Ho già scritto dell’importanza dell’uso  di internet da parte dei leader degli scioperi in diverse province della Cina. Giovani operai che a differenza dei loro padri conoscono l’uso delle nuove tecnologie d’informazione e ne fanno un uso efficace. Ma come è stato possibile ? Non esiste allora in Cina una censura che controlla il web ? Se non lo fa perché ? Non è forse questa la dimostrazione che il movimento di lotte operaie gode di una sorte di “libertà vigilata “ in funzione di obiettivi politici ? Questa e altre domande mi sono state poste da lettori del mio scritto “ Scioperi in Cina; quali conseguenze ?”.

 

Ne l rispondere mi preme innanzitutto precisare che chi scrive non è un esperto della Cina. Non sono un sinologo, non conosco la lingua cinese. Sono stato in Cina una sola volta tanto tempo fa , quando dopo la morte di Mao e la parentesi della cosidetta banda dei quattro furono riaperte le frontiere a delegazioni straniere. Ho in seguito alla FISM a Ginevra incontrato diversi esponenti del dissenso con base prevalentemente ad Hong Kong. All’ILO di Torino discusso, anche animatamente con dirigenti provinciali del sindacato ufficiale. Mi tengo informato sui siti specializzati in inglese e francese e non mancano i blog per entrare in contatto con ong cinesi. Tutto ciò, ripeto, non fa di me un esperto. Sono come Ugo Foscolo definì Vincenzo Monti a proposito della traduzione dell’Iliade ( i due non si sopportavano ); “ un traduttor dei traduttor d’Omero “.

Detto questo torniamo alle questioni sopra poste. La censura del web in Cina esiste ed è operante ma come dice un dissidente cinese, che si fa chiamare Michael Anti, il “ potere è di almeno due ,tre anni in ritardo nella lotta tra i gatto e il topo. Tra la censura e gli utilizzatori del rete “. La storia di questa battaglia ne è dimostrazione. All’inizio del 2000 i siti erano strettamente sorvegliati ma sui blog, viceversa, prosperavano sotto il naso dei censori, spazi liberi di comunicazione e discussione.  “Se ne sono accorti solo nel 2005 e hanno reagito fermando migliaia di blog. Ma noi ci siamo trasferiti sul 2.0 , i siti di socializzazione che non erano sotto il controlle dei radar delle autorità

Mentre i bloggers  compiono questo sottile spostamento, la Cina è occupata a costruire intorno al suo cyber spazio un gigantesco parafuoco, il famoso Great Firewall, la grande muraglia informatica, ( GFW) bestia nera degli internauti. La GFW costringe le informazioni provenienti dall’esterno a passare per tre “porte” strettamente sorvegliate. Un semplice filtro, a base di parole d’ordine, permette di bloccare l’accesso a tutte le pagine considerate inaccettabili dalle autorità. Lo stesso avviene all’interno del paese con l’uso di parole chiave.

“ In realtà proprio come la grande muraglia questa GFW ha buchi da tutte le parti. Vi sono tanti modi per aggirarla. Saltare il muro è divenuto, soprattutto tra i giovani, uno sport nazionale”

In  Cina la febbre di internet non accenna a diminuire: 420 milioni di cinesi hanno accesso alla rete. Un quarto del totale mondiale. Più di 200 milioni hanno un blog. Non è raro che un solo info sui siti d’informazione susciti centinaia di migliaia di commenti. Si calcola che almeno un milione di utilizzatori della rete siano “ saltatori del muro “. Impossibile verificare le cifre, ma è vero che i mezzi per evitare la GFW ( software per connettersi ad un server proxy ) sono in vendita a prezzi abbordabili sul net.

Wang Li , 20 anni, internauta dall’età di sette anni: “  Ho l’abitudine di saltare il muro per andare a vedere i concerti su you tube che è bloccato in Cina. Sono capitato per caso su siti che parlavano dei fatti di Tien An Men del 1989. Non sapevo niente di quanto era allora accaduto. Oggi leggo regolarmente la stampa in lingua inglese e mi metto in contatto con altri per sapere cosa avviene “

Sono stati inventati mille modi per aggirare la censura: basta modificare leggermente un carattere non permesso o di rimpiazzarlo con un omonimo per forare il filtro o usare espressioni in codice. Così gli organizzatori degli scioperi invitavano “a fare passeggiate” per segnalare che una lotta era in corso in una azienda.

“ Due anni fa abbiamo usato Twitter che non interessava a nessuno e non aveva attirato l’attenzione della censura.  Il limite dei140 caratteri è assai basso per le lingue europee, ma con 140 caratteri in cinese si possono raccontare molte cose. Si è così creata una vasta comunità di Twitters che si informa e si aiuta a vicenda “. Così ad esempio, quando circola l’informazione che una persona è stata ingiustamente accusata, decine di persone da tutta la Cina prendono il treno e si ritrovano davanti al tribunale per protestare, prendere foto, rilasciare commenti. Fanno un tale rumore su internet che i media sono costretti a parlarne. Oltre a internet ci sono gli SMS. E’ diventato famoso il caso di Guo Baofeng accusato di aver pubblicato sul suo blog “ voci negative sul comportamento della polizia “. La sua responsabilità era d’aver informato che una giovane donna era stata violentata dai poliziotti e poi lasciata morire per emoraggia. Arrestato viene condotto in una sezione e interrogato per ore. Guo è sul punto di riconoscersi colpevole per salvare la pelle quando avviene l’imprevisto All’alba dopo una notte di interrogatori i poliziotti si assopiscono e Guo riesce a inviare due messaggi dal suo portabile: SOS e aiutatemi ! Quando i poliziotti se ne accorgono è troppo tardi: il pianeta dei twitters si è mobilitato. Viene lanciata una campagna di nuovo genere. Invece di sfilare con slogan e cartelli si invita ad inviare una cartolina al prigioniero Guo con una sola frase :” Guo tua mamma ti chiede di rientrare per la cena” Alla sezione di polizia arriva una valanga di cartoline ( siamo in Cina i numeri sono sempre alti!). Sul web fioriscono le iniziative anche fantasiose; disegni della mamma che aspetta, , foto di altri accusati. Nessun utilizzatore della rete non conosce ormai più chi è Guo e che la sua mamma lo aspetta per cena. Il rumore è tale che il blogger viene rilasciato Ma per un Guo liberato vi sono altri tre bloggers che vengono arrestati per delitti d’opinione. La censura ha da qualche anno inasprito i giri di vite sulla rete. I grandi siti internazionali come You Tube , Facebook, Wikipendias sono inaccessibili in Cina. Siti che scompaiono dall’oggi al domani sono migliaia. Infine per orientare la discussione i forum sono inondati da commenti favorevoli alle autorità. Spesso sono confezionati da poliziotti pagati pagati al pezzo che è valso il soprannome ingiurioso di “ banda dei 50 centesimi “. I fornitori d’accesso a internet, i motori di ricerca sono tenuti a purgare i loro servizi da tutto ciò che “ sovverte il poter dello Stato e l’Unità nazionale “.Questo controllo a monte ha fatto decidere a Google, dopo quattro anni di trattative, di ritirarsi dal mercato cinese.

Anti non si fa illusioni. In due anni le reti di twitters saranno fatte tacere. Comincerà allora un altro round di questo match . “Tra due anni noi saremo già in un altro posto. In nuovi spazi resi possibili dagli strumenti che il web continua a rendere possibili. Quanto durerà questo gioco del gatto e del topo ? “ Finchè ci sarà dittatura “.

 

T.F

 
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