Finestra sul mondo: con questo titolo, che sarà ripetuto con un numero progressivo, selezioneremo articoli, in prevalenza tratti dalla stampa e dai siti internazionali, tradotti a cura di Toni Ferigo. In questo primo numero sono raccolti i seguenti articoli:

Sulla rivista francese Esprit tre studiosi del Medio Oriente, Joseph Bahout, Marie Ladier-Jean Fouladi e Agnès Levallois hanno risposte a queste domande poste da: Hamit Bozarslan, Anne-Lorraine Bujon e Noémie Lomb

  • Quasi un decennio dopo la Primavera araba, una nuova ondata di rivolte è scoppiata in Libano, Iraq, Iran, ma anche in Algeria e Sudan. Esistono dinamiche comuni o differenze nazionali?
  • Come vengono ridistribuite le relazioni di potere interne nella regione e come vengono influenzate le società? Qual è il ruolo degli attori non statali (milizie, popolazioni civili, élite economiche)?

Cosa preoccupa di ciò che sta accadendo in Medio Oriente e che può fare l’Occidente ?

Francesca Mannocchi, su L’Espresso, in “Tunisia, la crisi attraversa il mare”, racconta del crollo della democrazia, del boom dei disoccupati. Aumentano le partenze verso l’Italia che risponde tagliando gli aiuti. La democrazia in quel paese e messa a rischio dalle difficoltà quotidiane ma i paesi europei rimangono ancora a guardare.

Su Mediapart, François Bonnet, in Putin non può permettersi di perdere la Bielorussia, ma come fare ? raccoglie le opinioni di tre accademici, studiosi da lunga data di quel paese: Anna Colin Lebedev e Youlia Shukan sono docenti all’Università Paris-Nanterre, Alexandra Goujon è docente presso l’Università della Borgogna. Da oltre un mese le proteste, che hanno riunito centinaia di migliaia di persone in tutto il paese, continuano nonostante la pesante repressione messa in atto da Alexander Lukashenko per  azzerare  il “Consiglio di coordinamento” istituito in agosto da una dozzina di rappresentanti della protesta e con un ruolo di protagoniste tre donne: Maria Kolesnikova, Veronika Tsepkalo e Svetlana Tsikhanovskaya.

Sergio Fabbrini, su Il Sole, fa il punto dopo il dramma dell’incendio del campo profughi di Lesbo e pone domande su come disinnescare e risolvere la miscela esplosiva di covid 19 e migranti. Nel campo vivevano più di 12mila persone, nonostante sia stato costruito per contenerne poco meno di 3mila. Una situazione di sovraffollamento che, in condizioni di scarsa sicurezza sanitaria, ha favorito la diffusione del Covid-19.

Su L’Avvenire un articolo su il nuovo piano della Caritas italiana ( alla “sorella” libanese) per una Beirut in ginocchio e con aiuti largamente insufficienti. L’obiettivo è assistere le centinaia di migliaia di colpiti dall’esplosione al porto del 4 agosto e favorire la ricostruzione Case danneggiate ovunque a Beirut . Oltre duecento morti, trecentomila sfollati, 6.500 feriti, 50mila case distrutte, 120 scuole danneggiate. A poco più di un mese dall’esplosione che ha sconvolto la capitale libanese, il bilancio della catastrofe è terrificante. La metà delle strutture sanitarie della città non funzionano e quelle attive sono messe a dura prova anche a causa della nuova impennata di Covid. Nel frattempo, due nuovi incendi nel porto di Beirut, hanno causato ulteriore preoccupazione. Il tutto in un contesto di crisi finanziaria che ha ridotto in povertà più della metà della popolazione.

Le nuove relazioni tra Israele – Emirat – Bahrein, l’Accordo Abramo . La valutazione di Adnan Abu Amer *   su Middle East Monitor   Il rapido sviluppo della normalizzazione delle relazioni Emirati-Israele ha costituito un’occasione davvero storica per voltare pagina dopo decenni di contatti clandestini, per poi renderli pubblici senza vergogna né considerazione per alcuna risposta palestinese e araba. * Nota  – Il dottor Adnan Abu Amer è il capo del dipartimento di scienze politiche dell’Università della Ummah a Gaza. È ricercatore part-time presso numerosi centri di ricerca palestinesi e arabi e scrive periodicamente per Al Jazeera, il New Arabic e il Monitor. Alleghiamo altri TRE commenti, pubblicati su La Repubblica: quello di Eli Cohen, minstro israeliano dell’Intelligence; di Saeb Erakat, il negoziatore dell’Olp, e di Paolo Galimberti.

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1 commento
  1. mario dellacqua
    mario dellacqua dice:

    Il Libano ospita 1,2 milioni di profughi a fronte di una popolazione di 4,5 milioni di abitanti. Da solo fa più dell’intera Europa. Vedi FILIPPO MIRAGLIA, Distribuire i profughi, “Il manifesto”, 9 agosto 2020, p. 7.

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