I “Folli di Dio”, la lotta di classe della Chiesa degli umili. Da Milani e La Pira fino a padre Turoldo: il nuovo libro di Mario Lancisi

Diego Pretini, su il Fatto Quotidiano, recensisce l’ultimo libro Mario Lancisi, Mario Lancisi, – giornalista e scrittore fiorentino, per trent’anni inviato del Tirreno, grande conoscitore della storia di don Lorenzo Milani – ripercorre le battaglie che precedendo le “rivoluzioni” degli anni Sessanta (Vaticano II compreso) preti di strada, frati, politici cattolici di Firenze ingaggiarono con le gerarchie vaticane, con la Dc e con Confindustria a favore dei lavoratori e contro un’economia “senza il soffio del Vangelo”. “Eresie” che oltre sessant’anni dopo sembrano incarnarsi nel Papa venuto dall’altro mondo (…)

L’ultimo libro di Mario Lancisi – San Paolo

(…) Combattivi, fuori linea, anticonformisti, antagonisti, rivoluzionari. Ribelli che a distanza di sessant’anni si sono rivelati, passo dopo passo, conquista dopo conquista, visionari; eresie diventate profezie (…)

Sono i Folli di Dio: da don Lorenzo Milani a Giorgio La Pira, il sindaco santo, da padre David Turoldo a padre Ernesto Balducci e poi ancora don Giulio Facibeni e don Renzo Fanfani fino al cardinale antifascista Elio Dalla Costa.  

La loro storia, le loro parole, le loro azioni hanno spalancato sul mondo le porte e le finestre dei sacri palazzi molto prima che lo facesse il Concilio Vaticano II. (…) Nella loro vita contrastati e emarginati dai “carabinieri dell’ortodossia” (…)

Il lavoro di Lancisi sui Folli di Dio parte da una sua inchiesta sul Corriere Fiorentino di qualche anno fa. E’ durante questo percorso che ha ritrovato anche una lettera inedita di padre David Turoldo, friulano, combattente antifascista, frate dei Servi di Maria, che sarà definito la coscienza inquieta della Chiesa”.

I folli di Dio (Edizioni San Paolo, 224 pp, 18 euro) non è un compendio delle biografie di questi uomini che vollero aprire la Chiesa al mondo per metterla al servizio dei più bisognosi. Lancisi mette subito le carte in tavola: la sua è “una ricostruzione ragionevole e ragionata, anche se frammentaria e parziale, di quel mondo”. “L’ambizione” è quella di un racconto, continua Lancisi, “in cui la passione per Dio e per l’uomo, cielo e terra, si intreccino e si fondano nella ‘follia’ di un’umanità senza aggettivi, bandiere, ideologie e patrie. Un racconto in cui il cristiano si sente figlio di Dio e conseguentemente fratello di tutti gli uomini”.

Papa Francesco per l’omaggio a Don Lorenzo Milani

E’ così che – spiega Lancisi – Barbiana, il vangelo di Milani fatto di gesti e opere, con Papa Bergoglio “da pietra scartata dai costruttori in pietra d’angolo della Chiesa del futuro”, “da parrocchia di campagna in via di chiusura, da Siberia ecclesiastica” si ritrova a essere trasformata “nel centro della Chiesa”, immortalata dalla preghiera che il Papa arrivato dall’altro mondo pronunciò nel 2017 sulla tomba di don Lorenzo. “Pregate – disse – perché anche io prenda esempio da lui“. (…). Parole che suonano ancora più attuali oggi di fronte all’orizzonte buio della ricostruzione dopo il dramma della pandemia che da sanitario si è fatto economico e quindi sociale.

All’epoca La Pira e don Milani, si sofferma Lancisi, colgono subito “l’altra faccia della Ricostruzione: a pagare sono soprattutto i poveri”. L’analfabetismo, i turni massacranti degli operai, l’emergenza dei senza casa, i migranti in cerca di occupazione. “Parte del mondo cattolico – ricostruisce Lancisi – patisce la delusione per la Dc al potere, quella parte che coltivava il sogno di una società cristiana ispirata ai valori del Vangelo e si ritrova invece masse di poveri senza lavoro, casa e futuro. Don Milani, e con lui preti come don Primo Mazzolari, avvertono che, appoggiando la Dc, la Chiesa ha finito per tradire i poveri”. Un Vangelo mancato (…) per più notizie sullibro aprire l’ l’allegato

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