A Torino ed in Piemonte tirava già una brutta aria in quanto, più di altre Regioni industrializzate, si paga un prezzo più elevato per la recessione. Gli eventi torinesi (MiTo e dintorni) non possono certo recuperare quanto si va disarticolando del tessuto industriale manifatturiero. A Torino il vento si è fatto freddo e minaccioso già con la messa in cassaintegrazione degli impiegati degli Enti Centrali di Mirafiori. Chi doveva cogliere la gravità di quel segnale ha soprasseduto. Non però il cardinale Cesare Nosiglia che ha “sollevato il velo” con un pubblico appello a Sergio Marchionne ed alla famiglia Agnelli, adombrando il declino per la città, attirandosi non poche critiche in particolare da chi governa la Città. Ora, a settembre, è pervenuta la breve dichiarazione di Marchionne annunciando il superamento di Fabbrica Italia in conseguenza delle profonde trasformazioni del mercato dell’auto. Salvatore Tropea in “ Il requiem di Marchionne, a Mirafiori torna la paura” ( vedi allegato) scrive di un colpo di spugna su un progetto ( mai diventato piano industriale) che ipotizzava 20 miliardi di investimenti e 1.400.000 vetture prodotte in Italia nel 2014. Torino torna a interrogarsi sul suo futuro residuale di città industriale e si staglia ( se non intervengono coraggiose decisioni pubbliche e private) un vero e proprio declino. E’ un articolo sintetico, analitico con riflessioni critiche che meritano un rigoroso approfondimento.

Ben più pungente, ironico ed anche accusatorio l’articolo “Chi arrotolerà il tappeto rosso per Marchionne”, domenica 15 settembre, di Ettore Boffano sempre su La Repubblica. (allegato)

Le reazioni alla doccia fredda di Marchionne sono improntate sulla stessa falsariga, tranne rare eccezioni, con accentuazione o meno degli aggettivi. Non cambia la sostanza, si limitano alla richiesta di informazioni ufficiali“Vogliamo chiarezza, fare chiarezza, il Governo convochi la Fiat”. (vedi allegati).

Anche Torino non si discosta da questo clichè ed i capigruppo chiedono un confronto con l’azienda in Consiglio Comunale "per avere, fare chiarezza" dimenticandosi la “magra” dell’ultimo Consiglio Comunale di Torino in parte con seduta aperta (vedi cronaca su questo sito) e la dichiarazione finale pubblica della Fiat di non voler ripetere altra simile esperienza. E' certamente un'eccezione la coraggiosa denuncia  fatta. domenica 16 settembre, dall'Assessore ai Trasporti di Torino Enzo Lavolta che accusa "Il LIngotto ha stoppato il car sharing Mercedes" ( vedi allegato, nel quale trovate finalmente una raffigurazione corretta dei dati dei dipendenti Fiat  dello stabilimento di Mirafiori che sono 13.694, di cui 5431 alla Carrozzerie. Da tempo si indica Miarfiori appiccicando il dato degli occupati iin Carrozzeria. Una involontaria svista giornalistica?) .

Il Governatore del Piemonte, Roberto Cota promette “Se la Fiat lascia Torino guiderò la protesta” (vedi allegato) in quanto l’azienda ha un debito di riconoscenza con il territorio torinese, con il nostro paese.

I sindacati torinesi.  Le dichiarazioni dei segretari metalmeccanici torinesi sono chiaramente sintetizzate nell’articolo “Non ci aspettiamo nulla di buona” di Stefano Parola su La Repubblica del 14 settembre. L’attesa è rivolta a quanto Sergio Marchionne ha preannunciato entro il 30 ottobre.

I sindacati nazionali?  Susanna Camusso insiste sulla necessità di un progetto industriale del governo che riguardi non solo Fiat e accusa Marchionne “ di aver preso in giro lavoratori e sindacati”. Raffaele Bonanni invoca “chiarezza pubblica, disponibile a rivedere il progetto Fabbrica Italia ma non annullarlo”. Maggior fermezza dimostra Luigi Angeletti che sostiene che gli investimenti vanno fatti proprio per rianimare il mercato, mentre Bonanni afferma un concetto opposto, disponibile cioè a rinviare Fabbrica Italia finchè il mercato non riparte. Queste dichiarazioni sono state ampiamente riportate sui media, dai TG. ( vedi allegato)

Alcune considerazioni

1 – Gad Lerner nell’articolo “I silenzi del governo” del 15 settembre (allegato) inizia con un’affermazione, purtroppo, non vera. Scrive sulla necessità di una convocazione governativa “in seguito alla disdetta unilaterale del piano  di investimenti Fabbrica Italia”. E’ importante stare ai fatti: non è mai esistito un piano concordato di investimenti Fabbrica Italia, fu una dichiarazione d’intenti unilaterale (mai trasformata in progetto industriale prevedendo a bilancio le necessarie risorse) ed altrettanto unilaterale è l’annuncio di questi giorni dell’ad Sergio Marchionne di cambiarlo ( ad ottobre). Vedi comunicato Fiat del 13 settembre.

Fu proprio questo il punto che Pierre Carniti mise in evidenza, dopo l’accordo separato di Mirafiori, cercando di scuotere ( allora il tentativo non riuscì) la Fim e la Cisl. Era gennaio 2011 ( vedi allegato).

