Unità sindacale:peggio di così!

La rottura sindacale che va in scena con la dichiarazione di sciopero generale di Cgil e Uil può produrre più guai che effetti positivi per i lavoratori, per la lotta alle disuguaglianza, per difficili iniziative a salvaguardia dell’occupazione collegate alla conversione e transizione climatica e a quella digitale. Per questo siamo ben lontani dal salutare con un “finalmente lo sciopero generale” in un contesto sociale già in tensione per la pandemia nuovamente in crescita, con un sindacato che si divide con alle spalle una piattaforma, elaborata tempo fa, con una sommatoria di richieste ma prive di una vera strategia unitaria con priorità ben individuate (non solo nei titoli) per segnare l’avvio di un cambiamento sociale, economico e politico del paese.

Che il governo abbia il suo baricentro in una maggioranza, ad assetto variabile, di centro-destra  è  il problema presente fin dall’avvio del governo Draghi sostenuto dall’arco di tutti i partiti, ad eccezione di Fratelli d’Italia. Un governo che, nella persona di Mario Draghi,  ha riscosso e riscuote tutt’ora una valutazione positiva degli italiani. Anche dei lavoratori? Probabilmente sì.

La decisione dello sciopero generale di Cgil e Uil è scaturita constatando che la “misura è colma” stante quanto il governo ha deciso sulle aliquote Ipef riducendo più ai redditi medio-alti che a quelli medio-bassi. L’opposto, si rimarca, di una politica per ridurre le disuguaglianze, tra ricchi e poveri, accentuate dalla pandemia Covid.

La bocciatura – da parte della maggioranza del Consiglio dei ministri – della proposta di Draghi (già prospettata ai sindacati)  per un contributo di solidarietà da parte dei redditi alti verso i redditi bassi, ha fortemente contribuito a determinare la divaricazione di valutazione tra Cgil-Cisl-Uil in ordine alla mobilitazione da proseguire e alla dichiarazione dello sciopero generale. Tutto ciò in un quadro di giudizi critici su molti punti della Manovra di Bilancio 2022, espressi anche da altri corpi intermedi, tra questi la Confindustria.

L’elenco delle cose che mancano in questa manovra, o che non dovrebbero esserci, può allargarsi o ridursi per giustificare o meno la dichiarazione dello sciopero generale.

Per quanto conosciamo e per quanto abbiamo conosciuto in vicende passate di scioperi generali non unitari esprimiamo la ferma convinzione che questa divisione tra le tre Confederazioni è un errore che si poteva ben evitare e che le reali motivazioni (per dichiararlo o no) discendono dal ruolo e dall’identità che vogliono avere i vertici nazionali sia verso il governo sia verso qusto o quel settore di lavoratori.

Non è neppure vero che le risorse ci sono sempre e le casse dello Stato possono essere immaginate come “un pozzo di San Patrizio” da cui attingere, tema tanto caro alla narrazione dei leader di destra Salvini e Meloni.

Mettere uno stop alla redistribuzione alla rovescia, ora e con la riforma prossima ventura del fisco, per la quale è stata approvata una legge delega con la caratteristica della “forma dell’acqua” richiede in primo luogo che Cgil, Cisl e Uil s’interroghino perché mai hanno lasciato isolato Mario Draghi – senza indire alcuna mobilitazione specifica – quando poche settimane fa ha affrontato il problema cardine, in Italia, della riforma del catasto, indispensabile – secondo le continue GIUSTE raccomandazione Eu – per ridurre gli oneri del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti trasferendoli sul patrimonio e le rendite.

Cgil e Uil hanno valutato che il tempo per uno sciopero generale è adesso. Non ne siamo persuasi, sia per la modalità e la sommatoria dei tanti titoli scelti, sia perché la rottura dell’unità sindacale rende ancora più difficile il necessario cambiamento culturale e politico per un’efficace lotta alle disuguaglianze. A tal proposito pensiamo che sia assolutamente prioritario (per ridurre le disuguaglianze) garantire l’erogazione di servizi universali quali quelli per la salvaguardia della salute (che richiede la riforma della sanità) e per la scuola e la formazione continua ( per sostenere i processi della transizione ecologica e digitale), per ridare centralità al lavoro unificando le modalità contrattuali di accesso, aumentando le tutele, come ad esempio può avvenire con il rilancio su vasta scala  dell’apprendistato; e poi garantendo la flessibilità di prestazioni, a termine in questa o quell’azienda, coperte però da un contratto a tempo indeterminato ben retribuito per compensare l’attitudine alla flessibilità di prestazioni nel territorio, il che richiede anche ore retribuite di aggiornamento programmato per acquisire più abilità professionali.

