Diego Longhin, in “La svolta della batteria -Torino sperimenta l’evoluzione dell’auto”, su La Repubblica del giorno di Pasqua, descrive in modo comprensibile ai tanti, in sole 100 righe e con immagini, il futuro prossimo di Mirafiori e dell’indotto automotive nell’area torinese.  Un reportage-inchiesta che serve molto per conoscere e capire i processi in atto. Si sofferma in particolare per evidenziare:

Immagini pubblicate su La Repubblica del 17 aprile che ben aiutano a conoscere
  • Come si è già trasformata la linea di montaggio a Mirafiori e quanto può seguire con  l’evoluzione verso la transizione energetica – Lo stabilimento riconvertito all’elettrico con un investimento complessivo da due miliardi di euro, consente la produzione di 300-500 auto elettriche ogni giorno. L’area di Mirafiori è grande come 450 campi da calcio.
  • Automazione e digitale- Molti compiti rischiosi che in passato venivano svolti dagli operai vengono da tempo delegati alle macchine – Cambia il lavoro degli operai – Gli operai diventano più esperti nel gestire i macchinari e sono richieste anche nuove abilità professionali.
  • Con il motore elettrico non ci sarà più bisogno di marmitte e di molti altri pezzi – Si riduce anche il rumore di fondo che era tipico della fabbrica.
  • La costruzione di mezzi green rappresenta una sfida nuova e l’intera filiera auto motive ripensa i prodotti
  • Nel percorso della transizione ecologica non ci sono solo i colossi, da Rivalta a Venaria molte aziende dell’indotto puntano sulla nuova fase della mobilità
La MIrafiori di tanto tempo fa…. dal web

Così inizia il reportage – Spesso per capire il significato delle trasformazioni bisogna partire dal fondo, oppure analizzare i contrasti. Il modo migliore per comprendere gli effetti della transizione energetica è arrivare alla fine della linea dove si assembla la 500e, nel cuore delle Carrozzerie di Mirafiori, oppure fare una passeggiata a Venaria Reale, dietro la Reggia, in un percorso tra i due stabilimenti del gruppo Marelli. Ci troviamo subito a un bivio: tra i prodotti che hanno un futuro, dai fanali led all’infotainment, a quelli che cederanno il passo all’elettrico, come la marmitta, di cui non ci sarà più bisogno. Ecco due poli che rappresentano quello che sta avvenendo in questi mesi a Torino con la transizione verso l’elettrico dell’auto. (…)  per proseguire aprire l’allegato

I sindacati nazionali metalmeccanici hanno incontrato, il primo aprile, per la prima volta in presenza Carlo Tavares, che ha esposto a grandi linee la cornice del piano industriale”Dare Forward” (ndr. osare andare avanti) che prevede la vendite di modelli elettrici al 100% in Italia al 2030 e riduzione delle emissioni di CO2 al 2038, e impegni industriali del Gruppo, a cominciare dai 75 modelli a zero emissioni al 2030. Dopo Melfi – quattro modelli per tre brand – e la gigafactory di Termoli, Tavares non svela nuovi pezzi del puzzle ma aggiunge qualche elemento su Mirafiori: «Abbiamo diverse idee in fase di valutazione, stiamo cercando progetti che possano essere attuati – sottolinea – ci saranno annunci sulla produzione e nuovi business, ad esempio per l’economia circolare, entro un paio di mesi». Al termine dell’incontro i sindacati hanno espresso soddisfazione seppure con toni diversi, come da spartito tradizionale, chiedendo di avere più dettagli e altri incontri. Per più notizie sul progetto di Stellantis per l’elettrico e sugli incentivi governativi all’automotive elettrico vi invitiamo a leggere l’articolo di Filomena Greco, Il Sole, e di altri, nell’allegato.

Automazione e digitale oggi dal Web

Marigia Mangano, su Il Sole del 14 aprile, in “Stellantis stangata dai soci: «no» ai maxi stipendi dei vertici”così scrive. (…) L’Assemblea dei Soci di Stellantis, 13 aprile,ha dato il via libera al bilancio 2021 e alla distribuzione del dividendo di 1,04 euro per azione, per un importo complessivo di circa 3,3 miliardi di euro. Nello stesso tempo, però, ha votato contro la politica di remunerazione il 53,12% degli azionisti presenti, mentre si espresso a favore il 47,88%. A sollevare perplessità tra alcuni azionisti soprattutto la remunerazione complessiva per il ceo Carlos Tavares pari a 19,15 milioni di euro. Alla vigilia dell’appuntamento con i soci, infatti, l’azionista di minoranza PhiTrust ha pubblicato una nota nella quale ha criticato la remunerazione per Carlos Tavares indicando il suo voto contrario in assemblea.(…) In questo quadro, il presidente di Stellantis, John Elkann, ha ricordato che questo voto è solo di consultazione e non è vincolante ma che il gruppo terrà conto delle indicazioni arrivate dai soci. Resta da capire, dunque, se in prospettiva il giudizio del mercato sarà seguito da riflessioni concrete sulla politica di remunerazione. (…) per più particolari sull’assemblea dei soci aprire l’allegato.

