Savino Pezzotta invia una sua riflessione dopo la lettura dei dati Istat su occupati e disoccupati e s’interroga sul ruolo del sindacato in una società che si trasforma in modo ancora indecifrabile dopo la seconda e terza ondata della pandemia Covid.

Così inizia. Leggo i dati Istat su occupati e disoccupati e mi chiedo come sarà l’occupazione e l’organizzazione del lavoro  e più in generale  la condizione delle persone che vivono di lavoro nell’immediato futuro. In questi giorni abbiamo assistiti a un pirotecnico gioco statistico che ha mostrato la soddisfazione di molti perché il nostro istituto di statistica ha corretto il prodotto interno lordo (PIL) del primo trimestre 2021 con un più 0,1% per effetto dei giorni lavorati, al netto della fluttuazione di carattere stagionale. A fine Aprile lo si dava ancora con il segno meno(- 0,4%).

Non nego che sia un segnale positivo ma non è ancora in grado di delineare se siamo all’avvio di una crescita reale della nostra economia o se è semplicemente  il risultato di un rimbalzo  provocato dall’uscita dalle quarantene e  dalle chiusure attuate per contrastare il diffondersi del covid 19.

I dati Istat vanno, dunque, letti con molta attenzione e non piegati e pertanto riassunti ad uso e consumo delle proprie tesi, per questo ritengo utile riportare in forma integrale i dati di Aprile 2021 che a mio parere non danno luogo a molti ottimismi:

  • Rispetto a marzo, nel mese di aprile 2021 si registra un lieve aumento degli occupati e una crescita più consistente dei disoccupati, a fronte di una diminuzione degli inattivi.
  • La crescita dell’occupazione (+0,1%, pari a +20 mila unità) coinvolge le donne, i dipendenti a termine e i minori di 35 anni; diminuiscono, invece, gli uomini, i dipendenti permanenti, gli autonomi e gli ultra-trentacinquenni.
  • Il tasso di occupazione sale al 56,9% (+0,1 punti).
  • L’aumento del numero di persone in cerca di lavoro (+3,4% rispetto a marzo, pari a +88 mila unità) riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le classi d’età. Il tasso di disoccupazione sale al 10,7% (+0,3 punti), tra i giovani scende al 33,7% (-0,2 punti).
  • Ad aprile, rispetto al mese precedente, diminuisce anche il numero di inattivi di 15-64 anni (-1,0%, pari a -138 mila unità) a seguito del calo diffuso sia per sesso sia per età. Il tasso di inattività scende al 36,2%  (-0,3 punti).
  • Confrontando il trimestre febbraio-aprile 2021 con quello precedente (novembre 2020 gennaio 2021), il livello dell’occupazione è inferiore dello 0,4%, con una diminuzione di 83mila unità.
  • Nel trimestre aumentano le persone in cerca di occupazione (+4,8%, pari a +120mila) a fronte di un calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,6%, pari a -79mila unità).
  • Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione, registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021, hanno determinato un calo tendenziale dell’occupazione (-0,8% pari a -177mila unità). La  diminuzione coinvolge gli uomini, i dipendenti permanenti, gli autonomi e prevalentemente i 35-49anni. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 0,1 punti percentuali.
  • Rispetto ad aprile 2020, le persone in cerca di lavoro risultano in forte crescita (+48,3%, pari a +870mila unità), a causa dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza  sanitaria; d’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-6,3%, pari a -932mila), che ad aprile  2020 avevano registrato, invece, un forte aumento

La lettura integrale delle rilevazioni fatta dal nostro istituto di statistica conferma ciò che empiricamente conoscevamo: la pandemia ha provocato il calo del Pil e prodotto un pesante calo del lavoro dipendente, nonostante il blocco dei licenziamenti  che i sindacati chiedono di prorogare, ma l’allungamento della tregua, seppur necessaria, assume i contorni di una cura palliativa e non di una vera e propria  terapia di cui il nostro mercato del lavoro avrebbe bisogno.(…) aprire allegato

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