Lo sciopero generale così divisivo, per più motivi, è un passo che avvia in un direzione del tutto diversa , forse addirittura opposta, dalla riconquista del “rispetto delle controparti” e dal riportarsi  “in sintonia” con la propria base, rispondendo così alla crisi di fiducia che serpeggia tra le lavoratrici e i lavoratori.

Infine una valutazione sulla Cisl, che si è chiamata frettolosamente fuori. Il segretario generale Luigi Sbarra, nella recente manifestazione unitaria regionale a Torino del 27 novembre, in P.zza Castello, aveva stupito non solo per la sua lunghezza del suo intervento conclusivo (oltre 40 minuti, ed eravamo oltre mezzogiorno) mentre la piazza si stava svuotando, sia perché si era in ascolto di interventi-relazioni dei rappresentanti dei territori piemontesi già dalle 9,45, sia per la temperatura freddolina; ma soprattutto per il suo tono e la ricostruzione del confronto con il governo al quale “non faceva sconti” e attribuiva anzi un surplus di responsabilità  rispetto a quelle effettive, con un tono in parte da “tribuno della plebe” e in parte diseducativo, che – per chi scrive – non ha mai avuto modo di ascoltare in tanti decenni da parte di un segretario generale confederale. Il Segretario generale della Cisl fino al giorno prima dello stop a Draghi da parte dei ministri di centro-destra per il contributo di solidarietà, era stato in più manifestazioni di fronte ai lavoratori il più categorico nel denunciare i “no” governativi ai punti fondamentali della piattaforma Cgi-Cisl-Uil. Si sbagliava prima o cosa è successo dopo per provocare l’imprevista rottura sindacale? A Roma, nel volgere di poche ore, le valutazioni di Luigi Sbarra sono molto cambiate per giustificare lo sgancio della Cisl. Possibile che non esistesse una via per una convergenza unitaria di due ore di sciopero con assemblee sui luoghi di lavoro? Per ascoltare la voce dei lavoratori e non solo quella di chi li vuole, o pensa, di rappresentarli senza consentire a loro di prendere parola?

Probabilmente si sarebbe evitata la spaccatura del movimento sindacale e la divisione dei lavoratori, come accadrà indicendo come Cgil e Uil uno sciopero generale di 8 ore per il 16 dicembre con manifestazione nazionale a Roma e in altre quattro città, e due giorni dopo Sabato 18 novembre una manifestazione Cisl a Roma in Piazza degli Apostoli, dopo settimane nelle quali dirigenti territoriali e rappresentanze sindacali si sono molto impegnate per una non facile mobilitazione unitaria con manifestazioni di piazza. In questo momento, peggio di così era ben difficile immaginare.

Alleghiamo alcuni articoli e link che contengono valutazioni pro o contro lo sciopero generale del 16 dicembre, che esprimono valutazioni diverse sul governo Draghi e sul disagio e conflitto sociale che esiste nel nostro paese. Dite la vostra nella finesta dei Commenti.

Quanto redistribuisce la tassazione IRPEF sul reddito personale? Salvatore Liaci su Osservatorio CPI così inizia.  In  merito al recente dibattito sulla riforma fiscale, è utile studiare come l’IRPEF redistribuisce il reddito allo stato attuale. Bisogna tuttavia premettere che i dati delle dichiarazioni fiscali non considerano il rilevante effetto dell’evasione fiscale e i redditi che sono esclusi dalla base imponibile IRPEF perché tassati separatamente. L’imposta ha un effetto redistributivo positivo, aumentando la quota di reddito percepita post-IRPEF, rispetto a quella in assenza di tassazione, per redditi fino a 30.000 euro, mentre tale effetto si inverte per le fasce di reddito successive. (…) https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-quanto-redistribuisce-la-nostra-tassazione-sul-reddito-personale?mc_cid=c3af12c4b1&mc_eid=eafdbb123e

Sandro Antoniazzi, sul sito dei democratici milanesi, in ” Non è sbagliato solo lo sciopero, ma anche la politica che l’accompagna” così inizia: Abbiamo un governo che si dimostra all’altezza dei problemi del paese, che sta affrontando i problemi del risanamento dell’economia. E di fronte a questo, una parte del sindacato senza una visione, senza una prospettiva, è capace solo di dichiarare uno sciopero (…) per proseguire un cli qui https://www.c3dem.it/non-e-sbagliato-solo-lo-sciopero-ma-anche-la-politica-che-laccompagna/