Una TNE bis?

Nell’incontro tra Carlos Taveres, il sindaco di Torino e il Presidente della Regione Piemonte Piemonte con l’intento di incentivare Stellantis ha maggiori investimenti sul polo torinese dell’auto, hanno dichiarato la disponibilità delle istituzioni a modificare la destinazione d’uso di parte delle aree di Mirafiori per accrescere il loro valore. Sui media di Gedi si sono pronunciate più autorevoli voci per sostenere che è giunto il momento di “dare” e non solo “chiedere” a Stellantis. Per ora non si conosce nulla di più. Pochi giorni dopo, Giorgio Airaudo seg.regionale della Cgil, rilascia un’intervista a Diego Longhin, per “Rilanciare Mirafiori con una nuova operazione Tne”, ovvero dare vita – con soldi pubblici – ad una seconda edizione di Tne. Replica Claudio Chiarle, ora in segreteria dei pensionati di Torino e Canavese, in “Nuova Tne? No ai vecchi schemi”, sul sito lo spiffero dove cura una sua rubrica, chiamando anche in causa Tom Dealessandri, all’epoca fautore e protagonista, come vice Sindaco di Torino, dell’operazione Tne (2005). Nella discussione non può certo mancare il parere dell’attuale Amministratore unico di Tne, Bernardino Chiaia che non dà ragione né al leader della Cgil del Piemonte, Giorgio Airaudo, che punta sulla formula Tne come base di partenza di una nuova iniziativa tra enti locali e Stellantis sugli spazi liberi della fabbrica di corso Agnelli, né all’ex segretario della Fim-Cisl, Cluadio Chiarle, che invece rifugge da quelli che giudica degli insuccessi del passato. Pochi, forse, sono a conoscenza che “ Tne è una società che stava fallendo – sottolinea Chiaia – tanto che siamo una società in concordato. All’epoca si era arrivati all’acquisizione delle aree senza avere un progetto chiaro e definito. Sto parlando di un progetto, non di linee guida e di idee, ma di un piano validato non dalla politica, ma da società specializzate che operano a livello internazionale e che hanno una precisa idea di come funziona questo settore e mercato” (…) per leggere di più aprire l’allegato con l’interviste di Diego Longhin a Giorgio Airaudo, Claudio Chiarle, Bernardino Chiaia, Tom Dealessandri.

Osservazione della Redazione –

Altro lavoro…con molto meno lavoratori
  • I sindacati, pur consapevoli che l’auto elettrica riduce di circa un terzo i componenti (motore semplificato, cambio e marmitta assenti) e pertanto la mano d’opera impiegata rispetto al montaggio di un’auto con motore endotermico, non hanno posto per ora il problema del regime e della riduzione degli orari per sostenere i livelli occupazionali che altrimenti sono destinati a decrescere con un accompagnamento sempre più accentuato degli ammortizzatori sociali e con uscite anticipate per la pernsione. (…)
  • Istituzioni (Comune e Regione) e sindaclisti avanzano idee o sono favorevoli a “dare” risorse economiche a Stellantis e nulla – sembra – hanno da ridire sui profitti redistribuiti agli azionisti (3,3 miliardi) che in periodo di transizione ecologica e di austerità incombente dovrebbero essere sacrosantamente destinati, totalmente o in granparte, agli investimenti e alla salvuardia occupazionale. Nulla da ridire, sembra, neppure per sostenere la giusta richiesta del 52,3% dei soci che contestano l’elevatissimo compenso di 19,15 miliardi del geo Carlos Tavares? Affari loro?
  • Sulla contorta e lunga storia di TNE Mirafiori, che ha sfornato molti bei progetti sulla carta volatizzatisi in poche settimane, non si ritiene oggi qualceh riflessione approfondita (seppure scomoda) sui motivi reali della non acquisizione di quelle aree da parte di imprenditori: erano troppo care? Non sicure sul piano della bonifica? Perchè la Fiat di Marchionne rimise la sua quota di partecipazione? Quelle aree furono pagate ad un prezzo troppo elevato alla Fiat? Cederle a prezzi ribassati si incorreva nel rischio di danno erariale? Sono cose dette anche da qualche precedente Presidente o Amministratore di Tne.
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