Il 4 novembre e il Milite Ignoto si possono ricordare in modo diverso dalle parole e dalla retorica delle celebrazioni ufficiali. A volte la buona retorica spinge anche all’empatia e alle lacrime, come ad esempio il docu-film “La storia di Maria” in onda su Rai 1 per celebrare il centenario del Milite Ignoto, ma  nel contempo sospinge fuori la realtà e la storia, come ricordano gli articoli allegati.

Davide Conti in Milite ignoto, l’insegnamento è il «rifiuto della guerra», su Il Manifesto, così inizia. La retorica celebrativa, ovvero il linguaggio pubblico utilizzato dagli Stati come espressione politica delle proprie liturgie civili, genera inevitabilmente una contraddizione esplicita tra il racconto epico ed il principio di realtà della storia. Così il centenario del Milite Ignoto, la traslazione dei resti di un soldato caduto al Vittoriano, si trasforma da occasione di rielaborazione collettiva attorno ai significati epocali della devastazione della guerra mondiale (drammaticamente al centro del nostro presente nell’era del conflitto globale) a strumento declamatorio di processi unificanti che, giocoforza, si presentano come più immaginari che reali di fronte ai fatti della storia: dai massacri dei campi di battaglia alla distruzione dell’Europa; dalle fucilazioni degli stessi soldati italiani (ancora oggi non riabilitati ed espulsi dal racconto nazionale) ordinate dai Tribunali militari speciali sulla base delle circolari del generale Cadorna, alla successiva brutalizzazione della vita civile restituita dal ritorno dalle trincee dei reduci travolti da quell’esperienza totale. (…) per proseguire aprire allegato

da docu-film “La storia di Maria” su Rai 1

Papa Francesco anticipando l’evento commemorativo, il 2 novembre, si è recato al Cimitero militare francese di Roma per ribadire il suo monito contro la guerra e gli armamenti soggiungendo che “queste tombe gridano: Pace!”

Vedi in allegato l’articolo di Luca Kocci

Don Renato Sacco, di Pax Christi, in Basta strumentalizzare il milite ignoto, scrive parole “fuori dal coro” . Non strumentalizziamo il «milite ignoto» in questo 4 novembre per giustificare la guerra, ripudiata dalla Costituzione. Le «celebrazioni» piene di retorica di questi giorni purtroppo ne sono la conferma. E coinvolgeranno anche le scuole. (…) (…) Nelle trincee non c’erano eroi, ma uomini terrorizzati: chi non balzava fuori dalla trincea al grido di «Avanti Savoia», veniva fucilato anche sul posto. E non erano «ignoti» ognuno aveva un nome, una casa, affetti, progetti… Su 5 milioni e 500 mila mobilitati per la prima Guerra Mondiale, 870.000 furono denunciati per insubordinazione. Oltre il 15%. Cadorna aveva ordinato rappresaglie e fucilazioni immediate. Ma in Italia quante via o piazze ancora oggi sono dedicate proprio a Luigi Cadorna! A quando la cancellazione di queste vergognose intitolazioni? Il 4 novembre non si «celebra» una vittoria ma la fine di una carneficina. Non si può far retorica usando chi è stato mandato in trincea come carne da macello. (…) vedi allegato

Michele Ruggiero inIl rapporto con le forze armate non passa soltanto dal 4 novembre” così inizia. In quanti modi noi italiani abbiamo vissuto e viviamo il 4 novembre da quel lontano 1918? E quanto la ricorrenza di oggi ha inciso sulla nostra identità di nazione e sul senso di appartenenza ad un unico popolo? Domande ineludibili, perché sappiamo bene quanto dalla memoria storica un Paese tragga gli elementi di coesione morali, culturali e spirituali per trasferire i suoi valori di generazione in generazione e per riaffermare che lutti, dolori e sacrifici non sono stati spesi invano. Eppure, ad oltre un secolo di distanza da quel 4 novembre che ha segnato la fine della Grande guerra, guerra vittoriosa e sanguinosa combattuta in nome dell’unità di confine, la memoria militare della nazione continua a stagnare nell’ambivalenza con riflessi permanenti sul presente e sul rapporto che sentiamo di avere con i nostri soldati, marinai, aviatori, Forze armate moderne formate da professionisti, dopo l’abbandono (repentino) della leva obbligatoria nel 2005…. per proseguire https://www.laportadivetro.org/il-rapporto-con-le-forze-armate-non-passa-soltanto-dal-4-novembre/

Germana Tappero Merlo in “La giornata della forze armate. Giulio Douhet, il milite ignoto e la guerra futura” inizia il suo documentato articolo che ricostruisce la genesi e il significato del Milite Ignoto così. In questi giorni si celebra il centenario dell’istituzione ufficiale del Milite Ignoto. Ebbene, l’idea originale fu proprio di Giulio Douhet che, il 24 agosto 1920, la propose dalle colonne del giornale Il Dovere, testata di riferimento dell’Unione nazionale ufficiali e soldati, associazione da lui fondata, e in cui dichiarò: “Tutto sopportò e vinse il Soldato. Perciò al Soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e del Genio….. Per proseguire https://www.laportadivetro.org/la-giornata-della-forze-armate-giulio-douhet-il-milite-ignoto-e-la-guerra-futura/

Per un 4 novembre senza retorica. (La guerra con gli occhi delle vittime) Marco Tarquinio, su L’Avvenire, riceve e risponde a questa lettera . Gentile direttore, la memoria della Grande Guerra va custodita, ma senza la retorica cui ci ha abituato una lunga tradizione. Nelle commemorazioni ufficiali del 4 Novembre insieme con i 650mila caduti in battaglia non si parla mai dei 15mila militari condannati all’ergastolo per ammutinamento e/o disobbedienza, dei 4.000 disertori condannati alla pena capitale (750 le sentenze eseguite) e delle vittime delle frequenti esecuzioni sommarie. Siamo di fronte, a parte quanti disertavano per viltà e non degni di memoria, a un’altra forma di coraggio, che veniva fatta pagare a caro prezzo, non di rado con la vita. Non sarebbe giusto che, a distanza di più di un secolo, anche i disobbedienti del 1915-18, gli “obiettori alla guerra”, venissero ricordati? Non hanno dato anch’essi una lezione di pacifismo e di civismo, sempre attuale? La risposta con questo link https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/per-un-4-novembre-senza-retorica-la-guerra-con-gli-occhi-delle-vittime


Il neo sindaco Domenico Lo Russo ha fatto affiggere questo manifesto pubblico Giorno dell’unità nazionale – Giornata delle forze armate” che trovate in allegato

Per più informazione aprire gli allegati

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