Domenica 15 settembre Pier Luigi Bersani afferma “Se adesso il piano Fabbrica Italia non c’è è perché non c’era neanche allora”. Un bel cambiamento di giudizio, se confermato. Vedi articolo “Pressing sulla Fiat” su L’Unità del 16 settembre ( allegato)

Sia il Governo Berlusconi (Sacconi), sia quello Monti (Fornero) hanno riconosciuto a Sergio Marchionne il diritto né ad informare né a discutere con i sindacati in materia di scelte strategiche sugli investimenti. Al massimo si può recepire un comunicato Fiat ed allegarlo agli atti (come ha ironizzato Pierre Carniti). Fa cadere le braccia sentire dire ora a Raffaele Bonanni che vuole conoscere i progetti ( ma non li doveva conoscere all’epoca dell’accordo di Mirafiori!) tanto da spingere iscritti Cisl, neppure metalmeccanici, a postare sul web frasi tanto pungenti quanto sfduciate verso il proprio segretario tanto da invitarlo ad andarsene.

A sostegno di questa tesi liberista “del lasciar fare” ai manager ed al mercato irrompe anche il ministro dello Sviluppo Corrado Passera facendo intendere che essendo la Fiat quotata in Borsa non si può dire più di tanto per non produrre turbative……

Il Sindaco di Torino Piero Fassino, come molti altri, auspicano che la Fiat confermi gli impegni.

2 – La Regione Piemonte, la Provincia di Torino ed il Comune di Torino  hanno investito alcune decine di milioni di euro ( soldi pubblici) a favore della Fiat, hanno acquistato  aree dismesse di Mirafiori per costituire la TNE ( area di sviluppo), dopo aver discusso e preso atto della strategia di rilancio prospettata da Sergio Marchionne. In senso politico, in senso lato sono quindi degli azionisti, seppur impropri. Comunque un qualcosa di più della riconoscenza che la Fiat deve a Torino, come ricorda il Governatore Cota.

3 –  Le dichiarazioni di Cesare Romiti ( vedi allegato  “Voleva l’America…” La Repubblica 16 settembre) evidenziano un’ostilità verso l’agire di Sergio Marchionne certamente influenzata dalla storia Fiat post fratelli Agnelli, ma su un punto specifico bisogna convenire utilizzandolo come uno degli elementi che obbligano la Fiat al confronto e non ai meri comunicati, graditi ai governi liberisti. Dice Romiti: “…bisognerebbe calcolare il valore delle tecnologie trasferite dalla Fiat alla Chysler¸ accumulati in cento anni di storia della Fiat..”. Al termine dell’intervista non risparmia una pungente battuta a Raffaele Bonanni.

4 – Quanto sintetizzato al punto 1 può essere modificato – ed è decisivo poterlo fare – se sindacati metalmeccanici, iniziando da Torino ( c’è sempre tempo per rinsavire e costruire unità d’azione su solidi punti), scelgono un riferimento di capitalismo diverso da quello in voga oggi con l’iper liberismo di Marchionne. A Torino non dovrebbe essere così difficile parlare di profitto ( finalità ed utilizzo), di logica d’impresa attingendo al pensiero ( il profitto non è il primo fine dell’azienda, è un mezzo per conseguire obiettivi sociali e produttivi) ed alla pratica di un grande imprenditore come Adriano Olivetti ( vedi allegato). In modo da porre uno stop alle troppe e reiterate lezioni di economia che ci vengono impartite da persone molto educate e stimabili ( Mario Monti, Elsa Fornero)  che hanno il non lieve difetto di tutelare prioritariamente altri interessi da quelli che “qui ed ora” reclamano i lavoratori e le loro famiglie. E’ un punto cruciale è l’allegato che trovate è un po’ lungo…..

5 – L’azienda privata, seppure multinazionale, non è un affare che riguarda in primis gli azionisti e la borsa. La Costituzione è una guida per tutti, anche per il Governo Monti e per l’ad Marchionne. Gli articoli 41 e 42 qualcosa di preciso dicono per l’economia:l’iniziativa privata è libera e non può ( impositivo!) svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o recar danno alla dignità umana. La Legge ( quindi il governo e Parlamento) determina i programmi ed i controlli opportuni perchè l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzato e coordinata ( es. con piani e progetti industriali)  a fini sociali ( es. salvaguardia occupazionale).  

La rassegna è composta da 16 allegati ma vi consigliamo di leggerli. Per saperne di più.

Allegato:
il_requiem_di_marchionne_tropea_15-9-12.doc
il_tappetto_rosso_per_marchionne_boffano.pdf
non_ci_aspettiamo_nulla_di_buono_segretari_metalmeccanici.pdf
la_politica_in_subbuglio_guccione_15-9-12.doc
il_lingotto_ha_stoppato_lavolta_16-9-12.pdf
cota_guidera_la_protesta.pdf
il_caso_comunicato_fiat_e_commenti_sindacali_13-16_sett.doc
fabbrica_italia_e_superata_marchionne_griseri_14-9-12.pdf
piano_superato_dal_mercato_il_sole.pdf
i_silenzi_del_governo_lerner_15-9-12.pdf
quei_ministri_usciti_da_un_libro_di_calvino_gallino.pdf
carniti_sugli_impegni_fiat.doc
pressing_su_passera_unita_16-9-12.pdf
romiti_contro_marchionne.doc
voleva_lamerica_romiti_16-9-12.pdf
il_modello_olivettiano_fasano-rizzato.doc

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