Norma Rangeri nell’editoriale “Con lo sciopero generale, la luna di miele del governo Draghi è finita” così inizia: Il punto di vista. Lo sciopero generale suona la campana dei diritti e dei bisogni, compie il primo atto di rottura dell’unità nazionale e incrina la stessa unità sindacale, con la Cgil che assume un ruolo politico anche verso un Pd abbandonato dagli operai, lontano dalle periferie sociali.(…) per proseguire aprire l’allegato e quello correlato “Landini e Bombardieri sciopero contro i partiti”_Franchi_Manif

Luca Ricolfi, in “La più iniqua delle tasse”, su La Repubblica, ha ricordato, ancor prima della rottura tra i sindacati, quanto pesasse negli incontri tra governo-sindacati quel convitato di pietra che ha il nome di “inflazione”. Sottolieava che “.. Ma, a parità di altre condizioni (ossia: se i redditi nominali restano fermi), una inflazione anche solo del 3% significa una perdita di potere di acquisto di circa 30 miliardi, che assorbirebbe completamente gli 8 miliardi di sgravi promessi..”. Perchè non insistere con più determinazione per ottenere detrazioni collegate alla dinamica del caro energia (gas, luce, trasporti) con priorità ai bassi redditi e medi? E’ probabile che questa strada venga riaperta? Vedi articolo allegato

Mario Lavia  su www.linkiesta.it  in “Lo sciopero politico di  Landini, aspirante leader della sinistra anti Draghi” scrive : Il segretario della Cgil ha indetto per il 16 dicembre una protesta di otto ore contro la legge di Bilancio, ma in realtà nasconde un altro progetto: occupare lo spazio anti capitalista, massimalista e marxista. Indicendo uno sciopero generale di otto ore Maurizio Landini ha fatto quello a cui nessun leader della lunga storia della Cgil aveva mai pensato: uno sciopero politico che spacca il sindacato (la Cisl non aderisce). Ma in fondo va anche capito: non essendoci da anni una sinistra politica degna di questo nome, Landini è appunto da anni che ha in testa un sindacato politico, di classe, di vaga ascendenza marxista ma di esito populista che occupi quello spazio vacante. Dal tramonto di Rifondazione comunista, in Italia a sinistra del Pd – che è un partito, seppur confusamente, socialdemocratico con sottili venature liberali – c’è il deserto.(…) per proseguire nella lettura un clic https://www.linkiesta.it/2021/12/landini-sciopero-cgil-16-dicembre/

Alessandro De Angelis in Il gioco politico di Landini: cavalcare qualunque malessere su Huffingtonpost, si propone nell’arduo tentativo di leggere nel pensiero di Landini e così inizia il suo commento fortemente critico sulla decisione del segretario generale Cgil. Se il compito del sindacato, da che mondo è mondo, è quello di ottenere dei risultati, per chi il lavoro ce l’ha, per chi il lavoro non ce l’ha, per quelli che chiedono di essere difesi ancora. E se, per realizzare questo scopo, da che mondo è mondo, viene fissata una “piattaforma” per individuare il terreno di confronto e gli obiettivi possibili. E se, da che mondo è mondo, l’azione di forza è commisurata all’andamento del negoziato in atto, ascoltando le parole con cui Maurizio Landini spiega assieme al segretario della Uil Bombardieri le ragioni dello sciopero generale, la misura di lotta estrema, definitiva, un punto di non ritorno nelle relazioni col governo, è difficile comprendere quali siano i presupposti e le ragioni di “merito” della scelta. Di “merito”, non “politici”. Mai si era visto uno sciopero generale indetto sulla base di un’elencazione delle ragioni di un malessere buono per tutte le stagioni che vanno dalla necessità di dare risposte ai giovani (quali?) alla lotta alla povertà (ci mancherebbe).(…) https://www.huffingtonpost.it/entry/il-gioco-politico-di-landini-cavalcare-qualunque-malessere_it_61afac3de4b02df7c6ad9dc0

Sì allo sciopero generale! di: Giulio Marcon – Lo sciopero generale di CGIL e UIL del prossimo 16 dicembre ha molte ragioni e motivazioni valide: basta leggere la controfinanziaria di Sbilanciamoci! presentata lo scorso 2 dicembre per rendersene conto. https://volerelaluna.it/commenti/2021/12/10/si-allo-sciopero-generale/

