L’intervista di Dario Edoardo Viganò a Papa Francesco “Il mio cinema Paradiso”, pubblicata su La Stampa e ripresa da La Repubblica, è certamente inedita, si sofferma sul cinema del neorealismo italiano. Dice Francesco “Il cinema italiano parla al mio cuore” e racconta il suo amore  per i capolavori del Novecento, da “Roma città aperta” di Rossellini alle grandi opere di De Sica e “La strada” di Fellini. Una passione nata grazie ai genitori: “Ci portavano spesso in sala, così capimmo gli effetti della guerra”.

Papa Francesco

Domenico Agasso introduce l’intervista di Viganò con questo commento. Jorge Mario Bergoglio definisce il cinema neorealista «scuola di umanesimo». Da bambino a Buenos Aires frequentava le sale di quartiere, dove i film del neorealismo hanno costruito una cultura che il Papa ha arricchito nel tempo, e di cui si rilevano numerose tracce nel suo magistero: spesso fa riferimento a questa o quella pellicola in discorsi, omelie ed encicliche.

E ora nuove riflessioni di Francesco – raccolte in un’intervista sul cinema di cui pubblichiamo un’anticipazione – guidano l’analisi sviluppata nel libro. Lo sguardo: porta del cuore. Il neorealismo tra memoria e attualità (in uscita in questi giorni per Effatà Editrice, pp. 104, € 14) di monsignor Dario Edoardo Viganò, Vice Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e delle Scienze Sociali della Santa Sede. Il volume contiene anche opere inedite dell’artista Walter Capriotti che reinterpretano alcuni capolavori del neorealismo.

Per il Pontefice si tratta di una stagione cinematografica che continua a essere «importante strumento» per una decisiva «catechesi di umanità». Nel colloquio racconta che «in molte occasioni e in tanti Paesi diversi, i miei occhi hanno incontrato quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti». Essere guardati dagli occhi dei piccoli è un’esperienza «che ci tocca fino in fondo al cuore e che ci obbliga anche a un esame di coscienza». E il cinema neorealista «ha universalizzato questo sguardo dei bambini, che è molto di più di un semplice punto di vista». Così il Papa chiede: «Che cosa facciamo perché i bambini possano guardarci sorridendo», con «fiducia e speranza? Che cosa facciamo perché questi occhi non vengano turbati e corrotti?». —

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