L’Osservatorio sui conti pubblici italiani (CPI) , diretto da Carlo Cottarelli,  invia la sua newsletter che così inizia. Alla luce del forte rincaro delle materie prime e dei tragici eventi in Ucraina, questa settimana vi presentiamo una newsletter diversa dal solito, con tre note tra di loro collegate. Nella prima nota, stimiamo l’impatto dei rincari delle materie prime, energetiche e non, sul costo delle importazioni italiane. Nella seconda nota, confrontiamo gli interventi dei governi europei per limitare l’impatto dei rincari energetici su famiglie e imprese. Infine, nella terza nota, mostriamo che lo shock inflazionistico ha un effetto positivo sui conti pubblici, ma principalmente a scapito dei risparmiatori. 

L’impatto dei prezzi delle materie prime sul costo delle importazioni italiane – Quale è l’effetto sul costo delle importazioni italiane del recente aumento dei prezzi internazionali di energia ma anche di altre materie prime e prodotti alimentari? Questo effetto equivale a una maggiore “tassa” che l’economia italiana paga al resto del mondo e che, come ogni tassa, genera un rallentamento dell’attività economica. Considerando uno scenario in cui i prezzi restano al livello raggiunto all’inizio dell’invasione dell’Ucraina, nel 2022 questa maggiore tassa ammonterebbe a circa 66 miliardi (3,5 per cento del Pil del 2022) rispetto al 2019. Tale valore scenderebbe a 57 miliardi (3,0 per cento del Pil del 2022) in uno scenario di aumenti di prezzo più moderati (…) per continuare a leggere https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-l-impatto-dei-prezzi-delle-materie-prime-sul-costo-delle-importazioni-italiane?mc_cid=02157470b7&mc_eid=eafdbb123e

Gli interventi dei governi europei contro il rincaro energetico – I governi europei hanno adottato diverse misure per limitare l’impatto dei rincari energetici sui prezzi pagati da imprese e famiglie. I sussidi maggiori (rispetto al Pil) sono forniti da Francia e Italia, mentre la Germania si trova su livelli più bassi. In posizione intermedia ci sono Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi. Tuttavia, gli interventi adottati sono in continuo aggiornamento e le somme allocate potranno variare rispetto a quanto riportato. (…) per continuare https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-gli-interventi-governativi-contro-il-rincaro-energetico-in-europa?mc_cid=02157470b7&mc_eid=eafdbb123e

L’impatto dell’inflazione inattesa sui conti pubblici nel 2021-22 – Un’inflazione superiore al previsto, come quella manifestatasi nel 2021 e 2022, impatta i conti pubblici tramite vari canali. Dal lato delle entrate, il gettito IVA aumenta al crescere dei prezzi: l’impatto è di 0,6 miliardi nel 2021 e di 6,5 miliardi nel 2022 (assumendo un tasso di inflazione del 5 per cento). Dal lato delle spese primarie, la risposta non è automatica, ma il Governo ha deciso di contrastare l’aumento dei prezzi energetici con maggiori risorse di quelle previste nella Legge di Bilancio (7,5 miliardi nel 2022). Inoltre, l’aumento dei tassi di interesse, legato alla maggiore inflazione, potrebbe comportare una maggiore spesa per interessi di 2,2 miliardi nel 2022. Considerando oltre a questi effetti l’aumento del deflatore del Pil (e quindi l’erosione nel valore dei titoli di Stato in circolazione dovuto all’inflazione, di fatto una tassa occulta), lo shock inflazionistico dal settembre 2021 dovrebbe portare a una riduzione del rapporto debito/Pil a fine 2022 di 2,8 punti percentuali, rispetto a quanto previsto dalla Nadef. Ciò equivale a un risparmio di 55 miliardi, soprattutto a spese dei risparmiatori che hanno comprato titoli di Stato a tassi di interesse fisso, una vera tassa occulta. Naturalmente, il risparmio per lo Stato sarebbe inferiore se, per rispondere alla maggiore inflazione, la BCE aumentasse più rapidamente i tassi di interesse. (…) per continuare https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-l-impatto-dell-inflazione-inattesa-sui-conti-pubblici-nel-2021-22?mc_cid=02157470b7&mc_eid=eafdbb123e

L impatto della crisi ucraina sulle bollette – il costo del gas – Carlo Cottarelli, su La Repubblica, così inizia. Mentre cadono le bombe è difficile concentrarsi sulle conseguenze economiche della guerra. Ma con quelle conseguenze abbiamo a che fare fin d’ora e alcuni aspetti vanno chiariti. Tra questi c’è la questione di come le nostre bollette di gas ed elettricità saranno influenzate. Il prezzo delle bollette, che si era già impennato prima del conflitto, aumenterà ulteriormente visto l’ulteriore balzo dei prezzi internazionali soprattutto del gas naturale (non parliamo di quello che accadrebbe se il flusso di gas russo si interrompesse). Tre domande sono in proposito rilevanti. (…) Terzo, cosa si dovrebbe fare? Conoscere per deliberare, diceva Einaudi. Immagino che al governo qualcuno si sia occupato del problema. Ma serve, in ogni caso più trasparenza, perché ci sono di mezzo, potenzialmente, parecchi miliardi di euro che possono finire nelle tasche delle imprese importatrici o di famiglie e imprese. Qual è il vero costo delle importazioni italiane di gas? Quale percentuale dei contratti di fornitura è indicizzata al petrolio piuttosto che al gas? E quali indici, precisamente, sono utilizzati per l’indicizzazione? Una volta risposto a queste domande, ci si potrà chiedere se sia appropriato cambiare il sistema di fissazione dei prezzi delle bollette e, in subordine, se si debba farlo permanentemente o temporaneamente, vista l’eccezionalità della situazione. Ovviamente si deve evitare di creare deficit occulti in società pubbliche o semipubbliche. Ma ridurne profitti di importo altrimenti abnorme è realistico. Il governo francese ha deciso di calmierare il prezzo a cui Edf distribuisce l’elettricità, con una riduzione dei ricavi della compagnia di 8 miliardi, solo per un terzo compensato da una ricapitalizzazione, il che fa pensare che si cerchi di ridurne gli extra profitti. Si potrebbe sostenere che interventi di questo genere sono ingiustificati in un’economia di mercato: se hai comprato gas a un prezzo buono sei stato bravo e ne devi beneficiare. Ma, qui stiamo parlando di mercati regolati dove la concorrenza non opera. In ogni caso, il primo passo è quello di chiarire la questione con una maggiore trasparenza sui prezzi a cui l’Italia sta importando gas. Magari il problema non sussiste. O forse sì. Meglio chiarire. (…) per leggere anche la prima e seconda domanda aprire l’allegato

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