7 commenti
  1. Gian Giacomo Migone
    Gian Giacomo Migone dice:

    Adriano, non sono convinto. Fai un elenco d’inadempienze governaive più importanti, da parte del governo – ad es. salute, scuola, aggiungerei, insufficienti assunzioni nel settore pubblico – che non quella su cui è stato proclamato io sciopero generale. Trascuri il valore politico del roversciamento del intervento fiscale – che da progressivo diventa regressivo – del Governo a seguito della pressione della destra della sua maggioranza. Da cui la gravissima defezione della “nostra” Cisl, assai più dannosa della critica alla tempistica dello sciopero generale. Ciò non emerge dal tuo testo nella sua forma attuale.

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    • redazione
      redazione dice:

      Ho integrato le righe finali sulla scelta della Cisl. Sul fisco, purtroppo, non c’è stata opposizione del sindacato alla riduzione delle aliquote da cinque a quattro, per poi constatre “i guai” dei vantaggi che conseguono per i redditi medi e alti. In materia di Fisco i tre sindacati sono da tempo sull’onda delle opinioni, e sono stati a guardare sulla questione riforma del Catasto, lasciando che se la vedesse il Premier con la sua maggioranza . fluttuante a destra. Penso sempre alle conseguenze gravi che produce una scelta di sciopero generale diviso superiori, a mio avviso, a quelle che si determinano unitariamente con intese modeste o mediocri..

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  2. Pierluigi Ossola
    Pierluigi Ossola dice:

    Ho creduto fino in fondo all’unità sindacale ed al suo valore. Ci ho creduto talmente che quando il processo unitario è venuto meno ho dato le dimissioni da tutte le cariche sindacali, ho rinunciato al distacco sindacale e mi sono trovato un lavoro, senza chiedere alcun appoggio al sindacato.
    Avevo però mantenuto la tessera della CISL ed avevo seguitato a darmi da fare nel mio luogo di lavoro come delegato per costruire e gestire piattaforme unitarie. Solo molto tempo dopo, non riconoscendomi più in alcun modo nella CISL e purtroppo neppure in CGIL e UIL ho, con sofferenza, lasciato la tessera sindacale, sperando però sempre che il percorso dell’unità sindacale sarebbe prima o poi ripreso e con esso sarebbe rinato un sindacato a cui avrei nuovamente potuto aderire con convinzione.
    Ciò detto occorre prendere atto che oggi, con la proclamazione dello sciopero da parte di CGIL e UIL non ci troviamo di fronte alla rottura di un processo di unità sindacale che non è mai ripreso. Non è questa la sede per analizzarne i motivi. E’ però importante evitare l’ipocrisia di addebitare a CGIL e UIL, o per altro verso alla CISL, la responsabilità di aver rotto un processo di unità che non esiste da molti anni. Una precaria e frammentata unità d’azione non può infatti in alcun modo essere confusa o essere il surrogato di un processo di unità sindacale che è tale solo se a far da legame tra organizzazioni diverse è una strategia condivisa da perseguire con impegno unitario nel tempo.
    Occorre quindi guardare ai contenuti ed agli obiettivi dello sciopero proclamato da CGIL e UIL per valutarne l’utilità o meno.
    L’attuale Presidente del Consiglio è certamente persona molto autorevole, e la legge di bilancio che sta proponendo è certamente “espansiva”, ma a favore di soggetti che non sono certo i lavoratori, i giovani, i precari ecc. Si seguita a promettere un ‘taglio delle tasse’ anziché servizi migliori, più giustizia sociale e lotta all’evasione fiscale. Non bisogna essere economisti per capire che la retorica neoliberale del taglio delle tasse significa nella realtà meno servizi, più ingiustizia sociale, ed in prospettiva anche maggiori oneri per i lavoratori che pagano le tasse e che saranno prima o poi chiamati a ‘fare sacrifici’ per coprire il deficit che si va accumulando per arricchire ulteriormente chi è già oggi privilegiato.
    Le scelte che vengono fatte con questa legge di bilancio, fatta in un momento eccezionale in cui possiamo godere di una certa libertà di manovra resa possibile dall’Europa, stanno tracciando una linea che sarà determinante per i prossimi anni. Se non si inverte quindi oggi la tendenza all’ampliamento delle diseguaglianze non sarà certo possibile farlo in futuro.
    In questa situazione la CISL si limita a bisbigliare che “non è il momento per scendere in piazza”. Quando allora ?
    Ho sentito molte volte nella mia vita, l’esortazione rivolta al sindacato ad “essere ragionevole e a … non disturbare il manovratore in un momento delicato …” sono parole che da sempre animano la ‘gran cassa’ del padronato quando il sindacato prova ad alzare la testa per fare il proprio dovere che io seguito a pensare sia quello di difendere i più deboli. Non le avevo mai sentite pronunciare dal Segretario generale di un sindacato.
    Cosa propone la CISL per non sprecare l’occasione unica di questa legge finanziaria e del PNRR per dare una svolta decisiva alla politica economica che ha portato e sta portando ad un crescente e sempre meno sostenibile aumento delle diseguaglianze economiche e sociali ?
    Gli altri sindacati sono davvero decisi ad andare fino in fondo in una battaglia assai impegnativa e contro corrente, vista la grande presa sulla gran parte della popolazione degli slogan neoliberali a cui si ispira di fatto l’attuale governo, incapace anche solo di stabilire un contributo di solidarietà poco più che formale, ma politicamente significativo, a favore dei più deboli ?
    Quel che temo è che CGIL e UIL si accontenteranno del fuoco di paglia di uno sciopero che consente loro di “salvare la faccia”. Se così non fosse credo potrei riprendere la tessera sindacale … ma non quella della CISL.

