Pubblichiamo due articoli (Valentina Conte e Marco Bentivogli) che ben servono a orientarsi nel dibattito in corso sulle pensioni, focalizzato sul superamento della quota 100, con tanto di sbandieramento  delle bandierine di partito, alquanto diverse da progetti reali di riforma.

Il primo è di Valentina Conte, una giornalista che prima cita i fatti e i dati e poi li commenta, che in “I giovani senza quota. Precari sottopagati al lavoro oltre i 70 anni”, si sofferma su chi  versa contributi da metà anni ’90 sconta il peso delle riforme. E rischia di trovarsi con un assegno pari a metà dell’ultimo stipendio. Nessuna integrazione al minimo: con le regole attuali difficile trovare un paracadute. Commenta le simulazioni su quattro profili di lavoratori. L’articolo è suddiviso sintetici e chiari sottocapitoli:

  • I numeri di “quota 100”;
  • I posti di lavoro sbloccati;
  • Se tutto va bene;
  • Se tutto va male;
  • Le regole capestro;
  • La gobba del 2050 (v.allegato)

Il secondo è di Marco Bentivogli, che in “Quale futuro oltre lo scalone” sottolinea che La vera emergenza viste le curve demografiche riguarda in modo crescente la non autosufficienza e le pensioni dopo il 2030. La previdenza complementare non va ancora forte tra le nuove generazioni e senza di essa la pensione post 2030 con il sistema contributivo sarà circa il 50% dell’ultima retribuzione. Qualcuno sa dove sia finita la pensione di garanzia? (…)” (vedi allegato). Condividendo quanto scrive Bentivogli, il pensiero non può correre al Marco sindacalista leader della Fim-Cisl, dal quale ruolo fu “spinto fuori” e non fu già un “cambio di campo” come scritto nella sua lettera di dimissioni irrevocabili nell’estate 2020. La quota 100 venne introdotta, a gennaio del 2019 dal Governo Conte I (M5S e Lega) per una sperimentazione triennale che termina a dicembre 2021.  Di quel tempo non ricordiamo, al di là di fuggevoli dichiarazioni, una vera battaglia nella Cisl per contrastare e correggere quella “popolare e populista” proposta di bandiera della Lega. Parliamone, perché questo atteggiamento nel sindacato permane tutt’ora su più temi importanti, a partire dall’immigrazione e dalle tasse.

Come siamo stati critici su come si sono pronunciate Cgil,Cisl,Uil sulla vicenda dell’obbligo del green pass, lo siamo nuovamente per come hanno operato le tre Confederazioni per la previdenza con una sommatoria di richieste non accompagnate da una strategia che indicasse le priorità, l’arco di tempo in cui collocare quelle richieste indicando i criteri per le coperture finanziarie. Aspetti che sono richiamati nei due articoli qui citati e in gran parte anche nella lettera aperta a Maurizio Landini inviata da Elsa Fornero il giorno seguente allo stop del confronto tra Cgil-Cisl-Uil e il Governo. Un incontro finito male, con l’abbandono (mascherato da “impegni”) del tavolo del negoziato del premier Mario Draghi, dopo un paio d’ore. (vedi allegati)

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