Questo Primo Maggio, in regime Covid, ha visto i sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil celebrare la ricorrenza in modalità on line, lontani da cortei e piazze. Un Primo Maggio sospeso com’è oggi il lavoro. E’ un segno dei tempi, quello di essere lontani da quel sentimento di unità e senso di futuro mirabilmente rappresentato dal “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo? Temiamo di sì.

“Quarto stato” di Pellizza da Volpedo

Il lavoro sospeso…..

Ricordare la storia di quella grande immagine conosciuta in tutto il mondo, che ha trasmesso dall’inizio del secolo scorso la speranza per stare con giusti diritti in un mondo diverso, può insegnare ancora molto al sindacato e ai lavoratori. Pur essendo una mera coincidenza, fa riflettere il fatto che mentre i tre sindacati che contano oltre 12 milioni di iscritti si sono “richiusi” per esporre la lista dei tanti “bisgnorebbe..”, tante richieste senza una strategia, nel piccolo paese agricolo-turistico di Volpedo siano state riaperte nello stesso giorno le visite al museo storico del grande pittore (v.allegato una sintesi della storia che si conclude con il dipinto “Il quarto stato”).  L’idea di quel quadro nasce dopo i 100 morti della rivolta per il rialzo del prezzo del pane avvenuta a Milano. Pellizza lavora per tre anni con schizzi e fotografie, con 12 giornate di posa per ogni raffigurante di quel popolo da immortalare su tela, persone da conoscere nei loro gesti e nei loro sguardi; non solo uomini, la donna è sua moglie con in braccio un bambino. Così anche la famiglia entra nel vivo della marcia per il futuro dei lavoratori.  

Il “Quarto stato” mantiene ancora il suo grande significato di un’opera grandiosa perché è stata la conclusione di una grande indagine sociale?

simbolo di speanza e di lotta

Il sindacato dei nostri giorni dispone di grandi strumenti per promuovere un’indagine di massa su cosa hanno fin qui prodotto i vari modi di implementare le meravigliose nuove tecnologie, dall’informatica di tanti anni fa, al digitale avanzato e ai robot. E ora lo smartworking.

Il sindacato dispone di decine di migliaia di dirigenti a pieno tempo e può attivare centinaia di migliaia di Rappresentanze Sindacali, avviare nelle proprie sedi e nelle aziende in cui è presente ricerche che nessun altro soggetto sociale può fare per una così vasta dimensione.

Il sindacato non sembra accorgersi che oggi è il trionfo del taylorismo, del lavoro sempre più semplificato trasferibili alle macchine che a loro volta sono guidate da sofisticati software, sempre più veloci nell’elaborazione di dati, per i quali abbondano gli elogi di intelligenza artificiale.

Eppure sembra sonnolente o timoroso nell’indagare quanto avviene nell’organizzazione del lavoro, sia  nel settore manifatturiero sia nei servizi commerciali, sia nei servizi universali,  con “questo modo” di utilizzo delle nuove tecnologie volte al risparmiano del “lavoro vivo” (meno monte ore per lavoratori) in quanto una considerevole quantità di operazioni semplici sono trasferibili all’operatività di computer, robot, data center e così via.

Il sindacato è sonnolente e non propone alcuna strategia per la rimodulazione delle attività (di cura e per i beni comuni)  e degli orari (lavoro e formazione) di una persona perché non conosce più di tanto su quanto avviene per l’organizzazione del lavoro? Parla poco con i lavoratori? Con chi dovrebbe rappresentare?

Dalla grande opera di Pellizza da Volpedo e dall’indagine sociale che l’ha preceduta e accompagnata si può ancora imparare molto.

E per un futuro di società diversa e un diversa rimodulazione delle attività e del lavoro molti imput continuano a giungere da quel grande studioso che è Luigi Bruni, ultimo quello pubblicato su L’Avvenire, il primo Maggio che così si conclude: (…) La cura di ogni persona è una sorta di bene pubblico, quanto meno bene meritorio, i cui benefici (e costi) vanno ben oltre la sfera interna dei contratti e del mutuo vantaggio. Ma se eliminiamo la categoria di Bene comune, addirittura la banalizziamo e ridicolizziamo, quando andremo a valutare il “contributo marginale” di un’ora di lavoro di cura faremo semplicemente male i conti, e fisseremo salari sbagliati e iniqui. Tutti avvertiamo, oggi più di un anno fa, l’urgenza di investimenti maggiori e migliori nella sanità, nella scuola, nella cura. Dobbiamo presto ricominciare a vedere questi lavori con occhiali più adeguati – e le teorie non sono altro che occhiali per guardare la realtà – e quindi a remunerare la cura con stipendi più alti e con più stima sociale. Perché i salari dipendono dalla stima sociale, e lo stesso salario ha anche una componente intrinseca che dice la stima per chi lavora. Senza “aumenti” materiali e immateriali i migliori giovani non si rivolgeranno verso questi mestieri, e continueranno a orientarsi troppo verso altri lavori oggi (spesso troppo) stimati e pagati. La cura, sempre più necessaria, crescerà in quantità e in qualità se prima cresceranno stima e salari. https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/primo-maggio-lavoro-giusti-salari-pandemia

Negli allegati troverete cose interessanti ma non frasi impegnative per garantire – ora – l’insegnamento e la presenza degli studenti nelle scuole. nell’intervista di Maurizio Landini, nella lettera di Luigi Sbarra al direttore de L’Avvenire e neppure nell’intervista di Carlo Bonomi in Mezz’ora di Lucia Annunziata che potete riascoltare con un clic al link che segue, con molte cose interessanti dette anche dal Presidente di Confindustria (simili a quelle di Maurizio Landini) sulla riforma degli ammortizzatori sociali, azzeramento dei contatoti per la Cig, ampio utilizzo dei contratti di espansione fino alle aziende di 50 dipendenti. The next generation Eu è così difficile da pronunciare e coniugare? Come pure proporre a insegnati e presidi di organizzare lo studio in periodo di pandemia con turni differenziati e doppi turni? Trasformazioni da accompanare con incentivanti riduzioni dell’orario o compensi sul salario. Così gli spazi in sicurezza aumentano sia negli edifici sia sui mezzi di trasporto.

Per l’intervista a Carlo Bonomi un clic https://www.raiplay.it/video/2021/04/Mezzora-in-piu—Puntata-del-02052021-914caa11-a7fc-46c4-bf22-2efd6af8a34c.html attendere la fine dello spot pubblicitario e poi spostare al minuto 36.

non abbiamo letto Grandi titoli e tanta retorica sulle nuove generationi

Alleghiamo altri link e articoli correlati al Primo Maggio

https://www.beniculturali.it/comunicato/20529 in mostra online le opere di Pellizza da Volpedo, a Brera, Galleria Nazionale di Roma, Museo del Novecento di Milano

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