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  3. Massimo Negarville
    Massimo Negarville dice:

    La proclamazione dello sciopero generale da parte di Cgil e Uil con la dissociazione della Cisl suscita una serie di interrogativi che vale la pena di discutere.
    1. C’è una piattaforma su cui ci si scontra con il governo?
    2. Perché la CISL non aderisce?
    3. Essendo uno sciopero contro le misure del governo sulla riforma fiscale, si tratta di un atto politico con quali obiettivi?
    A mio parere le cose stanno così:
    la piattaforma è generica e senza possibilità di trattativa con qualche successo. La questione è tutta incentrata sul tentativo di raccogliere tutta l’opposizione sociale al governo Draghi e di farsene rappresentanti rilanciando potere e ruolo politico del sindacato come interlocutore necessario per qualsiasi scelta economico/sociale del governo. Se non si viene ascoltati a sufficienza si sciopera. Questo oggi però significa anche altro. Dato il consenso politico a Draghi ( da Leu alla lega) si vuole chiamare a raccolta chi si oppone per le più varie ragioni, mostrando così la centralità politica della Cgil (UIL a seguire), mandando un segnale al PD forse aspirando a dare vita ad una maggiore forza/presenza sella “vera sinistra” oggi asfittica. Il punto di forza di questa scommessa politica sta nella questione sociale del paese che presenta evidenti tratti di difficoltà scontento e una marea di rivendicazioni. È una rappresentazione per dire nel gioco politico si siamo anche noi, non pensateci di potere escludere o marginalizzare. Vedremo dalle manifestazioni e da chi vi partecipa come questo disegno si sviluppa, ha successo o fallisce.
    Ci voleva questa scelta? Personalmente la trovo sbagliata nei contenuti, ma la considero un elemento di movimento in un quadro politico, sociale e culturale troppo ingessato. Mi auguro che fallisca, ma muova le acque.

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  4. redazione
    redazione dice:

    Armando Pommatto – La cultura che guida i nostri dirigenti ( tutti tre) si e’ formata nel pre- covid: difficile trovare nelle loro strategie novita’ radicali che questo tempo richiede. Le tue osservazioni vanno su questa strada, ignota a loro e ai partiti ( la bocciatura della proposta Draghi sull’alleggerimento del costo bollette la dice lunga).

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    • salvatore mancuso
      salvatore mancuso dice:

      La mia opinione è che, attualmente(e non solo attualmente), l’intero sindacato confederale è subordinato alla politica. La rottura dell’unità d’azione non è altro che un modo diverso di esprimere la subordinazione di ciascuna organizzazione sindacale confederale alla politica e, nella fattispecie, al Governo in carica. Niente di nuovo sotto il sole, da qualche decennio a questa parte.

