Lo spettacolo di milioni di persone senza cibo e acqua potabile non è stato sufficiente. E’ stato necessario che il Pakistan brandisse la minaccia del terrorismo perché i paesi ricchi d’Europa mettessero mano al portafoglio. Il Presidente Zadari , nel suo viaggio nel vecchio continente, non ha usato mezzi termini: “ le forze negative potrebbero….prendere i ragazzi orfani, condurli in un campo d’addestramento perché diventino i terroristi di domani “. Lo spettro di una nuova generazione di kamikaze , o semplicemente di vittime dell’inondazione sostenitrici dei partiti islamisti che, attraverso le loro associazioni caritative li hanno soccorsi, ha ravvivato la “generosità occidentale”. Ma è davvero così ? Oppure ancora una volta si enfatizza il pericolo fondamentalista per nascondere altre responsabilità ? Davvero gli islamisti traggono vantaggio dalla loro presenza nei luoghi inondati non solo portando aiuto ma cercando di allontanare i soccorsi occidentali ?

 

Il rischio c’è non è comunque il maggiore. Secondo esperti francesi  dell’Asia del Sud, formazioni islamiste erano presenti anche in occasione del terremoto del 2005 nel Kachmir pakistanese, ma i risultati elettorali furono deludenti per i partiti islamisti. Se qualcuno può trarre vantaggio di immagine dall’inondazione è invece l’esercito, che ha preso in carico le principali operazioni di soccorso mentre il Presidente Ali Zardari era in Europa. Così , di fronte a politici discreditati i militari fanno di nuovo figura di colonna vertebrale del paese.

Certo, l’esercito sembra non volere più gestire in prima persona la politica, come sotto Pervez Musharraf ( 1999-2008 ) ma mantiene un controllo sulle questioni che ritiene più importanti.

 

Prima di tutto il conflitto con l’India a proposito del Kashmir. Causa sacra agli occhi dei militari pakistani che continuano, per questo, a tenere rapporti ambigui con gli stessi islamisti che inquietano l’Occidente.

In secondo luogo la questione Afganistan. L’esercito pakistano protegge gli uomini del mullah Omar e nello stesso tempo reprime gruppi talebani pakistani. Una doppia linea ad uso politico interno ma che crea non pochi problemi agli occidentali.

Infine la questione nucleare ove l’irresponsabilità occidentale offre ai militari pakistani inquietanti possibilità. Come l’India ,il Pakistan non ha firmato il patto di non proliferazione nucleare e i firmatari del trattato hanno , come risposta, rifiutato per lungo tempo ogni rapporto commerciale di materiale nucleare anche civile con i due paesi. Nel 2008, però, gli USA, seguiti da Francia, Regno Unito e Russia, hanno ricominciato a vendere materiale nucleare civile all’India, poco sospetta , ai loro occhi, di truccare le carte utilizzandolo a scopi militari. La replica del Pakistan non si è fatta attendere. La Cina ha annunciato la vendita al Governo di Islamabad di due reattori. Nel passato successe la stessa cosa con Iran e Korea del nord. Certo l’aiuto degli islamisti alle vittime delle inondazioni c’è. Ma è davvero il rischio maggiore ?

 

T.F

 
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