“Non comprate i caccia meglio costruire 185 asili”. Questo il titolo di un articolo di Veronesi su “Repubblica” di domenica 12 febbraio ( in allegato). Articolo giustamente critico per l’enorme spesa: 15 miliardi di euro il costo dei 131 caccia F35 Strike fighter! Il Sipri, il centro di ricerca più autorevole in fatto di ricerca militare, indica in 26,6 miliardi la spesa italiana per la Difesa nel 2010. Al decimo posto nella classifica delle spese militari nel mondo, con la previsione di una cifra analoga per 2011, e al quinto posto tra i paesi finanziatori dell’Alleanza Atlantica della Nato, dopo Usa, Regno Unito, Germania e Francia.

Contro quale pericolo e da che paese o alleanza nemica provengano le ragioni di tale spesa non è dato di sapere. Folle appare quindi l’acquisto di tale cacciabombardiere che si dice dovrebbe ammodernare l’attuale flotta militari dotata ormai di aerei obsoleti.

Vero o no a cosa servono questi nuovi caccia? Un aereo di attacco con caratteristiche militari e tecniche che lo rendono idoneo a combattere contro superpotenze, armate e pronte ad aggredirci?

Si dice che sono obblighi dell’Alleanza. Ma questi obblighi ci costano già 140 milioni di euro all’anno! E non solo. Altri costi si aggiungono per mantenere quasi duecentomila uomini sotto le armi, elicotteri d’attacco, navi da guerra, sommergibili e veicoli blindati, oltre a munizioni, radar, e 8-9000 uomini in missioni all’estero, che collocano l’Italia al 4° paese nella Nato per costo delle operazioni all’estero.

Com’è possibile che il governo Monti autorizzi una spesa militare così elevata per acquistare nuovi armamenti, in presenza di un debito pubblico e imposto severi tagli alla spesa pubblica e conseguenti gravi  sacrifici ai soliti noti?

L’alto debito italiano, per non parlare di quello della Grecia, accanto a quello del Portogallo, Spagna e Irlanda, sta mettendo a dura prova la tenuta dell’Unione Europea. In presenza di tali pericoli, il più grave dei quali potrebbe essere la crisi generale della moneta unica e l’abbandono dell’euro, uno dei pilastri della costruzione europea, non si può comprendere e accettare un nuovo, enorme aumento della spesa per armamenti con per l’acquisto di inutili superaerei.

Bisogna al contrario destinare risorse agli investimenti per la ripresa economica e occupazionale, per questo si sono accettati sacrifici, non certo per aumentare la spesa militare a fronte di inesistenti pericoli per la nostra sicurezza.

Certo, la lobby di Finmeccanica, la finanziaria del settore è forte e preme come tutto il sistema economico produttivo militare. E non da oggi. Nessuno ha dimenticato i tempi della guerra fredda  e della contrapposizione Est-Ovest, quando forte era la pressione del sistema militare- industriale per la spesa in armamenti. Ma oggi fortunatamente non è più così.

E a proposito di spesa della Finmeccanica va brevemente osservato che l’aumento della spesa militare è anche dovuta all’incontrollato aumento dei livelli di retribuzione dei dirigenti pubblici e parapubblici delle aziende armiere. Brilla fra tutte la pingue remunerazione dell’ing. Guarguaglini, l’amministratore delegato della stessa Finmeccanica che, con a oltre cinque milioni e mezzo di euro annuali, si colloca fra i manager pubblici e privati che dalla crisi sembrano aver beneficiato!

 

Allegati

–  Non comprate quei caccia costruite 185 asili_Veronesi_La Repubblica

– Il governo Monti riduce le spese militari? A.Nicotra

Difesa tagliati generali e F-35_La Stampa

Allegato:
il_governo_monti_riduce_le_spese_militari.doc
non_comprate_quei_caccia_veronesi.doc
difesa_tagliati_generali_e_f-35.doc

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