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  5. Aldo Celestino
    Aldo Celestino dice:

    Anche io considero grave la rottura dell’unità sindacale. La storia ci dimostra che quando le organizzazioni sindacali sono divise si è più deboli e se si è deboli non si va da nessuna parte. E’ un brutto segnale sia verso il governo ma soprattutto verso i lavoratori, che già hanno qualcosa da rimproverare al sindacato sentendosi poco tutelati. Sebbene questa attuale è una fragile unità d’azione basata su una intesa molto generica. Piuttosto nessuno parla di unità sindacale organica. Il sistema dei partiti dal 1989 è stato travolto da uno tsunami che non è ancora finito, visto che continua la frantumazione delle formazioni politiche e dimostra sempre di più la grave crisi della politica nel nostro paese ma anche della democrazia. Ne è una palese evidenza il governo tecnico presieduto da Draghi. Ma il sindacato non fa una piega. Tutto va bene? Non mi sembra affatto! Credo che dal punto di vista ideologico le differenze tra CGIL CISL eUIL siano molto esigue e un processo unitario sarebbe un segnale molto forte al mondo del lavoro che negli ultimi anni ha subito colpi pesantissimi allargando sempre di più le diseguaglianze , dalla legge Fornero al Job act di Renzi, alle continue morti sul lavoro che sono aggravate da questi iniqui provvedimenti. Ma anche qui le responsabilità sulle divisioni sindacali non sono solo di una parte. Le responsabilità sulla rottura della fragile unità sono di entrambe le parti. C’è tuttavia da chiedersi se è accettabile che la CISL sia sempre filo-governativa e spesso filo-padronale come lo fu peraltro nel 2014.
    Anzi lo sciopero arriva un po’ tardi ma meglio tardi che mai. Finalmente una reazione ci voleva dopo aver subito da tempo. Poi a mio parere non convince l’obiezione che siamo a ridosso di Natale e siamo ancora in emergenza pandemica . Ma queste valutazioni le deve fare sempre il sindacato mentre il governo non poteva pensarci prima. E che dire della CISL? Dopo aver ascoltato Sbarra a Torino in una piazza gelida attaccare frontalmente il Governo Draghi mi domando cosa gli ha fatto cambiare idea. Poi che dire della manifestazione indetta nei due giorni successivi allo sciopero di CGIL UIL fissato per sabato 18 dicembre?
    Ma sullo sciopero vi sono tutte le ragioni per farlo.
    La prima di merito nel tragico anno della pandemia sono stati destinati a vario titoli al sistema delle imprese 107 miliardi di euro, al mondo del lavoro 7. Questo governo è sbilanciato a destra e ascolta solo la Confindustria . Anche sulla revisione delle aliquote IRPEF si poteva fare meglio sgravando di più i redditi medio bassi rispetto a quelli medio alti. E sulla decontribuzione delle retribuzioni si tratta di una tantum di un anno. Sulle pensioni, che ci riguardano, viene rispristinato l’adeguamento al costo della vita che quest’anno è fissato all’1,7% lorde. Quindi dal primo gennaio del 2022 chi percepisce 1000 euro avrà un incremento di 17 euro mensili sempre lorde. Un vera pacchia. Sulle pensioni si rimanda al prossimo anno dopo la scadenza della quota 100, tuttavia è apparso chiaro che l’impianto della Fornero rimane immutato. Vorrei ricordare che abbiamo il livello di occupazione e i salari i più bassi d’Europa, la maggioranza delle donne disoccupate ed i giovani che né studiano né cercano lavoro o se lavorano sono precari a vita, oppure sono costretti ad emigrare all’estero. Come fece di recente mio figlio emigrato per 6 anni in Australia. Ed ora che sono riuscito a farlo rientrare mi sento dire : “papà era meglio se rimanevo in Australia”. E nonostante gli annunci sulla valanga di soldi che arriveranno dall’Europa col PNRR qualcuno mi può spiegare se si intravede una inversione di tendenza in merito?
    Sulla patrimoniale per i più ricchi proposta da Letta neanche a parlarne perché come dice super Mario questo “governo è nato per dare e non per prendere”.
    La seconda è che chiaramente questo è uno sciopero politico. Quando il sindacato non trova una sponda politica adeguata che sostenga le sue ragioni, è obbligato a fare da sé. Il PD, sempre di più il partito degli elettori ZTL e meno di quelli delle periferie, ha detto che questo sciopero è inopportuno e così tutti gli altri partiti di centro destra. Solo i 5 stelle hanno espresso una qualche comprensione. Come diceva Carniti il sindacato è anche un soggetto politico autonomo dai partiti e se il governo, di qualsiasi colore politico, non risponde alle richieste sindacali non ha altra arma politica che quella dello sciopero. E poi preferisco vedere la piazza occupata dai lavoratori piuttosto che dai no-vax .

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