Savino Pezzotta ci invia “una sua riflessione” che è un “capolavoro” di sintesi nell’analisi, nei concetti e nelle indicazioni. Un testo che sindacalisti con o senza più tessera auspicano di vedere discusso nelle assise sindacali, come ad esempio poteva essere l' Assemblea Organizzativa della Cisl, che – ahinoi – ha evidenziato l’incapacità di pensiero e di orientamenti in grado di alimentare la speranza, di accendere le menti e di riscaldare il cuore degli iscritti e dei lavoratori per un mondo con “il lavoro e la libertà” di cui parla Savino. (v.allegato)

L'Assemblea Organizzativa è terminata, il 12 luglio, con tre poveri e brevi documenti, con dietro le quinte l’affaire Bentivogli, che questo sì a vivacissato tanti segretari generali territoriali e di categoria.

Così inizia Pezzotta. Ho tentato di seguire con pochi mezzi a disposizione l’assemblea dei quadri della mia organizzazione sindacale, la Cisl. Mi sono forzato di comprendere che cosa poteva significare per un sindacato affrontare la questione delle periferie esistenziali. Mi è sembrato di dover rilevare una mutazione del linguaggio di Papa Francesco e questo può essere un elemento positivo se si tiene presente che il Papa avendo una missione universale coerentemente indica un orizzonte che riguarda le aree umane emarginate. Resto però del parere che cogliere laicamente i messaggi del Papa non significa ripetere pedissequamente le sue indicazioni, ma vederla nella propria realtà di vita. (…)

Terminando con queste considerazioni. (…) Non nego che siano esiste personalità che hanno contribuito allo sviluppo, ma credo che molto del benessere che la mia generazione ha potuto godere sia anche dovuto alla sofferenza e al patimento di milioni di lavoratori.

Il contributo della sofferenza delle persone del lavoro alla creazione di ricchezza non è mai stato calcolato ma esso è stato grande e ha determinato, attraverso l’impegno sindacale, nel creare le condizioni di una democrazia sociale basata su un sistema di welfare.

È dentro quest’ambito di sofferenza, di patimenti e di percorsi emancipativi e liberanti che va colta l’attualità della riflessione di Simon Weil sul lavoro. Le mutazioni in cui siamo stati coinvolti nell’ultimo decennio ci hanno fatto registrare una  caduta dei riferimenti sociali e il venir meno di una riflessione che veda nel lavoro come elemento che sta oltre i puri calcoli e visioni economicistiche per rintracciare quale può essere oggi il trait-d’union fra il pensiero e l’azione, fra la parte passiva dell’uomo, che vede il mondo ma non è in grado di afferrarlo con la sola immaginazione, e la parte attiva che resta impegnata nel progetto di umanizzazione, che recuperi e rilanci il tema del lavoro come espressione dell’umanesimo poiché il lavoro conferisce dignità e grandezza all’uomo, una vita senza lavoro scivola nel dominio delle passioni, nella follia, perché è soltanto attraverso il lavoro che l’uomo si mostra per quello che è e che sa fare.

Non possiamo più accontentarci dell’analisi sociologiche ma ci si deve spingere a sperimentare quale è oggi il senso del lavoro e a rivedere il concetto di proprietà.

Più di ogni altro aspetto, a impressionarci negativamente è l’indebolirsi tra i lavoratori e le lavoratrici della solidarietà e della fratellanza,perché messi in competizione e in contrapposizione, l’uno contro l’altro, dalla paura di essere licenziati o contro il migrante per timore che ti rubi il lavoro.

Quando il lavoro è posto sotto la cappa della disoccupazione e della sua carenza viene resa impossibile, persino dolorosa, ogni attività di pensiero: si è soli col proprio lavoro e aggrappati alla propria occupazione, in condizioni di fatica fisica e psicologica che non lasciano spazio a null’altro. Non c’è pensiero, non c’è libertà. Mi chiedo come inciderà sulla condizione umana la nuova organizzazione del lavoro segnata e condizionata dalle nuove tecnologie?

Si pone anche oggi e forse più di ieri, in questa contingenza storica segnata dalle profonde innovazioni tecnologiche,il tema della libertà dello spirito umano

La soluzione di questo tema va cercata all’interno della questione stessa della libertà nel lavoro e nella duplice esigenza dell’uomo di far parte di una società e di essere libero all’interno di essa.

 

Allegato:
il_lavoro_e_la_liberta_pezzotta.doc

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