce quei costi? Il problema è la capacità esecutiva e amministrativa delle nostre istituzioni pubbliche (…)
Gli effetti li abbiamo visti con il Pnrr, che ha introdotto nel paese enormi risorse e potenti vincoli esterni alla politica nazionale. Dove il paese aveva capacità centralizzata di sviluppare e implementare progetti, come nel caso delle ferrovie o della digitalizzazione, siamo riusciti a fare passi avanti significativi sulla spesa prevista. Sui capitoli territoriali della sicurezza idrogeologica o urbana, i fondi originalmente stanziati – già minimi rispetto al problema – sono stati tagliati. La ragione? La supposta incapacità di autorità locali di strutturare ed eseguire progetti nei tempi necessari. (…)
Il ritorno per gli investimenti sul territorio dovrà venire dalla crescita economica. Il cuore della competitività dell’economia è il sistema energetico nazionale: è da lì quindi che bisogna partire (…) >>

Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!