Cultura woke e sinistra
Nel mese di Agosto 2026, La Repubblica ha aperto un acceso dibattito incentrato sul dietrofront della sinistra americana rispetto alla cultura “woke”, come si è espressa finora soprattutto negli Stati Uniti, innescato dalle recenti dichiarazioni della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), per una revisione politica nell’area dem americana: il dibattito verte su come ridurre gli eccessi ideologici senza tradire la questione identitaria dei diritti, quindi sulla necessità, per i partiti progressisti, di abbandonare l’approccio moralizzante decontestualizzato dalla storia e di focalizzarsi nuovamente sui temi economici e sulle diseguaglianze reali.
Qui proponiamo, con brevi abstract e testi in allegato, i principali articoli e interventi pubblicati su La Repubblica nelle prime tre settimane d’agosto:

- “Usa, dietrofront a sinistra: ‘Il woke è una follia, puntiamo sull’economia'” (15 Agosto 2026) – L’inviata Anna Lombardi racconta la svolta politica negli Stati Uniti. Alexandria Ocasio-Cortez e altri esponenti della sinistra dem prendono le distanze dal dogmatismo e dalla cancel culture, giudicandoli controproducenti ed elettoralmente impopolari, per rimettere al centro l’agenda economica di Bernie Sanders.
- “Woke, il sindaco di Vicenza: ‘Rimettere al centro la vita reale delle persone'” (15 Agosto 2026) – In un’intervista a firma di Anna Lombardi, il sindaco democratico Giacomo Possamai commenta il cambio di rotta americano, spiegando che la sfida della sinistra moderna deve essere quella di saper coniugare la tutela dei diritti civili con le risposte concrete ai problemi materiali e quotidiani dei cittadini.
- Buruma: “La svolta sul woke è un segnale per i Dem. Ocasio punta alla leadership” (17-18 Agosto 2026) – L’ex direttore della New York Review of Books, Ian Buruma, analizza in un’intervista raccolta da Paolo Mastrolilli la mossa strategica della sinistra americana. Sostiene che l’unico modo per riconquistare la classe lavoratrice sia abbandonare le guerre culturali e focalizzarsi sulla dialettica dei ceti e sulla redistribuzione economica.
- “La trappola woke: così la sinistra prova a liberarsi” (18 Agosto 2026) – Un commento di Carlo Galli che approfondisce i limiti intrinseci del wokismo. L’articolo evidenzia come il movimento non sia fallito perché critico o egualitario, ma per la sua mancanza di senso storico, che lo ha portato a giudicare il passato in modo manicheo e dogmatico, trasformandosi in una trappola per i progressisti.
- “Nel fortino della Columbia: ‘Siamo woke non pazzi non fate il gioco di Trump'” (19 Agosto 2026) – Un reportage di Paolo Mastrolilli dall’università di New York, epicentro delle proteste studentesche. All’interno del campus si registrano le prime autocritiche (“forse abbiamo esagerato”), unite però al timore che gli eccessi del politicamente corretto vengano strumentalizzati dalla destra radicale.
- “Perché la sinistra adesso dice ‘Basta woke'” (20 Agosto 2026) – L’analisi di Giancarlo Bosetti evidenzia l’inizio di un “riflusso della marea” ideologica. Il termine woke, nato originariamente per indicare la consapevolezza contro il razzismo, si è trasformato negli ultimi anni in un insulto e in un’arma retorica in mano agli avversari politici, spingendo i leader riformisti a cambiare traiettoria.
- “Alla sinistra non serve il woke. Il nemico da combattere è questa società di diseguali” (21 Agosto 2026) – Il dibattito si sposta sulla politica italiana con una lettera-intervento del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, affidata direttamente alle pagine di Repubblica. Conte attacca duramente le degenerazioni del politicamente corretto e della cancel culture (citando i paradossi di classici come Omero o Cicerone messi all’indice), affermando che il dovere delle forze progressiste è combattere le radici materiali delle diseguaglianze economiche e sociali, non perdersi in una “religione morale autoreferenziale”. [3, 4,]

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