L’aggressione della Russia all’Ucraina è iniziata il 24 febbraio; una decina di giorni dopo, a Roma il 5 Marzo, la Cisl non ha partecipato alla manifestazione promossa da “Europe for pace” e da numerose associazioni del variegato mondo pluralista del pacifismo, molte di matrice cattolica. Il Segretario generale della Cisl Luigi Sbarra ha motivato quell’assenza sostenendo che il termine “neutralità attiva”, presente nel manifesto, consentiva interpretazioni ambigue non distinguendo – a suo dire –  l’aggressore dall’aggredito, inoltre sussisteva il problema dell’invio delle armi agli ucraini per resistere. Quell’assenza in piazza della Cisl è stata criticata con una lettera aperta di 53 iscritti (v.allegato) inviata alla Segreteria Confederale Cisl e all’Esecutivo nazionale.

Contrastare chi punta alla guerra di lunga durata

La tragedia della guerra si aggrava di giorno in giorno e si allarga. Le scelte che si sono consolidate dopo settimane di guerra son ben diverse da quelle delle prime ore: alla legittima difesa in armi degli ucraini aggrediti è subentrato – anestizzando il difficile negoziato – un conflitto armato tra la Nato (che solamente a parole può essere definito indiretto!) e la Russia, mettendo in conto una guerra di lunga durata (dichiarazione del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e del presidente degli Usa John Biden).

Nei fatti una guerra mondiale, per procura, confinata sul territorio martoriato dell’Ucraina, fornendo sempre più armi agli ucraini che ci mettono la loro vita. Mentre molto si discute ma ben poco si decide su quelle particolari sanzioni economiche contro la Russia (taglio delle forniture del gas) che segnerebbero una svolta verso un vero negoziato. Non è improprio, a nostro avviso, utilizzare il termine per procura, con la clamorosa contraddizione che l’Europa per un verso continua ad inviare armi agli ucraini, per l’altro finanzia il riarmo russo per continuare nell’aggressione versando circa un miliardo al giorno per l’acquisto del gas. Senza tale finanziamento la Russia troverebbe enormi difficoltà a proseguire nell’aggressione.

La legittima difesa in armi di un popolo aggredito – per poter negoziare con il proprio governo legittimamente eletto un compromesso che salvaguardi la libertà e le norme del diritto internazionale – è un atto irrinunciabile ed è sacrosanto sostenerlo inviando agli ucraini tutto quanto è necessario UNITAMENTE ad appropriate iniziative diplomatiche da condurre con determinazione. Ben altro è la strategia bellicistica che ha preso piede mettendo in angolo il negoziato e la diplomazia, con l’Europa – incerta e divisa – nel dare vita ad una vera iniziativa UNITARIA negoziale per porre lo stop alle armi e alle bombe. Finora da Putin si sono presentati , o hanno telefonato, singoli capi di governo.

Nel nostro paese, e in Europa, ci sono state più manifestazioni promosse dai “No-vax” che non per la pace e lo stop alle bombe, e il movimento sindacale (ancora diviso) troppo poco è riuscito a fare.

In questo fosco contesto, quel piccolo gruppo dei 53, si propone d’insistere nell’iniziativa avviata dopo il 5 marzo, come si legge nella lettera inviata l’11 aprile (v.allegato) dai tre promotori della raccolta firme, che contiene due allegati: il primo è il commento di un iscritto Cisl con le severe critiche alla lettera aperta dei 53; il secondo è la risposta di Savino Pezzotta, chiamato direttamente in causa, che dopo aver ricordato che la guerra non è mai la soluzione, pone al termine del suo scritto l’alternativa per come uscire dalla tragedia della guerra in Ucraina e dal riarmo in ogni paese “..agire per  la pace è molto difficile e forse lo è più della guerra. Ma credo che per il bene delle persone che calpestano la terra sia indispensabile. Per concludere vorrei porti una domanda: Non ti sembra contradditorio inviare armi agli Ucraini e nello stesso acquistare e pagare il Gas da Putin che userà quei soldi per rafforzare il suo esercito? Mi rendo conto che chiudere i rubinetti del gas russo avrà ripercussioni negative sulle condizioni di vita dei nostri concittadini, sulle nostre industrie e sul lavoro, ma per la pace, spiegandolo bene, non si possono chiedere dei sacrifici? Il sindacato non può chiedere, dopo averlo spiegato nelle assemblee nei luoghi lavoro e di impiego, al Governo Italiano di non acquistare il Gas Russo finché la guerra non cessa? Chiudo, ringraziandoti di avermi scritto poiché anche se abbiamo posizioni diverse dialogare senza pregiudizi è estremamente utile ed è comunque un segno di pace.”

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Stop alla “voce” delle armi e delle bombe

Il sindacato può fare molto? Certamente. Con iniziative unitarie per ottenere un’informazione meno bellicista, quindi fatalmente a doppio standard, come ben richiamato da Gigi Riva in “Informazione” nella rubrica “La parola” de L’Espresso. (v. allegato) – Il sindacato può contribuire alla formazione di un’opinione pubblica favorevole per sostenere i sacrifici necessari nell’immediato (ridurre i consumi di energia salvaguardando le attività produttive) per realizzare un drastico taglio delle forniture del gas russo.

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