Il documento finale dell’Assemblea della Cop 26, a Glasgow, è stato considerato un buon risultato o un flop, una delusione in base ad una sola parola aggiunta all’ultimo istante, prima della votazione, per insistenza dell’India. L’emendamento proposto e approvato, pur di chiudere il negoziato, ha sostituito il termine phase-out (progressiva eliminazione) con quello phase-down (progressiva riduzione).

Gabriele Crescente inIl risultato più importante della conferenza di Glasgow”, su l’Internazionale, così inizia. La ventiseiesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Cop26), che si è conclusa a Glasgow il 13 novembre, è stata definita dai suoi organizzatori “un enorme passo avanti” nella lotta al cambiamento climatico. Dopo tutto, l’accordo raggiunto al termine di oltre due settimane di negoziati e sottoscritto da quasi duecento paesi menziona per la prima volta esplicitamente la necessità di limitare l’impiego dei combustibili fossili – anche se all’ultimo minuto Cina e India hanno imposto di modificare il passaggio che chiedeva di eliminare l’uso del carbone, sostituendolo con uno più generico a ridurlo. (…) per proseguire un clic su questo link https://www.internazionale.it/opinione/gabriele-crescente/2021/11/15/glasgow-cop26

Nicoletta Dentico, in “Un global flop, da Roma a Glasgow”, su www.sbilanciamoci.info e ripreso da www.volerelaluna.it così inizia. Capita raramente di assistere a una sequenza di eventi globali così incalzanti da costringere i Governi a metterci la faccia, per rispondere alla pressione dell’opinione pubblica mobilitata per le strade, e non solo alle ragioni talora oscure della geopolitica. Impegnati senza soluzione di continuità tra il summit conclusivo del G20 e la storica COP26 in corso a Glasgow, i leader della comunità internazionale, in un certo senso, non hanno scampo. Al summit di Roma, evento conclusivo della presidenza italiana del G20, i capi di Stato e di governo sono arrivati stremati dalle assenze annunciate di Russia e Cina e dalle profonde divisioni interne, e fino all’ultimo sono stati imbrigliati nel negoziato, per atterrare con difficoltà sul terreno comune di una dichiarazione finale dopo mesi di impegni vacui e una retorica sempre più lontana dalla realtà. (…) per proseguire un clic qui  https://volerelaluna.it/commenti/2021/11/09/un-global-flop-da-roma-a-glasgow/

Inquinamento – emissioni CO2 –

Giacomo Tagliani pubblica ampi stralci, su La Repubblica, della lezione del Nobel Giorgio Parisi ai ragazzi collegati in Dad: Non credo che il Pianeta sia in pericolo, ma noi lo siamo….Noi scienziati impegnati a capire le incertezze della crisi climatica, ma ormai sappiamo a cosa andiamo incontro. Serve un mondo più equo e sostenibile”. (vedi allegato)

Lusiana Gaita, su Il Fatto Quotidiano, intervista Jacopo Bencini, consulente politico e contact point dell’ong Italian Climate network per l’Unfccc, con domande/risposte che riguardano la trasparenza e le scappatoie per i Paesi inquinatori: cosa cambia (o cosa no) con i nuovi meccanismi di mercato per il carbonio. Spiegazioni tecnico-finanziarie che non è semplice ritrovare sui giornali. Questi i punti principali dell’intervista a Jacopo Boncini che potete leggere con questo link https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/21/cop26-dalla-trasparenza-alle-scappatoie-per-i-paesi-inquinatori-cosa-cambia-e-cosa-no-con-i-nuovi-meccanismi-di-mercato-per-il-carbonio/6399905/

  • Il sistema da gettarsi alle spalle
  • Il mercato del carbonio e gli approcci volontari di cooperazione
  • Crediti ‘spazzatura’
  • Cosa cambia (o non cambia) rispetto al passato
  • Cosa ha scontentato i Paesi in via di sviluppo
  • Ndc e Trasparenza

Renzo Rosso, in “ Bitcoin, l’energia per estrarli è pari a quella usata da mezza Italia. E i costi ambientali?”,su Il Fatto Quotidiano, scrive:.. L’estrazione comporta calcoli complessi..La procedura è estremamente dispendiosa in termini di energia, poiché il calcolo numerico richiede apparecchiature informatiche potenti e costose. I dati del Bitcoin Electricity Consumption Index della Università di Cambridge mostrano che la rete Bitcoin consuma circa 150 terawattora (TWh) di elettricità ogni anno, altre fonti indicano un consumo aggiornato di oltre 200 TWh/anno. Sono cifre enormi, superiore al consumo energetico di molti paesi. L’impronta elettrica della moneta virtuale è quasi dieci percento dell’intera produzione energetica della Russia, il 27 per cento del fabbisogno del Regno Unito, il 75 per cento di quello un paese come l’Olanda, il 126 per cento dell’energia consumata nella Repubblica Ceca. Il sistema ha anche un potente, disastroso effetto di retroazione positiva: più cresce il reddito dei minatori di valuta, più diventa potente il macchinario di cui costoro possono avvalersi. E aumenteranno così anche i consumi di energia dell’ecosistema criptovalutario.(…) per proseguire un clic qui https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/23/bitcoin-lenergia-per-estrarli-e-pari-a-quella-usata-da-mezza-italia-e-i-costi-ambientali/6401476/

Nella newsletter di Nuovi-Lavori  n.286  articoli su G20 e Cop 26 di Raffaele Morese, Manlio Vendittelli, Emilio Rossi, Emilia Romano,  Antonio Gutteres, Stefano Mancuso. http://www.nuovi-lavori.it/index.php/archivio/mailing/view/listid-0/mailingid-568/listype-1

Infine, un allegato che ricorda quali sono e quanti i gas serra

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