Da 40 anni la Legge 441/1982 consente di conoscere la situazione patrimoniale dei parlamentari. Il principio è stato poi esteso ai membri del governo e agli amministratori e consiglieri regionali e locali. Parallelamente, vi è consenso in dottrina sul punto che ai munus pubblici (ndr. cariche e funzioni pubbliche) si colleghi una privacy in qualche misura affievolita. Inoltre, nella specie il dato sul benefit non può considerarsi sensibile. Così scrive Massimo Villone su Il Manifesto (vedi allegato). Anche Pieferdinando Casini sbotta sui bonus Covid ai parlamentari e sulla lista dei nomi con queste parole “ I patrimoni e i redditi dei parlamentari sono pubblici, ad una precisa richiesta della Presidenza della Camera, l’Inps non può opporre dei silenzi”. In tal senso, con un po’ di ritardo, arriva anche la dichiarazione del Garante della privacy (v.allegato).

Sebastiano Messina su La Repubblica scrive “Lo scandaloso caso dei parlamentari che chiedono la mancia non è dunque solo un nuovo episodio dell’ingordigia della casta, ma è innanzitutto l’indizio della totale inadeguatezza di una classe politica populista che continua ad alimentare nel suo elettorato l’illusione che lo Stato possa distribuire redditi e bonus senza creare sviluppo e lavoro. Eppure sappiamo già che il principale effetto di questa immorale vicenda sarà quello di rafforzare il già solido sentimento anti-casta. E chi ci ha costruito sopra la sua fortuna politica – il Movimento 5 Stelle – certo la userà spudoratamente per la campagna per il taglio dei parlamentari. Cercando di farci dimenticare che oggi in Italia il vero problema non è il numero dei politici, ma la loro capacità di governare questo Paese.” (…) v.allegato

Si poteva essere più precisi nel testo relativo al bonus per partite Iva? A posteriori, vista la malafede di non pochi politici che lo hanno richiesto, un comma aggiuntivo ci stava. Non va dimenticato che quel decreto non voleva escludere le partite Iva che, a causa del Covid, si trovavano in crisi di liquidità. Un parlamentare, presidente o assessore o consigliere regionale di certo non si trovavano in quelle condizioni, stante gli assegni mensili elevati percepiti per le loro funzione pubbliche. Come pure per gli eletti nei grandi Comuni italiani. (vedi articolo)  Era più che implicito che fossero esclusi! Anche la norma di non cumulo del bonus con Reddito di cittadinanza ben lo evidenzia! Le giustificazioni che sono state pubblicate da chi ha richiesto indebitamente quel bonus denotano il degrado della politica italiana, che spesso scivola in commedia e farsa.

Più che aggiungere un nuovo comma limitativo al decreto sul bonus per partite Iva, come suggerisce il presidente dell’Inps Tridico (v.allegato) e molto più importante per la trasparenza della vita pubblica e politica italiana che si integri la legge in vigore sulla privacy con un semplice comma che specifichi questo “gli stipendi, le pensioni, il compensi per consulenze e altre attività, le  indennità, le buone uscite,  di tutti coloro che ricoprono incarichi elettivi – o conseguenti a incarichi definiti da rappresentanti eletti – sia pubblici o privati, non sono considerati dati sensibili”. Al momento non è stato richiesto da nessun rappresentante né  politico né istituzionale né sindacale. Tanto meno la Cisl …con la sua coda di paglia, come ben è sottolineato sul ii9marzo.it (v.allegato)

Con una simile norma, di gran lunga più efficace del dichiarare di rinunciare ad avvalersi della privacy, come hanno fatto un certo numero di deputati in questi giorni, il sito del Parlamento potrebbe pubblicare tutti i nominati con i relativi redditi e patrimoni complessivi. Così sarebbe anche conosciuta la funzione pubblica delle migliaia di consiglieri, sindaci e assessori, che nei piccoli Comuni, assolvono il loro incarico elettivo per poche centinaia di euro se non poche decine di euro. Così la trasparenza, oggi opaca, diventerebbe finalmente tale.

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