Germania: tre dispositivi per salvagurdare l’occupazione, compreso l’orario ridotto (kurzarbeit) a 28 ore settimanali. Nonostante il consistente calo del prodotto interno lordo del 5%, la caduta dell’occupazione in Germania è stata assai limitata in confronto ad altri paesi europei.

Per contenere i costi senza procedere a licenziamenti le imprese hanno potuto usufruire di tre dispositivi: lavoro a orario ridotto (kurzarbeit ), le riorganizzazioni interne e soprattutto la disoccupazione parziale,simile ai nostri contratti di solidarietà., che ha interessato 350.000 posti di lavoro a tempo pieno, due terzi nella metallurgia e nell’elettronica.. E’ in questo contesto che si sono svolte  le trattative per il rinnovo del contratto metalmeccanici.

Per la prima volta IG Metall ha rinunciato a rivendicazioni salariali definite in percentuale ( indicandone una forfettaria) motivando la scelta che il primo obiettivo è la difesa di 700.000 posti di a rischio.

L’accordo sui salari che prevede un aumento forfettario, meno sfavorevole per i bassi salari, da versarsi tra Maggio 2010 e marzo 2011 è accompagnato da un testo intitolato “ L’avvenire al lavoro “ che prevede di completare il dispositivo di disoccupazione parziale già in atto, al fine di permettere una riduzione del tempo di lavoro settimanale sino a 28 ore parzialmente remunerate.

Come contropartita le imprese si sono impegnate a mantenere l’occupazione, a condizione che il Governo mantenga la legislazione eccezionale per l’indenizzazione della disoccupazione parziale.

I termini dell’accordo devono essere letti alla luce del sistema contrattuale tedesco ove i sindacati di categoria e in particolare la IGM giocano un ruolo chiave nella definizione delle politiche economiche. Il sindacato tedesco di fatto accetta l’impostazione del Governo che comporta moderazione salariale. L’IGMetall può sostenere tale politica di flessibilità di orari e remunerazioni grazie all’elevata base di partenza. I salari nell’industria sono ben maggiori che nei servizi e tra i più alti in Europa.

Questo ricorso alle flessibilità interne ( tempo e salari ) per preservare l’occupazione nel settore industriale si accompagna però con l’uso sempre maggiore della flessibilità esterna e la segmentazione del mercato del lavoro. E’ un sistema duale di flessibilità che se garantisce occupazione in certi settori porta ad una diminuizione in linea generale dei salari. Tra il 2000 e il 2008 la massa salariale è calata di circa il 10%,che ,oltre alle conseguenze sociali pesa sulla possibilità di consumo e frena la crescita nell’insieme della zona euro. Siamo forse di fronte a un cambiamento sostanziale del modello tedesco.
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *