E’ difficile comprendere le ragioni che hanno finora impedito ai sindacati confederali, dopo oltre 500 giorni dall’inizio della pandemia, di definire una propria piattaforma per la riforma degli ammortizzatori, intendiamo dire una proposta strategica unitaria che non sia solamente una sommatoria di titoli (in sé giusti) accompagnati dal pressing sul governo per allungare i tempi dello stop ai licenziamenti, giustificando tale richiesta (unica in Europa) per dare tempo alla riforma degli ammortizzatori di concretizzarsi e alla pandemia di …esaurirsi. Più che una strategia quella messa in campo dai sindacati è una tattica difensiva (Gig che si trascinano per sboccare in scivoli verso la pensione) che nel tempo si logora e riduce l’occupazione, evidenziando una carenza strategica sostenuta dall’insieme delle categorie e dai lavoratori.  

E’ difficile pure comprendere perché sia stato sottoscritto un inusuale avviso comune tra governo e parti sociali, quando di norma è il governo a ricevere avvisi comuni dalle parti sociali. Una ragione può essere quella di non aver mai avviato un vero confronto con la Confindustria e associazioni datoriali per definire percorsi di mismatch (incontro domanda/offerta del lavaoro), di mobilità e di formazione da posto di lavoro a posto di lavoro, aziendali e interaziendali. Responsabilità dolo dei padroni? Così, al termine di un percorso tanto inedito, si può comprendere perchè molti commenti all’avviso comune sottoscritto risultino, alla prova dei fatti, a volte molto forzati e in taluni casi neppure veritieri, come ad esempio “i sindacati piegano i falchi della Confindustria”. Anche il segretario confederale della Uil Bombardieri si è spinto a dire “… con il compromesso che abbiamo ottenuto le aziende si impegnano a usare tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione prima di aprire qualsiasi procedura di licenziamento». Purtroppo il testo recita diversamente: “le parti si sono impegnate a raccomandare alle aziende..”; raccomandare è cosa alquanto diversa da impegnare. Ricordiamo che le norme che hanno regolato lo stop ai licenziamenti non includevano i casi di cessata attività di un’azienda, come ad esempio è il clamoroso caso Gnk che riguarda l’insidioso campo delle delocalizzazioni nel mercato europeo. Abbiamo selezionato i seguenti articoli:

  • il commento dell’accordo tra parti sociali e governo tratto da Il Sole, La Stampa, Il Manifesto
  • il commento di Pierpaolo Bombardieri segretario generale della Uil
  • Il commento di Vincenzo Stirpe Vice Presidente Confindustria
  • l’articolo “Il capolavoro di Draghi” di Giuliano Cazzola con spunti che fanno ben riflettere.
  • Risorse da trovare incontro tra i ministri Orlando e Franco

Proponiamo altri tre articoli per sollecitare una vera discussione nel sindacato, che consenta di definire una strategia diversa da quanto vediamo da molto tempo, attendista e alla fine priva di un slancio di rinnovamento come richiede il momento storico in cui viviamo.

Il primo articolo è stato pubblicato settimane orsono sul sito www.nuovi-lavori.it indicando punti precisi per una piattaforma di uscita dall’era della Cig senza riqualificazione. Raffaele Morese nella prima parte dell’articolo si sofferma: su quanto ha prodotto la pandemia sul mercato del lavoro, sull’occupazione e le nubi ancora più preoccupanti che si stanno addensando, su quanto detto dalla Confindustria e sull’attesa dei sindacati a scoprire le carte per il dopo blocco licenziamenti. Per battere strade nuove e efficaci, in conclusione delle sue riflessioni, propone:

1 La prima è quella di avere una legislazione di favore per la contrattazione di riduzioni dell’orario di lavoro, a misura delle singole aziende. Essa va intesa come spesa d’ investimento per l’occupazione. Anche altri Stati si stanno muovendo così nei loro Piani. Le aziende che attuano questa misura non devono perdere competitività e quindi per un certo periodo di tempo dovranno godere di contributi adeguati. Non tutte le aziende potranno risolvere con questo intervento il problema degli esuberi, ma in parte aiuterebbe ad attenuarlo.   

2- La seconda strada da imboccare è quella che il regime del blocco del licenziamento deve riguardare tutti i lavoratori che accettano di frequentare corsi di riqualificazione professionale. Chi non volesse riqualificarsi, sarebbe tutelato con le vigenti misure sulla disoccupazione. Per tutto il periodo di formazione e per un congruo periodo successivo per la ricerca del lavoro, il lavoratore resta a carico dell’azienda e beneficia della cassa integrazione straordinaria o della cassa Covid 19. 

Per il successo del processo di mobilità da un posto di lavoro ad un altro, è necessario che, in deroga dell’attuale ordinamento, un ente nazionale trilaterale, con diramazioni territoriali, prenda in carico il lavoratore che si forma e che cerca lavoro, certifichi che ciò avviene, crea collaborazioni con strutture pubbliche e private capaci di assicurare riqualificazione e nuove allocazioni. Da ultimo – non per ordine di importanza – è necessario promuovere una serie di misure di sostegno all’occupazione femminile, che non riguarda solo la riqualificazione professionale, la formazione tecnica, ma soprattutto la rapida messa in campo di strutture e servizi in grado di liberare il tempo delle donne e delle famiglie, a partire dagli asili e dagli asili nido con orari flessibili e dai servizi di cura per la persona. (…) per leggere il testo completo un clic su questo link  http://www.nuovi-lavori.it/index.php/sezioni/1981-sbloccare-i-licenziamenti-senza-lasciare-soli-i-lavoratori

Il secondo articolo è dell’economista liberal Mario Deaglio, che nel lontano 1999 ha pubblicato su La Stampa un lungimirante editoriale “Il mio lavoro in cambio di un lavoro”

Il terzo è di tutt’altro genere, un breve commento del film Quo vado? di Checco Zalone – Checco è messo di fronte a una scelta difficile: lasciare il posto fisso nella Pubblica Amministrazione o essere trasferito lontano da casa. Per Checco il posto garantito è sacro e pur di mantenerlo accetta più proposte di trasferimento, anche al Polo Nord. Per indurlo alle dimissioni viene fatto girovagare in ruoli anche pericolosi ma Checco resiste con grande determinazione, spendendo una lancia a favore di una elevata flessibilità di luoghi e di mansioni a patto della garanzia del posto.

Angelo Mastrandrea su Internazionale ha scritto Tutti i posti di lavoro persi dopo lo sblocco dei licenziamenti e poche settimane prima aveva scritto La fine del blocco dei licenziamenti apre un’estate complicata. Puoi leggerli con un clik.

Buona lettura di questi allegati

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